giovedì 29 marzo 2018

Russian Circles @ Santeria Social Club - Milano 04/03/17

I Russian Circles sono tra i gruppi più interessanti che abbia scoperto e amato negli ultimi tre anni. Scovati per caso ascoltando una playlist di post-rock su Spotify, hanno da subito attirato la mia attenzione e hanno fatto in fretta ad imporsi come colonna sonora di molte delle mie giornate di quest'ultimo incasinatissimo pezzo di vita. Mi è bastato vedere un paio di video di live in studio postati sul loro canale del Tubo per capire che questo trio di Chicago andava visto in concerto, prima o poi. Tuttavia le mie speranze erano ridotte ai minimi termini: non avrei mai immaginato che un gruppo per certi versi così di nicchia si potesse spostare oltre i confini americani, ma invece, una mattina di fine 2016, se ricordo bene, la notizia di un loro concerto a Milano mi riempì di una gioia inaspettata e corsi immediatamente a comprare i biglietti.
Il Santeria Social Club si trova in una zona a me completamente sconosciuta del capoluogo lombardo; interessante la struttura, preoccupante la tipologia degli avventori: hypster ovunque. Tutti con lo stesso taglio di capelli impomatati, barbe lunghe e curate, bretelle e camicie a quadri. Comincio a sospettare di essere finito in una zona universitaria, magari vicino alla Bocconi. Apro la mappa sul cellulare e ne ho la conferma: siamo esattamente in zona Bocconi. Cosa potevo aspettarmi di diverso? Del resto il post-rock, che va così di moda in questi anni, han un fortissimo seguito hypster-fighetto-figli di papà-finto alternativi-sui giovani d'oggi ci scatarro su. Pace, non avrò l'abbigliamento adatto, ma conosco tutti i lavori del gruppo e la voglia di sentirli è davvero tanta.
I Russian sono un trio davvero eterogeneo: Mike Sullivan (chitarra) è un omino magrissimo dalla faccia seria e scavata, capelli lunghi e baffetti, fasciato in attillati jeans scuri, camicia marrone e giacchetta di velluto.
Brian Cook (basso) è un omone a metà strada tra un hypster e un vecchio skinhead: stivali, jeans, camicia, bretelle, capelli e barba hypster.
Dave Turncrantz (batteria) sembra un indio incrociato col David Gilmour del Live at Pompeii: lunghi capelli continuamente svolazzanti sospinti da un ventilatore posto vicino alla batteria, perennemente in funzione.
Insieme, creano un impasto sonoro magnifico che rapisce e fa viaggiare per tutta la durata dell'esibizione.
Un live decisamente particolare sotto molti punti di vista, difficile anche da descrivere, perchè interamente basato sulle suggestioni create dalla musica evocativa del gruppo, piuttosto che dallo spettacolo visivo di ciò che avviene sul palco.
La band si esibisce quasi completamente al buio: le uniche luci presenti sono i piccoli led di servizio posti sulle pedaliere del basso e della chitarra e dei fari arancioni posizionati dietro la batteria, a contrastare la silhouette di Dave, che si muove sicuro e potente sulle pelli, continuamente avvolto dal suo crine corvino.
Totale assenza anche di microfoni: i Russian non cantano, non fan cori, ringraziano con un gesto della testa e salutano con un movimento della mano, senza mai aprire bocca. Può sembrare un dettaglio, ma vi assicuro che silenzio e oscurità sono due ingredienti molto peculiari in un live, che generalmente fa dei giochi di luce e dell'interazione col pubblico uno dei suoi caratteri distintivi e classici. Proprio per questo è difficile parlare di un concerto del genere: si possono chiudere gli occhi per un'ora e mezza e abbandonarsi all'esecuzione del gruppo, totalmente rapiti dalla musica, lasciandosi trasportare dalla propria immaginazione e dalle sensazioni provate senza l'ausilio di orpelli artificiosi.
In seconda fila, perfettamente allineato con la cassa di Dave, al suo primo tocco di pedale i miei organi si scompongono. I bassi sono così esageratamente potenti che i pantaloni mi si attaccano alle gambe a causa della pressione sonora creata.
Lo stile di Mike prevede la stratificazione costante di loop di chitarra che registra e sui quali suona creando castelli di note distorte, riverberate, ritardate, sfasate, ora taglienti e pesanti come macigni, ora liquidi e morbidi come fasci di luce. La struttura armonica è gestita da Brian che talvolta imbraccia una chitarra baritona e usa un controller a pedali per riprodurre il basso. Mike lo segue, arpeggia, fa accordi e spesso crea riff in tapping, che è un po' il suo marchio di fabbrica. Le accordature sono aperte e cambiano a seconda dei brani eseguiti. Il sound, così stratificato, è incredibilmente avvolgente e sembra provenga almeno da tre chitarre differenti. A fine live faccio una foto della pedaliera di Mike, che è semplicemente impressionante: più di venti stomp-box tra tuner, booster, overdrive, distorsori, loop station e un'infinità di effetti di modulazione e d'ambiente. Ci vuole una grande abilità per gestire con precisione le sovraincisioni che crea in tempo reale tenendo conto dei vari loop e degli effetti in delay.
Il gruppo è sempre stato accolto positivamente dalla critica perchè è riuscito a trovare un certo bilanciamento tra le atmosfere dilatate e morbide del post-rock, con quelle più dure e aggressive del post-metal.
La scaletta, composta da dieci pezzi, si concentra purtroppo un po' troppo sull'ultimo lavoro e su alcuni altri brani dei dischi più recenti, che forse sono anche i meno riusciti e coinvolgenti, lasciando fuori tutti i brani del primo loro album, che a mio parere è anche il più bello: Enter.
Il pubblico apprezza maggiormente i pezzi più vecchi, come Harper Lewis e Youngblood, che sono anche gli unici momenti in cui l'impassibile espressione concentrata di Mike si lascia sfuggire qualche mezzo sorriso e delle pose di abbandono a ciò che sta suonando. Impeccabili, comunque e assolutamente da vedere e da scoprire, se ancora non li avete mai sentiti. Davvero dire di più non si può, sarebbe come tentare di spiegare una colonna sonora ad un sordo: è un viaggio che si deve fare per capirlo.
Se vi piacciono le atmosfere dilatate condite da una base che attinge a certe dinamiche metal non lasciatevi scappare i lavori di questo gruppo e se li vedete in cartellone da qualche parte per voi facilmente raggiungibile non esitate e andate a vederli.
Vi consiglio ancora una volta di ascoltare almeno Enter, il disco d'esordio, di ormai dodici anni fa.

