giovedì 1 febbraio 2018

St. Anger

St. Anger, è inutile dirlo, è lo scheletro nell'armadio nella discografia dei Metallica, senza troppi giri di parole, è un disco che proprio non piace. Ora, sarebbe interessante capire perché non piaccia. I più diranno che è semplicemente noioso, altri perché suona male e Lars ha usato un set di pentole per registrare la sua batteria. Sono d'accordo con la prima affermazione, il disco non brilla di spunti di creatività, è lungo e il suo ascolto non è proprio semplicissimo. Per quanto riguarda la seconda affermazione, pur riconoscendo l'infelice idea di suonare il rullante con la cordiera abbassata e scegliere di privilegiare il suono più naturale possibile del set di Lars, senza troppa produzione in fase di missaggio, beh rendo merito al coraggio del batterista danese e generalmente cerco di spostare l'attenzione su altri due dischi che soffrono di problemi di produzione, ma per i quali il giudizio dei fan è ben diverso: ...And Justice for All e Death Magnetic. Il primo dei due album citati, non è un segreto, è da sempre il mio preferito, anche se è evidente come la produzione sia stata disastrosa (proprio perché seguita troppo da vicino sempre da Prezzemolars); ho preso diverse volte le difese di Jason, ingiustamente attaccato dai merdallari incompetenti di turno (leggi qua), ma non ho mai dovuto convincere nessuno che, nonostante le porcate fatte al banco del mix, questo sia un album epocale. Per quanto riguarda invece Death Magnetic il discorso è inverso: sappiamo tutti come i giovani amanti del metallo avessero gridato al miracolo della resurrezione dei Quattro Cavalieri proprio in funzione di questo disco, che "ricordava così da vicino i vecchi lavori della band, soprattutto Justice...". Poverini, partendo dal presupposto che stiamo confrontando quelli che personalmente considero essere i due estremi opposti della carriera dei Metallica, quindi il loro album più figo e massiccio e...e...e...quell'altra robaccia la con la bara in copertina, l'unico punto di contatto che ci possa essere tra i due lavori sono proprio i difetti di (post)produzione: Merd Magnetic è stato così compresso in fase di mastering (non lo dico io, andatevi a vedere lo spettro delle onde sonore delle singole tracce), che quando lo ascoltate in cuffia sembra di sentire una scorreggia ad alto volume per 75 minuti di seguito, cacofonia prossima al white noise; e badate che non sto parlando di qualità musicale e di ciò che i quattro han suonato, ma di come "suoni" sto schifo di disco, che altro che loudness war, sta roba è una bomba all'idrogeno per le orecchie, una porcheria che un bambino di otto anni con Pro Tools avrebbe fatto meglio. Però piace! Perché? Per lo stesso reale motivo uguale e contrario che porta a dire ai merdallari che St. Anger faccia schifo: in Death Magnetic ci sono gli assoli (woaaaah!), in Anger no (booooooo!!!!).
Ribadisco: il metallaro capisce un cazzo di suoni, perché s'è sfondato, se va bene, per vent'anni le orecchie e il cervello sempre con la stessa musica (il metal, ovviamente) e non ha termini di paragone col quale poter capire anche solo vagamente il concetto di dinamica. Al metallaro non frega un cazzo che un disco suoni male, fintanto che ci butti dentro gli assoli. L'equazione è semplice: no assoli = disco di merda (mmm...che scusa troviamo per giustificare sta cosa da un punto di vista tecnico? Ah, si: suona male!); sì assoli = yeah, let's rock, sto disco spacca di brutto!
Ora, perdonate l'ironia di quanto detto, ma mi vien facile prendermela coi poveri amici merdallari che tutto sanno e un cazzo capiscono, ma c'è da dire anche che St. Anger non sia piaciuto semplicemente perché, che lo si voglia o meno, suona tutto tranne che come un disco dei Metallica. St. Anger è il risultato del periodo di riabilitazione di James Hetfield dai suoi problemi con l'alcol e la gestione della rabbia. è uno sfogo, puro e semplice. I testi sono uno sguardo verso l'interno fatto dallo stesso James, che ha messo nero su bianco il suo percorso di allontanamento da un atteggiamento auto-distruttivo e ha focalizzato quali potessero essere gli elementi che l'avrebbero aiutato ad essere un uomo migliore, diverso, anche come musicista. Il "processo" di autoanalisi e autocritica è subito evidente da una frase come "I'm judge and I'm jury and I'm executioner too", ma il metallaro non se ne accorge, perché non presta attenzione ai testi e se lo fa e legge una roba del genere, o peggio ancora ciò che Jamez scrive in My World o Unnamed Feeling (sempre da St. Anger, ovviamente), non ci si riconosce e non lo condivide, oltre a non capirlo. E anche qua la motivazione è semplice: nella stragrande maggioranza dei casi, "il nemico" nei testi metal, è esterno alla voce narrante, la rabbia è indirizzata a qualcuno in particolare o al resto del mondo intero. Il metal è la musica della ribellione e del riscatto, della presa di posizione, è la colonna sonora di "me contro il mondo bastardo", è, insomma, una musica dura per i duri. Non voglio sembrare troppo semplicistico, perché il metal è enorme a livello di sottogeneri, ma se è di thrash che stiamo parlando, beh, No remorse o Metal Militia non sono esattamente dei delicati esempi di introspezione ed esistenzialismo...
Quando quindi la prospettiva cambia e dall'esterno il focus si sposta all'interno e ciò che viene messo in discussione non è più tanto il resto del mondo, ma la natura stessa di chi canta, non con fare granguignolesco, tanto per restare aderenti ai cliché del genere che usa metafore come il vampiro, l'uomo lupo, lo zombie etc, ma con una reale volontà di parlare di un senso di disagio, di sofferenza e di inadeguatezza, si crea un cortocircuito nella mente dell'ascoltatore metal, che proprio non le vuole sentire ste storiacce strappalacrime, ste lamentele da femminucce col ciclo. Ridateci subito gli assoli e Seek & Destroy, che dobbiamo andare a spaccare qualche cranio in giro... (non fraintendetemi, vi prego, anche io adoro quei pezzi!). Il punto è che i Metallica non sono affatto nuovi a questo genere di narrazione personale conflittuale e problematica: Fade to Black dice niente? "Si, ma quella gli assoli ce li ha ed è estratta da Ride the Lightning! Che gli vuoi dire ad un disco cosi?" Niente! Se non che è il disco che preferisco dopo Justice!
Per chiudere, il reale "problema" di St. Anger non è tanto che sia troppo lungo o noioso, che suoni male o che non abbia assoli, ma che TUTTI i pezzi, siano frutto di una riflessione autoanalitica che suona come una ammissione di colpa che fa troppo a botte col concetto stereotipato di metal.
Detto questo, pur non rientrando neanche tra i miei dischi preferiti dei Metallica, Anger lo preferisco millemila volte a Death Magnetic, assoli o non assoli, so fucking what!
Ci sono degli ottimi pezzi, che non mi frega niente suonino poco "metallicosi", perché hanno alcuni dei testi più interessanti, sinceri, meno banali e stupidi che il buon James abbia mai scritto.
Tra questi, ovviamente, St. Anger.

