domenica 5 novembre 2017

Paradise Lost @ Phenomenon - Fontaneto d'Agogna 28/10/17

A due anni pressochè esatti dal concerto lombardo del quintetto di Halifax, io e Dea ci rimettiamo in macchina alla volta della desolata periferia novarese per andare a prendere la nostra dose di mestizia musicale dispensata dai tristi Paradise Lost, che guarda caso giungono da queste parti sempre in questo periodo dell'anno, a loro così congeniale come atmosfera; la volta scorsa si erano palesati addirittura il giorno dei Morti...
Ironie a parte, allora eravamo andati a vedere un ottimo live di supporto ad un gran disco, The Plague Within, questa volta, invece, sarà l'occasione di sentire i pezzi del suo follow-up, il nuovissimo Medusa.
Il Phenomenon è un luogo lovecraftiano sperduto nei recessi del tempo e dello spazio, circonfuso di tenebra e gelo (e una cacchio di siepe che non te lo fa vedere quando ci passi davanti con la macchina!). Per fortuna un'enorme insegna (che comunque per un miope-astigmatico non è lo stesso di troppo aiuto, quando guida nel nero pece delle cateratte infernali), ci indica dove posteggiare il nostro mezzo, così che si possa avvicinarsi all'antro dello turpe culto de lo metallo. Un freddo porco!
L'attesa è lunga, ma finalmente dopo ere di atroci patimenti in mezzo alle malebolge metallare, le nostre anime stremate vengono accolte nello ameno loco, dove, ovviamente, ci si precipita immediatamente in prima fila, a sinistra. Mica un posto scelto a caso, eh!..
Atmosfera vagamente lynchiana. Il locale non è niente male, però sto freddo...datemi un bagno!
Torno dalla fossa dell'eterno fetore (scherzo, in realtà era tutto pulito!) che già il primo gruppo ha iniziato a suonare. Si, perchè stasera dovremo sorbircene due, prima di incontrare i Mastri di Cerimonia. Ok, si torna sotto al palco. Proviamo a sentire sti Sinistro, una band portoghese di doom psichedelico dalla fortissima impronta teatrale e dalle atmosfere oniriche. La cantante è una donna minutina, con una splendida voce, per altro, a cui piace inscenare attacchi epilettici e movimenti da perturbante marionetta rotta e posseduta, una cosa a metà strada tra le infermiere di Silent Hill e le movenze del Manson di Antichrist. Wow. Non so se ascolterei a casa un loro disco, ma dal vivo ti catturano, non c'è che dire. Malati, decadenti e sognanti, riescono a tenere splendidamente la scena e meritare il plauso di un pubblico ancora decisamente sparuto. Yeah, vai così. Vediamoci ora il secondo gruppo (oh, ma io ho voglia di vedere Greg, daje!!!).
Second act dedicato ai Pallbearer, che a mio avviso avrebbero fatto meglio a chiamarsi i Pallbreaker, se capite lo stupido gioco di parole...
Gruppo doom-de-doom-de-doom-de-sticazzi-doom americano, che ci frantuma, neanche troppo allegramente, gli zebedei per circa quarantacinque minuti, durante i quali se han suonato in tutto tre accordi è già tanto. Son così coinvolgenti che il mio pensiero è equamente diviso dalla volontà di essere nel mio letto sotto le coperte e la lista della spesa che devo fare la prossima settimana. E che due Pall! Levatevi un po' dalle pelvi e lasciate spazio a chi siamo venuti ad ascoltare! Che poi mi spiace anche essere così tranciante, ma porco di uno zio cantante, questi mi han davvero sfracassato i maroni e han vanificato ogni splendida atmosfera alla Blue Velvet creata dai piacevolissimi Sinistro. Ora, più che esser preso bene per i Paradiso Perduto, me ne vorrei tornare a casa...
Non si sentano offesi i merdallari che eventualmente leggano queste righe: abbiate misericordia per una persona che già ascolta poco metal, e che se proprio si deve far del male raramente frequenta il girone del doom.
Bando alle ciance: i nostri allegroni sono ormai sul palco e io mi ringalluzzisco subito ad essere ad un metro e mezzo da Greg, che è notoriamente uno dei miei chitarristi preferiti, anche adesso che ha la cresta e sembra uscito da Mad Max e ha delle movenze troppo keithrichardsiane che mi son del tutto nuove e che non apprezzo tantissimo.