3 commenti:

  1. a pensarci!, io li ho sentiti per caso un paio d'anni fa; erano venuti ad Atlanta, non li conoscevo, ma ho un app sul cellulare che mi dice tutti i concerti che ci sono in giro, segnalando quelli che mi potrebbero piacere: nel loro caso erano "suggeriti perche' ti piacciono i Mogwai". Sara' che mi aspettavo qualcosa di piu' dolce, o forse perche' quella sera particolare avrei voluto qualcosa di dolce, ma non mi avevano detto gran che....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Liv.
      A me piacciono davvero tanto e mi han colpito dal primissimo ascolto, quindi la voglia di vederli dal vivo era tanta e c'era anche la consapevolezza di cosa avrebbero fatto, perchè nel frattempo avevo già macinato per bene i loro dischi. Loro hanno anche scritto dei brani con dei passaggi molto dolci, ma rimangono pur una band post-metal, quindi sono più dei momenti, quelli delicati che si possono avvertire nei loro brani, che dei pezzi interi. Non tutto ciò che han fatto è riuscitissimo, questo anche a detta di certa critica specializzata, e quindi se non li si conosce il tipo di impatto che possano fare dipende molto dalla scaletta della serata. A me personalmente quella di Milano non ha fatto impazzire, proprio perchè lasciava fuori le cose più belle tratte dai primi due dischi, Enter e Station, che trovo essere due gioiellini. Magari prova a riavvicinarti a loro partendo da qua, senza giudicare troppo ciò che hai visto, che comunque deve essere stato lo stesso un gran spettacolo.

      Elimina
    2. ...Che poi pensavo: quest'app che hai avrà avuto anche il pregio di averti portata ad un live dei Russian Circles, ma se questo lo si deve al fatto che associ il gruppo di Chicago ai Mogwai (che a ma proprio non piacciono), beh, forse è il caso di cambiarla, no? Io direi che tra le due band non ci sono praticamente punti di contatto, ci credo che sei andata a sto concerto aspettandoti tutt'altro e ne sei rimasta delusa!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...