Santa Rabbia attorno al collo
Santa Rabbia attorno al collo
Non ottiene mai rispetto
Santa Rabbia attorno al collo

La fai divampare, la fai divampare
Santa Rabbia attorno al collo
La fai divampare, la fai divampare
Non ottiene mai rispetto

Fanculo a tutto e niente rimpianti
Ho acceso le luci su questi oscuri scenari *
Ho bisogno di una voce che mi permetta 

Che mi permetta di liberarmi
Fanculo a tutto e niente rimpianti del cazzo
Ho acceso le luci su questi oscuri scenari
Cappio a medaglione, mi impicco** 

Santa Rabbia attorno al collo
Sento il mio mondo tremare
come un terremoto
È difficile vederci chiaro
Sono io? È la paura?

Sono follemente arrabbiato con te
E voglio che la mia rabbia sia sana
E voglio la mia rabbia solo per me
E ho bisogno di non controllare la mia rabbia
E voglio che la mia rabbia sia me

E ho bisogno di liberare la mia rabbia
Liberarla!


ll brano è una riflessione personale sul percorso di accettazione dei propri limiti e difetti intrapreso da Hetfield, che da decenni soffriva di alcolismo e della mancanza di capacità di controllare la propria rabbia. Il testo offre diversi spunti di lettura e riflessione, usando delle immagini che sono sia delle metafore, che dei forti richiami al passato di Hetfield. Mi piace l'idea della rabbia come un santo (da notare come la personificazione di questo sentimento renda il sostantivo anger maschile), quasi un angelo caduto, incompreso, bistrattato e al quale si dia solo un'accezione negativa; si cerca di domare la rabbia, di imbrigliarla, legarla, cosi come lei afferra la nostra gola e quasi ci strozza quando la avvertiamo attorno al collo. Però James crea una giustapposizione non traducibile quando parla di medaglione e cappio (**): è come se la rabbia fosse per lui una croce e delizia, un motivo di vanto da portare come una medaglia al collo, perché è stata il motore che l'ha portato a fondare i Metallica da giovanissimo e scrivere i loro testi rabbiosi, e ora che la controlla è come il ciondolo di un santo protettore da poter indossare. Però è allo stesso tempo un cappio, che gli ha stretto il collo e l'ha portato sulla strada dell'autodistruzione bagnata di alcol, fino a quando non ha iniziato il suo percorso di terapia.
*Questa è una frase davvero nebulosa che si presta a più traduzioni e a interpretazioni su più livelli. La frase “Hit the lights” è già di per sé ambigua perché può indicare, a seconda del contesto, sia l'accendere che lo spegnere le luci, ma è soprattutto il titolo della prima canzone del primo disco dei Metallica; quindi, oltre all'idea di far luce su uno scenario oscuro (quello riguardante i propri demoni per poterli affrontare), è evidente il riferimento temporale ad un periodo storico ben specifico (i primi anni '80, quando si sono formati i Metallica), che ai fini del discorso sulla rabbia e la sua mancata gestione, ha una valenza assolutamente negativa. Anche “set” è ambiguo, perché può indicare un luogo, una scena teatrale o comunque di uno spettacolo, una condizione mentale, ma anche lo spettacolo vero e proprio, inteso come insieme (set) di canzoni. Quindi c'è il tentativo di far luce su un passato oscuro, ma contemporaneamente torna il riferimento a quando le luci si spegnevano sulla scena e la rabbia e l'alcol avevano la meglio sul James che saliva sul palco.

La traduzione è mia




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