giovedì 18 giugno 2015

DIE TOTEN HOSEN - "Der Krach der Republik"

Nella mia vita di ascoltatore musicale più o meno bulimico, più o meno onnivoro, ho sempre avuto una certa predilezione per le registrazioni live.
Trovo che non ci sia niente di meglio del testare la resa di una band che ti piace, una volta tolta dal ventre materno e protettivo dello studio di registrazione e posta in un contesto live, di fronte a qualche migliaia di fan pronti a divertirsi.
Lo studio e il palco sono due mondi diversi, per certi versi due universi diversi (adoro l'uso delle alliterazioni!); in studio tutto, o quasi, è possibile grazie alla perizia dei fonici, ai misteri esoterici e cabalistici del trattamento acustico delle sale di ripresa e ai miracoli della tecnologia digitale.
Dal vivo al giorno d'oggi, mi spiace farvi crollare un mito, molto di ciò che si sente è ancora una volta merito del sempre più indispensabile (e invadente) ausilio del digitale. Avete notato come i musicisti suonino sempre più simili ai dischi anche quando sono su un palco e quanto difficilmente cantanti anche di una certa età risultino sporchi o imprecisi durante i concerti? Beh, almeno in ambito di musica leggera, e voglio usare questo orrendo termine come macrocategoria dentro la quale mettere tutto, dal rock al metal, passando per il pop, tanto per escludere "classica" e jazz, esistono degli strumenti digitali capaci di far suonare e cantare bene anche i più animali, quelli che se ascoltati "al naturale" è facile che si prenderebbero frutta marcia dal pubblico. Certo, col tempo aumenta l'esperienza, ma non è che la voce migliori...vi viene per caso in mente qualcuno non proprio più giovanissimo, con le corde vocali mediamente maciullate, perchè magari dopo 30-40 anni sul palco te le disintegri, che però canta o suona ancora come uno sbarbato?...Ecco, evitate di credere ai miracoli e cominciate a rassegnarvi all'idea che anche in ambito live c'è molta "plastica", molte cose sono finte, artefatte, posticce, chiamatele come volete, ma non naturali. Certi software fanno davvero miracoli e a una certa età, si sa, ci vuole un aiutino...
Tuttavia non tutto è riproducibile sinteticamente in una situazione dal vivo, non tutto è controllabile o trasformabile e la più grande, unica, irriproducibile e peculiare variabile di un concerto è la magia che si crea tra un artista e il suo pubblico. La chimica, il feeling, quell'energia densa e palpabile che aleggia sul palco e viene riversata sugli spalti di uno stadio, in platea, per essere poi spinta nuovamente sul palco, è il collante tra il pubblico e l'artista , e o lo sai creare, o non c'è software al mondo che possa aiutarti.
Ecco perchè sono un appassionato di registrazioni dal vivo: sono curioso di assaggiare quell'energia densa, voglio sentire e vedere, possibilmente, in che maniera viene creata. Voglio essere stupito dalle scelte della band, analizzare in che modo hanno studiato lo spettacolo da un punto di vista emotivo lavorando sulla scaletta. Voglio vedere in che modo i musicisti ineteragiscono tra di loro e con la gente presente allo spettacolo; mi piace scoprire quali strade aprirà e dove porterà la condivisione dell'emozione legata ad un lavoro che esce dallo studio e dal supporto fisico del disco o immateriale di un file e si libra finalmente nell'aria, risuonando all'unisono nelle ugole, nelle orecchie, negli occhi e nel cuore di chi lo sta eseguendo e di chi lo sta ascoltando. Riuscirà la band o l'artista a trasmettere da un palco ciò che ha registrato in studio? Come si porrà nei confronti del suo pubblico? Quanto lo renderà partecipe di ciò che ha creato? Si lascerà trasportare dalla sua reazione? Sarà sincero o rivestirà semplicemente un ruolo? Il live è un universo magnifico, incredibilmente sfaccettato, aperto a molteplici letture e interpretazioni.
