venerdì 3 luglio 2015

Pink Floyd, On The Run e EMS

I Pink Floyd sono sempre stati dei precursori dei loro tempi e negli anni '70 facevano parte di quella sparuta schiera di artisti d'avanguardia, per lo più inglesi, interessati all'esplorazione sonora in nuovi territori, resa possibile grazie all'impiego di una strumentazione tecnologicamente innovativa che in quegli anni muoveva i primi passi nel mondo della musica leggera.
Tra il '71 e il '72, il quartetto di Londra incomincia a maturare un curioso interesse per i sintetizzatori analogici, che esattamente in quegli anni iniziano ad entrare a far parte della strumentazione di gruppi rock capitanati da gente del calibro di Brian Eno, Robert Fripp e Pete Townshend.
Le sperimentazioni dei Floyd con i synth trovano una prima forma compiuta nella loro opera di maggior successo: Dark Side Of The Moon. All'interno di questo disco è presente una strumentale molto caratteristica e molto famosa, vero e proprio affresco esemplificativo dell'uso dei primi sintetizzatori disponibili sul mercato ad opera della band: On The Run. Ma esattamente, con che strumento è stato creato questo brano? C'è un po' di confusione intorno all'argomento, anche tra gli "addetti ai lavori" e questo è dovuto principalmente alle dichiarazioni contraddittorie rilasciate dalla band e dalle foto delle sessioni di registrazione dell'album che girano dagli anni '70. Vediamo di fare un po' di chiarezza.
Nei crediti di Dark Side si legge che il gruppo durante le registrazioni ha utilizzato il synth Putney VCS3.
Questo sintetizzatore analogico semi-modulare prodotto dalla londinese EMS nel 1969, rappresenterà il suono distintivo di molti dischi registrati durante gli anni '70 (basti pensare a Oxygène di Jean Michel Jarre) e sarà usato dai Floyd in maniera estensiva in Dark Side Of The Moon e in altri lavori, come ad esempio Welcome To The Machine, da Wish You Were Here.
Il VCS3 è composto da tre oscillatori, di cui uno è un LFO, un generatore di rumore, filtri di modulazione, un modificatore di inviluppo e un riverbero a molla. La caratteristica principale di questo synth, oltre al fatto che sia portatile, a differenza dei suoi enormi coetanei modulari, è la patch bay, che garantisce il collegamento dei suoi componenti non tramite dei cavi, ma grazie ad una matrice a pin, che funziona con un sistema di coordinate tipo battaglia navale e che grazie all'inserimento o all'estrazione di un "chiodino" in una specifica posizione, genera l'apertura o la chiusura di un contatto.
Ora, la confusione nasce dal fatto che secondo quanto attestato nel disco è stato questo lo strumento utilizzato per la realizzazione di On The Run, ma Roger Waters parla di Synthi A...
Quest'ultimo non è altro che il fratello minore del VCS3, col quale condivide esattamente la stessa circuiteria, ma è più piccolo ed è montato all'interno di una valigetta comodamente trasportabile.
Nella foto del post vedete Richard Wright (sinistra) alle prese con un VCS3 e David Gilmour impegnato con i knob di un Synthi A (di fronte a lui, sull'estrema sinistra, notate il Binson Echorec di cui si è detto qui).
Alan Parson, ingegnere del suono durante le registrazioni di Dark Side, mette un punto alla faccenda: "Su On The Run non è presente un VCS3; si tratta in effetti di un Synthi AKS".
Dunque anche Waters sbagliava, o meglio, non è stato preciso, perchè il synth sul quale si divertiva a pacioccare nel Live at Pompeii e successivamente negli studi della EMI ad Abbey Road, era di fatto il Synthi AKS della EMS, che altro non è che un Synthi A con collegata una tastiera soft touch che funge da sequencer.
Lo stesso strumento sarà utilizzato per la registrazione di Any Colour You Like.
Il pattern di On The Run è una sequenza di note suonate sulla tastiera del Synthi, velocizzate e filtrate. Ad esso veniva aggiunto un effetto hi-hat e dei campioni di passi e registrazioni vocali. Il brano doveva riflettere l'ansia derivante dalla paura e dal pensiero della morte in viaggio, che angosciava i Floyd durante i loro tour.
Vale la pena ricordare che all'epoca non esisteva ancora una tecnologia in grado di sincronizzare queste apparecchiature analogiche, il che richiedeva una meticolosa progettazione della sequenza di esecuzione e un impeccabile svolgimento della stessa in tempo reale, tanto in studio che dal vivo!
Lascio la parola ai diretti protagonisti di questa storia:




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