Si apre con un pezzo di Medusa, seguito da un paio di ripescaggi presi da album a caso. Questa è più o meno la ricetta della serata, che da origine ad una scaletta che onestamente ho trovato priva di ogni senso logico: si passa da Tragic Idol a One Second, da Draconian Times a Symbol of Life, da The Plague Within ad Icon. Quelli elencati sono titoli di dischi e se avete un minimo di dimestichezza con la discografia dei PL, capirete che in scaletta ci sono stati dei continui accostamenti di brani dalle atmosfere completamente differenti l'uno dall'altro, con l'effetto di spezzare un continuum emotivo, al quale invece si punta quando si cerca di tirare giù una setlist per la serata. Il fatto che avessero due gruppi prima di loro sicuramente non ha aiutato, perchè ha compresso i tempi, quindi la scelta dei brani è stata sicuramente castrata, ma così facendo non si è dato risalto nè, alle cose più vecchie, nè a quelle più recenti, se non forse per i pezzi di Medusa. Probabilmente se tra il pubblico c'era un qualche spettatore che non conosceva i lavori dei PL ed era al suo primo ascolto, non ci avrà capito niente, tipo "ma alla fine che cacchio suonano sti qua?!...".
Boh. La performance nel complesso non è male, loro sempre dei fighi a suonare e li vedo anche presi un po' meglio rispetto allo scorso concerto, dove erano stati piuttosto glaciali...però, però, però...li ho preferiti di molto la volta scorsa. Forse più freddi, ma più "sul pezzo", più coerenti e godibili. Stephen (basso) è sempre più un walking dead: molle, pallido, viso inespressivo, sguardo perso nel vuoto, immobile. Probabilmente lo resuscitano con un defibrillatore ogni sera, poco prima di salire sul palco. Aaron (chitarra) potrebbe anche non suonare, che sarebbe un grande comunque, anche solo per il suo trasporto fisico e per come tiene la scena. Sorrisi e headbanging tutto il tempo. è il simpaticone del gruppo e davvero non si capisce che ci faccia in mezzo a sti cadaveri.
Il giovanissimo vampiro finnico Waltteri (batteria) si conferma un gran manico dietro le pelli! Uno spettacolo sentirlo suonare: eleganza, fantasia, tecnica e precisione. Impeccabile, non mi fa rimpiangere il vecchio Morris, che adoravo.
A Nick (voce) vogliamo bene, ma abbiamo ormai capito che riesce a cantare solo in studio; dal vivo è piuttosto triste ed è sempre peggio. Un peccato, perchè due anni fa ancora nutrivo qualche speranza, dopo le splendide prove su disco e la performance live non proprio da buttare via.
Gregor (chitarra), che dire? Si è intamarrito, fa delle pose strane, nell'ultimo disco non brilla per composizione e fantasia, ma alla fine è sempre Greg, e lo si ama! Quando supera la spia e fa un passo avanti sul palco e mi punta il terminale della chitarra sul naso sembra sia li per suonare solo per me (capite ora il motivo della scelta della postazione sotto al palco?) e questo, da solo, vale il costo del biglietto, per altro gentilmente offerto da Dea.
Contento di aver sentito finalmente Embers Fire e ovviamente As I Die, che però si è persa in mezzo ad altri pezzi che c'entravano poco a livello di atmosfera, o forse andavano anche bene, ma non si era creato precedentemente il giusto climax in grado di esplodere nel riffazzo di Greg. Mancano davvero troppi brani importanti, uno su tutti True Belief, che però stanno mettendo in scaletta in questo tour, se ricordo bene alternandola a Embers Fire. Non lo so, secondo me dovrebbero farle entrambe e se quella è la direzione che vuoi dare al live, magari levi un brano come Erased, che per quanto piacevole non c'entra assolutamente niente col gothic. La voglia di fare una sorta di best of per un gruppo come i PL non paga molto, perchè han fatto lavori troppo diversi tra loro e si rischia di creare un minestrone davvero troppo poco coerente. Io preferisco sentire qualche pezzo in meno ma avere un'esperienza di ascolto che possa svilupparsi su un percorso emozionale che abbia una sua logica e un suo svolgimento graduale, piuttosto che zompettare di qua e di la tra brani completamente slegati.
Il momento più bello? No Hope In Sight. Anche se è solo del penultimo disco, questo pezzo è per me ai livelli delle cose più belle di Icon e viene la pelle d'oca ogni volta che lo si sente. Mamma che brividi, veder Greg quasi a portata di braccio produrre quelle vertigini sonore che sono il suo marchio di fabbrica e che me lo fanno amare.
Ed in effetti, i giorni successivi al concerto, più che i pezzi di Medusa sono andato a ripescarmi The Plague Within. Onestamente non ho neanche il desiderio di parlarvi di Medusa, perchè l'ho trovato troooooppo noioso. Ma poi tra di voi c'è qualcuno che ascolti sto benedetto gruppo?...
Oh, ma quanto ho scritto? Pensavo che non avrei buttato giù più di quattro o cinque frasi...
Sorry!

Le foto sono mie e di Dea.

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