mercoledì 22 luglio 2015

Sting @ Collisioni 2015 - Barolo (Cn)

Dopo Litfiba e Marlene Kuntz io e il Bro L'Adri siamo pronti al terzo concerto insieme della stagione; per la verità ne abbiamo visti altri, ma questi sono quelli che contano e c'è particolare attesa per quello del signor Sumner, il cui biglietto giace da circa otto mesi nelle nostre tasche.
Il Bro ha un'intuizione: questa volta a Barolo si va in scooter. Qualche giorno fa abbiamo effettuatuo un sopralluogo nella cittadina cuneese, per tastare il terreno in vista del live di Sting; siamo andati in auto e abbiamo fatto ore di coda ovunque e andata e rientro sono state delle Odissee interminabili.
Così, casco sul cranio, affrontiamo la provinciale che attraversa le campagne torinesi e raggiunge le dolci colline della provincia cuneese in una fantastica giornata di sole. Ed è tutto un altro film, poter finalmente apprezzare i paesaggi, i colori e gli odori estivi con l'arietta fresca che ti fa respirare a pieni polmoni e ti concede una momentanea tregua da questi infernali 40 gradi cittadini che da settimane si sono abbattuti sui nostri corpi esamini.
In tutta comodità e belli goduti, raggiungiamo Barolo, questo piccolo paesotto arrampicato sulle colline dove si producono alcuni dei vini più rinomati e ricercati del Piemonte. Dagli ultimi tornanti ci si può godere il verde dei campi che si allungano più in basso, i filari di viti che costeggiano la strada, i casolari e la bella Piazza Rossa verso la quale siamo diretti. Dalla sella del fedele Leonardo de L'Adri posso già vedere, molto più in basso, il palco e la gente che sta riempiendo il piccolo spiazzale all'ombra del Castello Falletti.
Il concerto inizia due minuti prima del previsto. Sono stracontento di esserci: ho passato l'ultimo anno a consumare almeno 3/5 degli album dei Police e non ho mai visto Sting. L'ho sempre apprezzato moltissimo come artista, pur non rientrando nella mia top 10, ma trovandosi sicuramente sul podio delle mie voci preferite. La band è di quelle che ti fan godere: Dominic Miller alla chitarra, Vinnie Colaiuta alla batteria, David Sancious alle tastiere! Sting sale sul palco con un look che scambiarlo per Burzum è un attimo...
Attaccano con If I Ever Lose My Faith In You (ricordo quando da ragazzino l'ascoltavo vedendo il video) seguita immediatamente dal primo pezzo della serata dei Police: Everything She Does Is Magic. La scelta fatta per tutta la durata dello show sarà proprio questa: alternare un brano della carriera solista con quelli del vecchio glorioso trio. Englishman In NewYork è accolta con un boato da parte di un pubblico davvero elegante e composto: si canta, si balla, ma si ascolta anche con attenzione e si fa silenzio quando è ora di farlo; non un oceano di telefonini ad immortalare la performance, ma autentica partecipazione "live" vecchia maniera. Brava Barolo! So Lonely mi fa venir una grande voglia di saltare, mi prende alla sprovvista e il desiderio di urlarla al cielo con tutto il mio fiato è grande: è uno dei pezzi più "sentiti", ascoltati e pertinenti del mio ultimo anno. Tuttavia mi rendo conto da subito che è suonata col freno a mano tirato, e ahimè sarà caratteristica di tutti i brani del repertorio Police: l'assenza di Summers e Copeland è più che evidente e le loro canzoni suoneranno prive di mordente, di quella carica esplosiva che rende dei capolavori i loro pochi, ma seminali lavori. Anche la voce di Sting non farà quasi mai sentire quel suo graffio così caratteristico, rimanendo invece sempre su un registro più pacato. Peccato, ma il musicista inglese si fa comunque perdonare schierando Miller alla chitarra, come da routine: un vero gentiluomo della sei corde, pulito, delicato, elegante, ma incisivo e di gran gusto, capace di virtuosismi nascosti tra una nota e l'altra, mai sopra le righe, prepotenti o pacchiani. Colaiuta, definito da Sting "il miglior batterista del mondo", si sa, è un mostro e non lo manda a dire: classe e potenza in un musicista che ha suonato con tutti i più grandi del pianeta non a caso. Sono incredibilmente contento di sentire Sancious all'opera per la prima volta dal vivo. Per me è un doppio piacere, perchè, per chi non lo sapesse, è stato tra le altre cose il primo pianista della E Street Band, sostituito poi da The Professor durante le registrazioni di Born To Run, quando il perfezionismo di Springsteen lo stava letteralmente facendo esaurire!...