Dovessi indicare tre degli album live che hanno avuto un impatto enorme sul mio modo di ascoltare, vedere e vivere i concerti, direi Live at Wembley '86 dei Queen,  PULSE dei Pink Floyd e Live in New York City di Bruce Springsteen & The E Street Band. La differenza principale tra il primo e gli altri due? Il live dei Queen è una registrazione integrale di un unico concerto tenutosi nell'arco di un'unica serata; gli altri due, per quanto fedeli alle scalette del tour e allo spirito delle serate, sono in realtà più delle compilation live. La differenza è enorme e infatti non è un caso che io abbia indicato per primi i Queen.
Questa sera voglio parlarvi sommariamente, perchè i live vanno ascoltati, non letti, di quello che ha ottime possibilità di entrare a far parte del mio poker di live del cuore: è anch'esso una compilation live e il titolo è Der Krach der Republik, la band, ovviamente, i Toten Hosen.
La band di Düsseldorf è da sempre famosa per i suoi live al fulmicotone, carichi di energia, emozione e sentimento e dischi magnifici come Bis zum bitteren Ende e Im Auftrag des Hern ne sono la prova lampante. Ciò che maggiormente mi ha colpito di questo Der Krach der Republik, pubblicato nel 2013, è il missaggio, che dà forte risalto alla componente live per eccellenza: la presenza del pubblico, il quale in questo disco diventa il sesto componente degli Hosen. Subito dopo aver messo le cuffie e aver schiacciato play si ha la sensazione di aver varcato i cancelli di uno stadio. Si riesce quasi ad avvertire il calore del sole che ha riscaldato la pelle durante un pomeriggio d'estate in attesa di entrare, si avverte il bagliore delle luci negli occhi, si respira l'aria dolce della sera che porta con sè aromi di birra e "spinaci", si riesce a sentire la pressione esercitata sulle braccia dalla folla accalcata sotto al palco, si inizia a vivere, oltre che ad ascoltare il live. 
Il concerto parte con alcuni pezzi dell'ultimo disco e già da Altes Fieber e Auswärtsspiel i cori del pubblico raggiungono il cielo con un entusiasmo e una forza incontenibili. Bonnie & Clyde apre la strada a brani che hanno fatto la storia del gruppo immancabili in ogni concerto e anche in questa registrazione. La scaletta è semplicemente magnifica, un crescendo di emozioni e energia, create dall'alternarsi di brani spinti e divertenti, ad altri più seri, emotivamente più impegnativi, carichi di gioia, speranza, rabbia, critica sociale e un forte senso di amicizia e legame spirituale. La smisurata gioia che si prova nell'ascoltare questo live proviene proprio dalla consapevolezza del forte legame che c'è tra gli Hosen e il loro pubblico. Campino fa cantare la gente e ogni volta è un boato sconfinato che si alza dalla folla e va ad aggiungersi al muro sonoro generato dai quattro musicisti. La tecnica del "botta e risposta" è il marchio di fabbrica del gruppo tedesco, ecco perchè è così importante sentire il pubblico cantare. I cori elevano lo spirito e ti fanno sentire parte di un unico corpo che vibra in risposta alle suggestioni sonore create dagli Hosen e dagli incitamenti di Campino, ferina belva indomabile che si muove scattante e nervosa sul palcoscenico. Su Ein guter Tag zum Fliegen cominciano ad arrivare i primi brividi: basso e batteria a dar ritmo a migliaia di mani che battono all'unisono mentre la gente intona oh-o-o-oh... Neanche il tempo di prendere fiato che si viene investiti dalla potentissima Halbstark, cover degli Yankees, a mio parere la più bella nel loro sterminato catalogo di tributi. Darei un braccio a questo punto per poter saltare in mezzo alla gente e gridare con loro Halbstark, oh baby baby Halbstark, Halbstark nennt man sie!!! Due minuti di pura gioia! Poco più avanti, al minuto 41 arriva la prima grande ondata di emozione con Wort zum Sonntag, brano dell'86 dedicato a Johnny Thunders, che fino al '91, anno della morte del chitarrista dei New York Dolls, riportava la famosa frase "fino a quando Johnny Thunders vivrà io rimarrò un punk". Campino ne approfitta per salutare tutti i fan venuti a vedere gli Hosen per la prima volta. Segue Pushed Again, primo brano della serata cantato in inglese. L'adrenalina sale. Una cover degli Ärzte, band punk rock di Berlino, è cantata a squarciagola dal pubblico.
