venerdì 29 maggio 2015

Christie Road

A volte è sorprendente quello che può uscire dagli archivi quando ti metti a rovistare tra i vecchi dischi che non ascolti da una vita. Ultimamente mi sono dedicato all'ascolto di ciò che mi piace di punk rock e tra le altre cose ho deciso di andare a recuperare i vecchi album dei Green Day, per capire se con questo genere c'entrassero ancora qualcosa e quale fosse allo stato attuale il mio indice di gradimento nei loro confronti.
Lo so, lo so...molti di voi staranno già storcendo il naso, altri alla sola vista della foto di Billie Joe avran deciso di risparmiarsi il post; beh, nulla di nuovo sotto il sole: diciamoci la verità, quelli della mia (e presumibilmente più o meno della vostra) generazione, non nutrono un amore sconfinato per questa band, non più almeno, o forse è sempre stato così. Cerchiamo di capire perchè.
Io sono solito suddividere la carriera dei Green Day in quattro fasi: la prima va dalla fine degli anni '80 (eh sì!) ai primi '90; è la start up, la più acerba e sincera e per molti è l'unica che valga la pena di conoscere.
La seconda coincide con l'uscita di Dookie ('94) e arriva più o meno al '97: sono gli anni del successo planetario.
La terza è la più critica, si spinge fino al 2004 e rappresenta il momento in cui la band ha fatto uscire una serie di dischi (tra cui compilation, b-side, collaborazioni, colonne sonore) davvero inutili. Il fatto è che da un punk rock già piuttosto borderline si sono spostati verso un finto alternative-pop-rock senza arte nè parte, non riuscendo neanche lontanamente ad avvicinarsi ai successi della fase precedente. Per lo più in questi anni il gruppo ha una visibilità minima, perde parecchi fan, alcuni non sanno proprio che fine abbia fatto il terzetto californiano, rimasto prigioniero ed eclissato nella zona grigia della mediocrità post-successo galattico.
L'ultima (per ora) fase va dalla pubblicazione di American Idiot ai giorni nostri. Grazie ad un disco con dei singoli azzeccati, una mega produzione alle spalle, una copertura mediatica degna del Terzo Reich, i Green Day tornano alla ribalta cavalcando l'onda del punk revival, che per la verità nulla ha più a che fare col vero punk, ma che è solo una rivisitazione edulcorata del genere antagonista per eccellenza, perfettamente metabolizzato e controllato dallo showbiz, anzi, direi proprio un suo prodotto, pulito, lucidato, incartato e donato alle generazioni di teen-agers del nuovo millennio, che si divertono a fare i ribelli con i soldi dei genitori, che la cosa più sovversiva che riescano a fare è quella di tingersi una ciocca di capelli di fucsia e che pensano che la musica alternativa nasca con Avril Lavigne (Dio la benedica per il suo bel faccino).
Ora, chi non sopportava prima i Green Day arrivati a questo punto li detesta, chi li ascoltava si mette le mani nei capelli e osserva con uno sguardo di compassione tutti quei nanerottoli che indossano una t-shirt con su una mano che alza al cielo una granata a forma di cuore, ma molti altri, moltissimi altri che prima del 2004 non avevano mai sentito il nome Green Day, vanno a scuola o magari a lavoro con American Idiot in modalità repeat sul loro iPod. La band torna sulle scene non più mondiali o galattiche, ma universali, imponendo la loro presenza, il loro look e i loro brani ad una generazione che pensa che questa sia davvero l'unica e più efficace alternativa ad Amici. Billie Joe è sempre più scoppiato e i suoi brani sono stucchevoli, incredibilmente noiosi e appiccicaticci come le schifezze che si mette in testa o il trucco col quale si impiastriccia per sembrare gggiofane. Che poi se ascoltato, il live Bullet In A Bible sarebbe anche divertente, se solo BJ non passasse tre quarti del concerto ad urlare EEEEEnglaaaaand, I say heeeeeeeeeeeee-ooooooooooooh. Che vorresti prenderlo a padellate in testa! Trovo anche poco sopportabile il loro anti-americanismo così smaccatamente militante e ostentato, buono solo a vendere magliette. American Idiot nasce in un periodo storico di forti e giustificate polemiche alle scelte politiche e amministrative degli Stati Uniti e i Green Day non mancano occasione di cogliere la palla al balzo e mettersi dalla parte di chi alza il dito medio alla bandiera a stelle e strisce, anzichè creare con la loro musica delle critiche costruttive e fare dei distinguo meno qualunquisti, così come invece faranno artisti ben più maturi e "impegnati" di loro, che pur criticando le scelte del loro paese non se ne vanno ad insultarlo davanti ad una folla di ragazzini inglesi, che è come sparare sulla croce rossa...
