martedì 7 novembre 2017

Nick Cave & The Bad Seeds @ Mediolanum Forum - Assago 06/11/17

La vita ti fa soffrire, spesso ingiustamente, per ragioni che ti sfuggono. Più ti sforzi, più i rovi ti aprono la pelle.
Ti capita di comprare un biglietto per un concerto di Nick Cave in quello che consideri essere uno dei periodi più felici della tua vita. Torni a casa, metti il biglietto in un cassetto e cominci ad aspettare l'arrivo di quel giorno, continuando a vivere, continuando a sforzarti.
Nel buio del cassetto, la data di quel giorno, stampata sul biglietto, ti ha aspettato per tutti questi mesi, paziente, come una tigre in agguato. Quando finalmente giunge quel giorno, ed è ora di tirare fuori il biglietto, non sei più la stessa persona che l'aveva messo via; scopri che ti sei sforzato troppo e sai che stai vivendo uno dei periodi più difficili della tua vita.
Guardi quella data immutata, lei, fissarti dal biglietto che ti brucia tra le mani. La odi e la maledici, perchè non doveva arrivare ora, non così. Perchè oggi non hai la forza di affrontarla e non sai da che parte iniziare, perchè oggi non è più come ieri.
Stai per cedere, per rimettere definitivamente via il biglietto e rinunciare alla tua data, alla tua giornata, al tuo pezzetto di vita. Poi pensi a Cave. Non al cantante australiano di fama mondiale, non a uno dei più grandi, potenti e devastanti scrittori viventi, no: pensi al Cave uomo. Pensi alle difficoltà della sua vita, pensi a cosa ha dovuto sopportare negli ultimissimi anni, alle sue perdite e ciò che può aver sofferto e stia soffrendo. Glielo devi, per tutto ciò che ti ha sempre dato, per tutta la parte di vita che ti ha cantato, per tutto l'amore che ti ha fatto conoscere. Se non lo vuoi far per te, lo farai per lui. Allora prendi il biglietto e ti metti in viaggio.
Un concerto del genere non lo si può capire leggendo le righe di un blog, nella stessa misura in cui non lo si può capire stando seduto su degli spalti. La magia, il rito, la celebrazione, la metamorfosi, la cura e la catarsi avvengono davanti al palco, nelle primissime file, ed è li che mi trovo, in seconda fila.
Sono stanco perchè non ho dormito, perchè il viaggio è stato lungo, perchè ho atteso l'inizio del concerto seduto a terra per due ore senza muovere le articolazioni inferiori e perchè il fardello che ho portato con me stasera è piuttosto pesante ed ingombrante e non mi riferisco unicamente al cappotto che sono costretto a tenermi sul braccio per tutto il tempo.
Quando Nick entra in scena, dopo i Bad Seeds, è come se tutto questo mi passasse davanti come un film, alla velocità della luce. Le mie resistenze si abbassano e appena sento la sua voce intonare il primo brano, le lacrime mi solcano già il viso. Sono felice di essere qui.
Le parole di Nick mi fan pensare al mio fardello, a chi avrebbe dovuto esserci e invece ha deciso di non esserci. Mi asciugo le lacrime. La musica sconvolge l'anima, Nick è così vicino e ora viene verso di noi, verso di me. Allungo piano una mano, lui afferra le mie dita e me le stringe; non le lascia.
In quel momento realizzo di aver fatto la cosa giusta, ma non perchè stia stringendo le dita di Nick Cave, ma perchè è lui a stringere le mie.
Nick ci ha convocati qui questa sera per una festa, che si può realizzare solo grazie alla nostra presenza. Nick ha bisogno di noi, come noi di lui. Tutto è studiato per un concerto che sia per Cave un vero e proprio bagno di folla, affinchè possa avvertire la nostra presenza, toccare con mano la nostra vicinanza, vedere la nostra partecipazione nelle lacrime che abbiamo negli occhi. Tieni stretta la mia mano, Nick, sono qui per te.
La serata è un susseguirsi di emozioni intensissime. I Bad Seeds sono uno spettacolo e basterebbero le facce di Thomas e le sfuriate schizofreniche di Warren per rendere unica la performance. La scaletta fa tremare i polsi. Nick ci cerca continuamente, si lascia andare sulla folla, si sporge sul bordo del palco e chiama a raccolta le prime file sotto di lui facendo segno con le mani: "C'mon, c'mon, c'mon, c'mon, c'mon, hey listen, listen...shhhh, listen". Si accovaccia, ti prende le mani, ti guarda negli occhi e ti racconta la sua storia, sussurrando nel microfono e improvvisamente..."pow, pow, pow, pow" esplode con un balzo e un grido che ti fanno trasalire e torna a ballare tra i Semi Marci, con un'intensità che sembra di esser tornati ai tempi di Tender Prey!
Frenesia e dolcezza sono equamente distribuite, tanto nei gesti, quanto tra le canzoni eseguite.
Vengono lanciati baci al pubblico e c'è tempo anche per uno scambio di calzini con un fan...
Gli encore sono devastanti, con Nick che corre tra la folla e spunta a tre quarti di palazzetto, sulle teste della gente, a condurci in un'esecuzione per mani battenti, su The Weeping Song, a cui segue un'interminabile Stagger Lee, durante la quale parte del pubblico viene invitata a salire sul palco per colmare ancor di più, se possibile, la distanza coi musicisti. Si chiude su una magnifica Push The Sky Away, con Nick che abbraccia uno spettatore e se lo tiene sulla spalla fino alla fine del brano: un gesto ancora una volta commovente. Non conosco i reali intenti di un testo come quello di Push The Sky Away, ma a me piace pensare che si riferisca a come talvolta, qualcosa di immensamente bello come il cielo, possa trasformarsi in un'entità troppo grande e sovrastante che finisce per gravare così tanto sulle nostre teste che rischia di schiacciarci e renderci dei piccoli insetti impotenti. Per quanto il cielo sia magnifico, a volte è semplicemente troppo grigio e pesante e allora bisogna trovare la forza di spingerlo via, solo per poter poi tornare ad ammirare di nuovo le stelle, "un'altra volta con sentimento".
Grazie Nick!

P.s.: A fine concerto i miei occhi ci mettono (involontariamente) due secondi ad individuare Ricky Tesio dei Marlene, che ovviamente avvicino per un saluto veloce. Peccato non esser riuscito ad incontrare anche Godano, visto che ci si era dati appuntamento...


















La scaletta recuperata a fine concerto (manca l'indicazione degli encore: The Weeping Song, Stagger Lee, Push The Sky Away)

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