Il brano successivo rappresenta uno dei momenti più toccanti del concerto: Liebeslied, tratto dal loro primo live Bis zum bitteren Ende ('87), introdotta solo dalla chitarra e da Campino che scambia vocalizzi col pubblico che risponde potente. è un bel regalo, per chi conosce i vecchi dischi degli Hosen, improvvisamente sembra di essere tornati indietro di quasi trent'anni. Il pezzo è cantato fino al primo ritornello molto lentamente, in maniera malinconica, ma poi deflagra con l'inserimento degli altri Hosen e si scatena il pogo!
Steh auf, wenn Du am Boden bist (alzati, quando sei a terra) ci fa sentire davvero tutti parte di una grande famiglia pronta ad aiutarsi "fino all'amara fine". 
La seconda parte del disco si apre con un "pochino di horror show": Alex e i suoi drughi scendono in strada per un po' di ultraviolenza e noi godiamo con quello che è secondo me (e qualche altre migliaia di persone) il più bel pezzo degli Hosen, Hier kommt Alex, anche se la versione di Im Auftrag des Hern è più convincente. Da qua in poi lo spettacolo è in discesa con i classiconi che vengono eseguiti, ma il tasso di energia ed emozione sono in costante salita: gli Hosen non danno tregua e si attaccano come dei rottweiler ai nostri polmoni sparando una carichissima Wünsch Dir was; "giunge il tempo in cui desiderare aiuta di nuovo". Tu cosa desideri? Io vorrei essere abbracciato ai miei amici, sudato, stanco ma pieno di gioia, mentre cantiamo in coro Tage wie diese. Campino ringrazia ancora per il bel momento. A me vengon quasi le lacrime. Il brano è magnifico ed è fatto per essere condiviso con le persone che ami. Le voci raggiungono il cielo: "Giorni come questi ci si augura che siano infiniti; in giorni come questi abbiamo ancora tempo eterno, in questa notte delle notti, che ci promette così tanto, viviamo il meglio, non c'è nessuna fine in vista".
Un passettino avanti e troviamo un'altra sorpresa: direttamente dal loro album d'esordio, Modestadt Düsseldorf, chiaro biglietto da visita di una punk rock band tedesca agli esordi all'inizio degli anni '80, ora un gran pezzo da godersi mentre si poga con una certa dose di nostalgia, almeno per chi quei giorni li ha vissuti in prima linea. A questo punto si hanno le orecchie in fiamme e per osmosi le ossa rotte, ma l'energia regalata da questi ex-ragazzi è davvero disumana e ce n'è da vendere, quindi si va avanti, però con un brano più moderato, la loro "ballad" storica Alles aus Liebe.
Ancora un passo nel passato remoto con l'immancabile Trinklied Eisgekühlter Bommerlunder introdotta da Kuddel e cantata da tutta la gente compresa da sotto al palco sino a Marte. Impossibile trattenere le risate anche se state ascoltando il disco in cuffia in metro: la stupidità gioiosa di questo pezzo è troppo contagiosa. Dovete permettermi di parlarvene, prima o poi!
Si torna a darsi un contegno con Alles wird vorübergehen, malinconica riflessione su come ogni cosa finisca, che rischia davvero di far scendere qualche lacrimuccia, laddove la precedente avesse fallito con opposto scopo. Amo questo pezzo di Zurück zum Glück, per motivi già spiegati qui e altrove.
