mercoledì 14 ottobre 2015

METAL Archives - Metallica: FADE TO BLACK

L'amico che mi aveva prestato la cassetta del Black Album aveva altro materiale di cui sbarazzarsi, preferendo gli Articolo 31 ai gruppi metal.
Non so che diavolo ci facesse a casa sua, ma questa volta l'oggetto del mio desiderio era una copia originale in cassetta del secondo disco dei Metallica: Ride The Lightning. Me la portai a casa dopo una breve contrattazione, in cambio di un temperino a forma di carosello. Avevo finalmente il mio primo disco originale dei Four Horsemen. Che buongustaio il mio amico!
Considero ancora oggi Ride The Lightning il secondo disco più bello dei Metallica e meriterebbe una trattazione a parte, perchè ci sarebbero davvero tante cose interessanti da dire. Mi concentrerò tuttavia solo su Fade To Black.
Ricordo che mi piacque subito, mi colpì per la sua struttura, per l'arrangiamento e per il testo; più tardi, parecchio più tardi, capii che essere colpiti positivamente da un testo metal era cosa davvero rara. In questo caso la particolarità non sta tanto nella ricercatezza delle liriche, quanto nel suo significato e nella valenza che questo ha se posto all'interno del contesto della musica metal.
Il thrash metal, di cui i Metallica erano i principali alfieri, insieme ad altri tre gruppi, uno dei quali lo si incontrerà ovviamente nei prossimi post, era un tipo di musica che nasceva come un'ideale continuazione più veloce ed aggressiva della New Wave Of British Heavy Metal, o NWOBHM. Nello specifico, i Metallica si ispiravano soprattutto per quanto riguarda il loro atteggiamento irriverente (cosa che sarà molto più marcata in quell'altro gruppo di cui si dirà poi...) a quella NWOBHM che non rinnegava affatto i suoi collegamenti col Punk, cosa che segnò una certa linea di demarcazione nel genere britannico, in quanto molte band della NWOBHM erano nate proprio come risposta al movimento punk e non ne volevano sapere di esservi associate. La diatriba è lunga e tutt'altro che risolta. Anyway, il thrash sin dai suoi esordi si presentava come una musica dura, aggressiva, veloce e devastante; alcuni parleranno di "speed metal", ma di fatto questo è un genere legato geograficamente ad altre aree, che presenta altre tematiche e caratteristiche musicali. La logica del thrash prevede che si viva sulla corsia di sorpasso, non curanti dei limiti, che si sia duri e incazzati e pronti a spaccare tutto e tutti. Più o meno. Alcuni dei pezzi del primo album dei Metallica diventano dei veri e propri manifesti di questo genere e dello stile di vita che ne viene elogiato: Metal Militia, Seek & Destroy, Motorbreath, No Remorse. Lo stesso titolo del disco è piuttosto eloquente: Kill 'Em All. Insomma, il messaggio è chiaro: noi siamo i più forti e ti prenderemo a calci in culo se capiterai sulla nostra strada; nessun rimorso, nessun ripensamento.
Lo stesso Ride The Lightning si apre con un pezzo dal titolo cristallino: Fight Fire With Fire.
Giunti però alla quarta traccia del disco, le cose cambiano. Radicalmente.
Ride The Lightning ha come filo conduttore il tema della morte, condiviso da ogni suo brano. In Fade To Black il tipo di morte di cui si parla è il suicidio.
Per la prima volta il cantante e chitarrista James Hetfield mette da parte certi cliché del metal ai quali la sua band si attiene dal giorno della sua fondazione, per parlare di una situazione esistenziale vissuta da lui in prima persona. In buona sostanza inizia ad aprirsi ad uno sguardo introspettivo che mette in evidenza un chiaro mal di vivere. Hetfield ha avuto un'infanzia piuttosto solitaria e ha sofferto molto a causa degli obblighi e delle proibizioni imposti dai precetti religiosi seguiti dai suoi genitori, dei battisti fortemente osservanti.
La solitudine, il sentirsi "diverso", l'odio per certi concetti restrittivi, la depressione e il fantasticare su una soluzione a tutto questo che preveda il suicidio fanno capolino la prima volta in un testo dei Metallica proprio in Fade To Black. Siamo lontani dall'esistenzialismo che caratterizzerà il Grunge dei primi anni novanta, il New Metal di inizio millennio o certi generi più estremi tipicamente legati a queste tematiche, come il Doom e certo Black Metal norvegese. Qui siamo nell'America edonista degli anni '80 e stiamo parlando di thrash metal, dove vige la regola dell' "io sono più forte di te; io vivo, tu muori", non dell' "odio me stesso e voglio morire". Ecco dove sta l'incredibile novità di un brano come questo, ecco dove si cela l'urgenza narrativa che va oltre l'ortodossia imposta dal genere usato per esprimersi.
Pur essendo spiazzante da questo punto di vista e rivestendo il ruolo di prima "semi-ballad" del gruppo, Fade To Black veste ancora i paramenti di un pezzo accettabile all'interno della comunità metal: sta ancora alle regole.
La malinconia dell'arpeggio di James (che soddisfazione quando imparai a farlo con la mia chitarra!), gli accordi di acustica e i fill di Kirk esprimono la tristezza e il senso di vuoto opprimente che sono alla base del testo, ai quali si contrappongono due sezioni composte da ritmiche distorte e dure, tipicamente metal, che si inseriscono a contrasto dopo le due strofe melodiche, ogni volta che si affaccia l'idea della morte. Il finale intensifica la durezza: il protagonista del brano si rende conto che l'unica soluzione che possa porre fine al suo sentirsi scivolare verso il nero sia abbracciarlo senza più opporgli resistenza, accettando la morte come evento salvifico. La durezza di questa parte sfocia nel finale dedicato ad uno dei più sentiti e commoventi assoli di Hammett: James esegue una melodia ripetitiva e malinconica, che dà il senso dell'ineluttabilità del momento, mentre Kirk stende il suo solo straziante, dando l'idea di una persona che stenda le sue mani verso l'ignoto, cercando un appiglio che non può esserci, lasciandosi avvolgere sempre di più dall'oscurità circostante, finendo per spegnersi.
Introspezione e sentimento, legati ad una presa di coscienza negativa, d'accordo, ma per me significava che il metal andava oltre l'immaginario fanta-horror e poteva dar voce a sensazioni e situazioni più attinenti alla sfera personale, senza per forza sfociare nell'elogio dell'aggressività, ma anzi, farsi più riflessivo e parlare anche di un disagio esistenziale reale. In altre parole, il metal aveva anche una faccia matura e poteva essere una buona colonna sonora anche nei momenti meno felici e più malinconici di un adolescente.

1 commento:

  1. ahime' no, nel momento in cui avrei potuto risuonare con "Fade to Black" ero gia' decisamente approdata su tutt'altri lidi musicali, anche se di amici metallari ne ho sempre avuti e il metal, volente o nolente, me l'hanno sempre sottoposto...

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