Ci sono anche un violinista e una corista, entrambi portentosi, ma non chiedetemi i nomi, perchè non sono preparato.
La scaletta è un evidente greatest hits: When The World Is Running Down You Make The Best Of What'S Still Around, Fields Of Gold, Driven To Tears, Walking On The Moon, Heavy Cloud No Rain, Message In A Bottle (Andy, dove sei?!!!!...). Quando la band si prende del tempo per inserire degli assolo e dilata il brano in jam jazz/fusion si ha davvero la misura della caratura di questi musicisti: pura gioia per le orecchie.
La parte centrale del live è una delle più emozionanti: Shape Of My Heart e la magnifica The Hounds Of Winter farebbero scogliere un iceberg (non fatemi pensare al ghiaccio, che in mezzo alla calca del pubblico avevo visioni mistiche e quando una signora dietro di me ha aperto una bottiglia di acqua frizzante sotto pressione e mi ha lavato parte della schiena, le ho implorato di farlo ancora, mentre lei, divertita, cercava di scusarsi. Santa donna!).
Si prosegue con De Do Do Do De Da Da Da e mi chiedo quanti colgano il sarcasmo di questo testo fintamente infantile. Ci sarebbe stata anche una Can't Stand Losing You, ma niente.
Roxanne non mi convince molto, forse perchè è una di quelle che risente maggiormente dell'assenza di Summers/Copeland. Che vi devo dire? Sono sempre bei pezzi, ma è come sentire i brani dei Pink Floyd suonati solo da Waters: non sono neanche lontanamente la stessa cosa. Provare per credere!
Il testo della cover Ain't No Sunshine mi fa salire un po' il groppo in gola.
I primi bis sono Desert Rose (su disco è tutta un'altra storia e Sting che urla "yalla" mi fa un po' ridere) e Every Breath You Take, magnifica, anche se...già mi avete capito, no?...
La band esce per la seconda volta e quando rientra è il turno di una castratissima Next To You: cazzarolla, su Outlandos suonava praticamente punk!!! Vabbè...
Faccio mentalmente il conto dei pezzi che potrebbero mancare. Ce ne sono una caterva. Io sono giunto a Barolo con una speranza nel cuore: ascoltare due delle mie canzoni preferite dei Police, ovvero Wrapped Around Your Finger e, soprattutto, King Of Pain. La mia debole speranza diventa una visione fantascientifica se rapportata alla scaletta di mega hits, quindi mi metto il cuore in pace. Mannaggia a me che amo sempre i brani tendenzialmente meno famosi.
Beh, se classicone dev'essere, allora manca all'appello Fragile. Quando vedo che viene portata una chitarra acustica a Sting capisco che ci ho beccato. è uno dei pezzi meglio suonati e più toccanti della serata.
La band saluta e esce di scena. Io e il Bro ci guardiamo con ironia: chi volete fregare? è passata solo un'ora e quaranta, più o meno; il pubblico di Sumner è abituato a set di due ore e mezza, adesso riescono. E invece no: qua si conclude la serata. Beh, poco male, è stata comunque molto bella e probabilmente, ancora un paio di pezzi e mi avrebbero ricoverato per disidratazione; a me qualcosa da bere! Per fortuna ci aspetta un freddo rientro notturno sul Leonardo, attraverso strade desolatamente deserte e buie. Cerco di godermi l'aria fredda sapendo che quando sarò sul letto l'escursione termica sarà di venti gradi a mio sfavore. Alzo la testa e mi perdo nelle stelle, con nelle orecchie ancora le meravigliose note di una serata magica. Grazie Sting, grazie Bro.



3 commenti:

  1. Gran seratone ragazzi: vi sto un po' invidiando... ;)

    RispondiElimina
  2. Che ti posso dire Bro, anche questa volta mi hai commosso e mi hai tradotto in emozioni e vere e proprie immagini "l'avventura" di ieri... .
    Thank YOU!

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...