venerdì 10 luglio 2015

Litfiba @ Gruvillage - Torino

Ad un anno di distanza, tornano a trovarci i Litfiba, portando con sè, è davvero il caso di dirlo, una ventata d'aria fresca in quest'estate africana.
L'anno scorso li avevamo visti in occasione del tour della Trilogia del Potere, ieri abbiamo invece ascoltato pezzi tratti dalla Tetralogia degli Elementi: El Diablo (fuoco), Terremoto (terra), Spirito (aria), Mondi Sommersi (acqua).
La formazione non è quella storica che avevamo potuto ammirare nello scorso concerto, questi ragazzi sono decisamente meno "new wave", ma sicuramente più adatti al tiro di quei quattro dischi, che negli anni '90 hanno portato i Litfiba al grande pubblico nazionale, abbracciando un sound meno dark, più virato verso l'hard&heavy e successivamente sempre più pop.
Il gruppo è alla sua prima data del tour e direi che è già bello rodato e pronto a far macello. Forse un paio di errori da parte di Ghigo e imprecisioni di Piero, ma il tutto ampiamente trascurabile, se si considera l'energia, il trasporto e la convinzione con i quali i pezzi vengono eseguiti. Non ci sono tempi morti, non servono i soliti due o tre brani per entrare in sintonia (noi con loro, loro con noi, loro con loro), aggiustare il tiro e spingere sull'acceleratore: si parte in velocità e si sfreccia senza mollare fino alla fine. Il bassista mi ricorda James Mac Donough, Luca Martelli dietro le pelli fa paura, sembra di vedere Ray Luzier, Ghigo e Piero sono sempre Ghigo e Piero e talvolta a guardar Pelù non ci si crede...ottima forma vocale, fisica e scenica; quest'uomo è nato per stare su un palco e quando lo vedi dal vivo gli perdoni tutte le sue uscite televisive. Sono passati più di vent'anni da quei quattro dischi, ma quando guardi Piero muoversi hai la sensazione che Terremoto sia uscito ieri.
Ed è proprio il pugno che compare sulla copertina di Terremoto a campeggiare enorme sul telo posto alle spalle del gruppo. Certo, la Tetralogia non è ai livelli della Trilogia, i brani hanno tutt'altro peso, ma signori...
Nonostante la Tetralogia Tamarra porti alla memoria scene raccapriccianti del "Popolo Rock" degli anni '90, come lo chiamavano i Tazenda ("...ama il Boss, ama Vasco, ama Piero") e ieri sera sembrava di essere in un campeggio di rocker nostalgici, ascoltare molte di quelle canzoni ha ancora il suo perchè!
Sono anni che non ascolto quei dischi e nonostante li ricordi piuttosto bene, ieri sono andato al concerto "senza fare i compiti", avevo voglia di farmi sorprendere, senza andare a scavare troppo con la memoria. Certo, avevo in mente un paio di pezzi che avrei voluto ascoltare, ma a parte questo non avevo grosse pretese. E l'esperienza mi insegna che è proprio quando non hai grandi pretese e ti lasci sorprendere che ti godi i concerti migliori. Miei cari Passeggeri, non avete idea di quanto sia stato liberatorio e immensamente divertente urlare El Diablo in mezzo a gente partecipe e carica di voglia di far festa. Sarà stata l'energia positiva proveniente dal palco e dal pubblico, sarà stata l'arietta fresca che dopo giorni infernali tornava ad ossigenarmi i polmoni, sarà stata la birretta non proprio leggera, ma su Dottor M. e Ora d'aria ho goduto davvero tanto: avevo di nuovo tredici anni e fanculo tutto il resto! è stato bello esser sorpreso da pezzi che in effetti, non essendomi preparato, non consideravo, come la splendida Bambino o La musica fa; è stato emozionante riascoltare A denti stretti e Africa, due chicche che ho sempre molto apprezzato e che non fanno parte in maniera ufficiale della Tetralogia. Africa ha un testo di una pertinenza storica sconvolgente, Piero avrebbe potuto scriverla cinque minuti prima di salire sul palco, davvero un gran pezzo! E poi sono stato accontentato: Woda Woda e Ragazzo: sarebbero bastate anche solo queste due per mandarmi a casa contento! Brividi sul testo di quest'ultima...
Ovviamente vent'anni non son pochi e non tutte le canzoni invecchiano bene: Spirito e Ritmo, per quel che mi riguarda, semplicemente non se possono più ascoltà! Comunque sono tanti i pezzi belli di questo secondo periodo Litfiba ed era impossibile proporli tutti, anche se uno strappo alla regola delle tre scalette fisse, che quelle sono e non si possono mischiare tra un concerto e l'altro, si poteva anche fare, soprattutto quando il pubblico ha cominciato a chiedere a gran voce Prima guardia e Piero non ha ceduto in tentazione rispondendo "Maremma maiala, stasera c'è la scaletta 1, quella sta sull'altra!...". Peccato, niente Fata Morgana, Animale di zonaNo frontiere, Sparami, però, oh, ragazzacci, questa notte s'è dormito bene!

3 commenti:

  1. Pur avendo bucato quest'ultimo appuntamento ho visto i Litfiba negli ultimi anni due o tre volte e devo dire di essermi goduto più questi concerti che quelli che vidi all'epoca di Spirito e Goccia a goccia, troppo incentrati sull'ultimo disco e sugli ultimi suoni lasciandomi a bocca asciutta per quel che concerne la voglia di ascoltare qualcosa di vecchio. Invece ora vai ai concerti dei Litfiba e sai per che cosa verrai appagato (più o meno) e loro sono forse più affiatati e in forma adesso che allora. Chapeaux!

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  2. Riguardo i Litfiba ho sentimenti contrastanti.

    Indiscutibilmente il "periodo Marock" (Desaparecido e 17Re) e' quello che piu' si avvicina al mio sentire e per me e' una coppia di album fondamentali per la storia del rock italico.
    La tetralogia pero' era bella potente: mai mi ha appassionata come quei 2/3 di trilogia, ma aveva il suo che.
    Poi c'e' la decadenza (Craccracriccrecr, per chi non lo sapesse, e' il rumore del corpo di Piero Pelu' che cambia) e per finire il Pelu'-macchietta dei tempi moderni che mi fa quasi imbarazzo.

    Detto cio'... un concerto cosi' me lo sarei goduto con gioia!

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  3. In modo molto meno articolato sul mio facebook (eh sì, ci sono cascato anch'io) Adriano Blundy(se volete vedervi un pò di fotine che ho scattato al concerto e che non mi paiono malaccio...), ho più o meno espresso gli entusiasmi e i (pochi)dubbi che avete manifestato voi sulla serata di ieri vissuta con Vik e l'amico Leo. Non male nell'arco di un anno aver visto le due versioni dei Litfiba, quella più elitaria(ma comunque con grande pienone) di Piazza San Carlo 2014, e quella più nazional-popolare del Gru Festival 2015. Hanno ragione di esistere tutte e due, il rock è come il pugno di Mario Brega...pò esse piuma ma pò anche esse fero... . ;-)

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