Qualche lettore potrà obiettare che il Reverendo Manson, che io ho enormemente apprezzato a suo tempo, faceva pure di peggio...beh, il discorso non è così semplice e prima o poi mi piacerebbe affrontare con voi una qualche analisi sui suoi lavori (ne vale davvero la pena), diciamo che gli intenti alla base di quelle manifestazioni d'odio erano totalmente diversi e facevano parte di un discorso di critica che Manson ha portato avanti dal suo primissimo album e soprattutto lo faceva in tempi non sospetti (decisamente prima dell' 11 Settembre!). Ma forse certa musica la si capisce e apprezza solo se ascoltata all'età giusta e io non voglio mettere in dubbio l'importanza che i Green Day possano aver avuto per le masse degli ormai ex teen-agers del '04. Ma sto davvero divagando troppo! Si diceva, American Idiot = successo stellare (i Green Day ad oggi sono una delle band che ha venduto più dischi nella storia della musica); quindi tutti conoscono i Green Day? Non è esatto. Non lo è mai stato. Come ho scritto, se nel 2004 si era giovanissimi, o si era stati poco attenti, quello che era stato prima del disco col botto era coperto da una coltre di oblio. Lo stesso era accaduto nella loro "seconda fase", quella del primo grande successo: quando era uscito Dookie, trainato dal tormentone Basket Case, tutti pensavano che quello fosse il primo album del trio. In realtà era il terzo.
Ovviamente tutti all'epoca conoscemmo i Green Day con Dookie, anche perchè i primi due dischi non erano neanche mai usciti dai confini degli States, forse addirittura della California. Tuttavia, chi decise di seguire BJ e soci oltre il successo di Basket Case fece inmancabilmente un po' di ricerca. Io ero tra questi, perchè allora avevo 13-14 anni e da buon teen-ager ascoltavo anche io i Green Day e a 15 anni li vidi dal vivo nella mia città: ho ancora un bel ricordo di quella serata, nonostante sia accaduto tutto eoni fa.
La ricerca portò alla scoperta dei primi due lavori del gruppo, in particolare il secondo, Kerplunk, del 1992. La mia recente ricerca, a vent'anni da quei giorni di cassette low-fi di quinta generazione che passavano tra i banchi, mi ha portato alla riscoperta dei primi lavori del gruppo, in particolare Kerplunk.
Non l'avevo dimenticato, ma mi ero scordato delle canzoni che lo componevano. Ricordo invece di quando allora si usava piazzare questo disco sotto il naso di quanti credevano che Dookie fosse il primo lavoro dei Green Day, non senza un certo orgoglio da archeologo musicale, lo stesso che ora provo da archivista, con la differenza che in quegli anni non c'era internet...
Nello specifico ricordo che si faceva riferimento ad un brano in particolare di Kerplunk, quando si passava la cassetta agli amici: "ascoltati questa...". Il brano di cui sto parlando è Christie Road, pezzo che avevo rimosso fino all'altro giorno, quando andando a lavoro ascoltavo il disco in cuffia (sono giustificato dal fatto che questa musica già la ascoltavo quando era ora di farlo, quindi la mia non è una contraddizione a ciò che ho scritto prima, maligni!). Mi son venuti i brividi perchè mi ha colpito per la sua semplice bellezza e perchè era una canzone che non ascoltavo da tempo. L'ho risentita circa tre volte di fila, concentrandomi sul testo. Mi ha quasi fatto commuovere. è davvero strano sentirsi ancora in sintonia con un pezzo così vecchio, che parla di sensazioni che si provano quando si hanno 16-17 anni, eppure...mi ci sono ritrovato ancora, più di allora, quando il testo non lo conoscevo.
I Green Day sono un gruppo di cazzari californiani e soprattutto i loro primi dischi hanno molto a che fare con il mondo dei teen-agers e delle sensazioni che si provano a quell'età. C'è dell'umorismo goliardico di bassa lega (andatevi a leggere ad esempio il significato dei titoli Dookie e Kerplunk), si parla di sbronze, droghe, masturbazione, ma anche di amicizia, legami perduti, difficoltà relazionali con i propri genitori o gli adulti in genere; nei loro testi c'è amore, solitudine, insicurezza, tristezza, senso di inappartenenza, inadeguatezza e inettitudine. Alcune di queste tematiche verranno poi riprese sul finire degli anni '90, durante il periodo obliato dei Green Day, da altre band californiane di punk revival, ancora più smaccatamente pop, superficiali e cazzare che sfrutteranno il primo successo della band di BJ per imporsi a loro volta ad un pubblico adolescenziale da high-school fighette che più lontane dal punk non potrebbero essere. I Blink 182 sono un perfetto esempio di ciò a cui mi riferisco. Musica buona per andare in skate o bici o per qualche party con gli amici, nulla di più. Tuttavia qualche pezzo divertente anche loro l'han fatto e Adam's Song rappresenta una concessione alla serietà e alla riflessione in un catalogo di qualità ancora più inferiore alle cose meno riuscite dei loro "antenati" Green Day.
Tornando al nostro pezzo di Kerplunk, Christie Road è una strada nei pressi di Berkeley, cittadina natale dei Green Day, sulla quale passa una ferrovia. Per l'autore del brano è un posto speciale, al quale gli piace ritornare per potersi sentire "a casa", quando il senso di vuoto lo opprime. Un po' di erbetta ricreativa lo aiuta a rilassarsi e a ritrovarsi in una dimensione in cui possa star bene da solo con se stesso.
Christie Road è una canzone su quei posti che ci aiutano a trovare pace e serenità quando abbiamo bisogno o siamo costretti a stare da soli. Un posto solo nostro, nel quale poter rifugiarsi nei propri pensieri e fare il punto della situazione, in qualche parco, dietro qualche casa abbandonata, su una collina, nella propria auto o lungo i binari di una ferrovia, magari con una vecchia canzone in cuffia, una di quelle che ascoltavi quando avevi 15 anni, che ti riportano indietro nel tempo e ti aiutano a tirare le somme della strada che da allora hai fatto fin qui.
Amici e Passeggeri, questa è Christie Road, e questi sono i Green Day che mi piaceva ascoltare...