è l'ora delle presentazioni, fatte da Campino come se stesse descrivendo la formazione di una squadra sportiva. Il cantante non molla neanche per sogno, non si risparmia, continua ad incitare la gente, a scherzare e ringraziare gli amici, a darci dentro con tutto l'animo, e lo stesso fanno i suoi compari; il pubblico non ha nessuna intenzione di dargliela vinta e continua a bruciarsi l'ugola fino all'ultimo pezzo.
C'è spazio ancora per una cover, qualche cavallo di battaglia e qualche pezzo più recente, poi si arriva a Freunde (amici), che dà davvero la misura di quanto questo sentimento sia importante per gli Hosen e i loro fan: si cresce insieme, si resta uniti, nel bene e nel male; alcuni spariscono, altri ci lasciano, ma quelli che rimangono cantano tutti insieme in serate come questa, in cui di magia nell'aria ce n'è davvero tanta.
Si chiude come da tradizione con You'll never walk alone, inno del Liverpool; gli Hosen sono grandi appassionati di calcio e tifosi sfegatati del Fortuna, ma non mancano mai di omaggiare la squadra inglese con questa canzone, che probabilmente è odiata da ogni juventino per ciò che rappresenta, ma in definitiva ha davvero un bel testo che sottolinea una volta in più il senso di comunione, amicizia e condivisione che lega gli Hosen al loro pubblico. "Continua a camminare, con la speranza nel cuore e non camminerai mai da solo".
Quando il disco termina si ha realmente la sensazione di aver partecipato ad un evento speciale e di aver ascoltato qualcosa che ha dell'eccezionale.
Tra i 34 (!) brani eseguiti avrei voluto ascoltare qualcosa che inevitabilmente è rimasto fuori: tra i ripescaggi del vecchio catalogo avrei adorato trovare il loro primo singolo Wir sind bereit, tra le cover, la loro versione in tedesco di  Disco in Moskau dei Vibrators, tra le chicche, Willkommen in DeutschlandMehr davon è la grande assente tra i classici e sarebbe stato bello ascoltare anche Ich bin die Sehnsucht in dir e Nur zu Besuch, entrambe appartenenti al repertorio più recente del gruppo. Mi consolo pensando che alcune di queste sono già presenti in altri live. Ovviamente in scaletta non ci può stare tutto e la scelta di non inserire questi pezzi non influisce quasi per niente sul mio giudizio complessivo di questo disco.
Per concludere, è davvero un peccato enorme il fatto che questa band sia quasi sconosciuta in Italia; so di gente che li conosce, ma di fatto non li ascolta e per la verità alcuni dischi bisogna farseli arrivare dalla Germania, perchè qua o non si trovano o hanno dei prezzi troppo alti, in totale contrasto con la politica dei costi abbordabili da sempre portata avanti dagli Hosen. I Pantaloni Morti sono una band eccezionale, suonano da più di trent'anni e possono permettersi tranquillamente di cagare in testa a tutta quella paccottiglia pseudo pop-punk che ci viene propinata dall'America. Mi rendo conto che non a tutti piaccia il tedesco cantato, ma se vi emozionano i live adrenalinici e vi piace il genere, fatevi un favore: andate a recuperare questo disco! Sarà tra l'altro un ottimo punto di partenza per imparare a conoscere e ad amare il gruppo di Düsseldorf. Io già li adoravo, ma dopo aver ascoltato quest'album ho messo un altro sogno nel cassetto: andare in Germania ad un concerto dei Pantaloni Morti! Bis zum bitteren Ende!
Il disco si prende uno 0,5 in meno solo per il fatto d'essere una raccolta live piuttosto che un'unica serata.

Voto: 9,5/10



2 commenti:

  1. die toten hosen: alti livelli.

    non sono una fan dei dischi live anche se ovviamente la dimensione-concerto e' quella che piu' amo (ma a esserci), pero' se lo racconti cosi' direi che bisogna rimediarlo... ;)

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    Risposte
    1. Unbedingt!
      Non sapevo ti piacessero gli Hosen; che gran donna sei!

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