Sto a fissare fuori dalla mia finestra
guardando le auto passare
i miei amici se ne sono andati
non ho niente da fare
Così me ne sto seduto qui pazientemente
a guardare l'orologio che ticchetta così lentamente
devo andarmene via 
o il mio cervello esploderà

Dammi qualcosa da fare per ammazzar un po' di tempo
Portami nel posto che chiamo casa
Porta via i pesi dell'esser da solo
Portami ai binari sulla Christie Road

Vedo le colline da distante
in piedi sulla mia auto malandata
il sole è sceso e la notte riempie il cielo
Ora mi sento nuovamente me
mentre il treno si avvicina
ho scacciato la noia fumando
schiaffeggiato il mio cervello sballandomi

Dammi qualcosa da fare per ammazzar un po' di tempo
Portami nel posto che chiamo casa
Porta via i pesi dell'esser da solo
Portami ai binari sulla Christie Road

Madre stai lontana da quel posto in cui andiamo
sembra che troveremo sempre la nostra strada per Christie Road

Madre stai lontana da quel posto in cui andiamo
sembra che troveremo sempre la nostra strada per Christie Road

Se c'è una cosa di cui ho bisogno
che mi fa sentir completo
allora vado sulla Christie Road
è casa...


(la traduzione è mia)

2 commenti:

  1. argh!

    ok, ho visto la foto di Billy Joe e sono stata sopraffatta da varie emozioni contrastanti: da un lato e' riemerso tutto il fastidio nei confronti di una generazione di sedicenti punk che pero' se gli nominavi Iggy Pop ti dicevano "chi???" (che poi secondo me il punk gia' dopo il 1979 ha del ridicolo, ma qui entriamo nel regno della mia pignoleria e del mio fanatismo: capisco benissimo che un punto di vista molto personale), dall'altro l'immensa stima che ho di te ha fatto si' che la curiosita' vincesse sull'astiio.

    A lettura ultimata... mah... che dire... no, non ho cambiato idea: insipidi mi parevano allora e insipidi mi paiono anche adesso.
    A matter of taste, I guess.

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    Risposte
    1. He, he. Ero sicuro di suscitare questo tipo di emozioni contrastanti, perchè sono presenti anche in me e penso sia evidente da quanto scritto e capisco anche che un pezzo come Christie Road possa dire poco a chi non ascoltava questa musica a metà anni '90, o se non ci si ritrova nel testo. è stata una bella occasione per dissodare certi ricordi, parlarvi di un pezzo che mi piace e al contempo affrontare il discorso Green Day cercando di contestualizzare apprezzamenti e disprezzi che in egual misura questa band si porta dietro da sempre. Spero che qualcun altro voglia dirci la sua sul trio di Berkeley, nel bene o nel male.
      Per quanto riguarda la tua pignoleria direi che è ben riposta: il punk originale, quello della prima generazione, durò quanto un pezzo dei Ramones, però ebbe un impatto micidiale su tutto ciò che abbattè e che da quella tabula rasa ricrebbe. Probabilmente non ha più senso parlare di punk ai giorni nostri, ma il punk rock, è un suo "offspring" (piaciuto il gioco di parole?) vivo e vegeto e all'epoca i Green Day si rifacevano più a questo che al suo progenitore. Chiaro che se consideri punk (e basta) il gruppo californiano nulla puoi sapere del proto punk e di gente come l'Iguana!

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