martedì 24 marzo 2015

Loose Ends

Si è già parlato su questo blog di come molte canzoni di Bruce Springsteen siano legate tra loro, quasi a formare una storia, che si dipana disco dopo disco, come tra i capitoli di un grande romanzo americano. Bruce non ha mai scritto un vero e proprio "concept", nel senso stretto del termine, tuttavia ogni disco ha una direzione stilistica e tematica ben precisa e i brani di uno stesso album sono inevitabilmente legati tra loro da un invisibile ma percepibile filo conduttore. Capita talvolta che nascano dei ponti, dei collegamenti anche tra canzoni di dischi diversi, dati alle stampe magari a parecchi anni di distanza l'uno dall'altro. Molto spesso capita invece che quegli stessi brani si aprano a letture alternative, a seconda di chi li ascolta, e si prestino ad essere associati tra loro in maniera più libera, magari meno convenzionale, ma più personale. Proprio perchè i testi di Springsteen sono incredibilmente cinematografici, è facile che venga naturale il processo mentale di creazione di piccoli film basati su ciò che viene cantato in brani che magari lo stesso Bruce non aveva pensato di mettere in relazione.
Ecco, in questo e in altri due post successivi, vorrei parlarvi di tre pezzi che amo particolarmente associare tra loro. Sono tre canzoni che amo che sento particolarmente vicino e che se accostate nel giusto ordine come tessere di un piccolo puzzle, creano un trittico molto intenso su uno degli argomenti ai quali Bruce per un certo periodo della sua carriera si è dedicato con particolare attenzione: la nascita, lo splendore e il successivo crollo di un sogno, nella fattispecie quello relativo ad una relazione tra un uomo e una donna. è un trittico che idealmente ben esemplifica il tipo di ricerca poetica che Springsteen compiva soprattutto nella prima metà degli anni '80 e che abbraccia molte delle tematiche antecedenti e successive a questo periodo, quelle stesse tematiche che compongono l'ossatura della poetica springsteeniana, che indaga principalmente su quali possano essere le conseguenze del fallimento di un sogno sul quale tanto si è lavorato e si è investito in termini di sentimenti e speranze. Il senso di ingiustizia, di perdita, di sconfitta e poi la disillusione, la rabbia e la volontà di non lasciarsi andare, di continuare a resistere giorno dopo giorno, nella speranza di "better days", anche se le promesse non mantenute sono dei fantasmi che ci ossessionano e ci costringono a combattere con la nostra immagine riflessa nell'acqua scura di un fiume ai margini della città.

Il primo capitolo di questa mini serie è dedicato al brano che apre la mia personale trilogia: Loose Ends, un brano che è in realtà un' outtake di The River, pubblicato solo alla fine degli anni '90 in quel cofanetto di gioielli inediti che risponde al nome di Tracks.
La prima volta che sentii questo pezzo mi colpì l'arrangiamento, quasi natalizio, ma pur non prestando particolar attenzione al testo, capii che c'era qualcosa di amaro che veniva cantato, che nulla aveva a che fare con le feste di fine anno. è uno di quei pezzi tipici della E Street Band, che ti rimangono addosso e nelle orecchie sin da subito. Pur non essendo una delle mie canzoni  preferite, pian piano si impose in qualche modo alla mia attenzione. Al di là del testo, del quale parlerò tra un momento, Loose Ends è indissolubilmente legata ad un ricordo che penso mi accompagnerà per il resto dei miei giorni: il mio primo concerto di Springsteen. è stata una serata magnifica, un sogno che si avverava; ero così teso che pensavo sarei morto d'infarto prima dell'inizio del concerto. Quando la Band è salita sul palco, seguita da Bruce che sorreggeva Big Man, la gioia nella sua forma più pura si è impadronita di me. Bruce si avvicina al microfono, saluta il pubblico in un formidabile dialetto del mio paese e mentre sghignazza fa iniziare la magia: "One, Two, Three, Four..." e l'aria nei miei polmoni e nelle mie orecchie si riempie delle note di Loose Ends; le prime note di Bruce che sento dal vivo, il primo assolo dell'Angelo Nero e del suo sax...certe cose non si dimenticano.
Da allora Loose Ends ha un posto d'onore nel mio cuore.
Poi c'è stato il terzo concerto e lo stesso brano ha acquistato ancora più valore, appena è stato presentato da Bruce come uno dei preferiti di Stevie. Il nostro Fratellino ha sempre avuto dei gusti in sintonia con i miei: da buon amante del garage e collezionista di musica "sommersa", Little Steven ha più volte espresso la sua preferenza per alcuni dei brani minori di Bruce, che spesso dal vivo vengono eseguiti proprio su sua richiesta e guarda caso sono tutti pezzi che io adoro!
Ma torniamo alla nostra Loose Ends. Il testo è per me l'inizio della storia che si svilupperà nelle altre due canzoni che analizzeremo nei prossimi post.
Il protagonista riflette sull'inizio della sua storia d'amore, su come tutto quanto fosse bello, puro, onesto e avesse l'aspetto di qualcosa in grado di durare per sempre. Del resto succede quasi sempre così, almeno all'inizio. Ci si guarda intorno e ci si convince di avere tra le mani qualcosa di speciale, che gli altri non hanno, qualcosa di intoccabile che il tempo non potrà mai scalfire, qualcosa che non si perderà mai lungo la strada, come succede alle altre coppie. Poi arriva però un momento nel quale ti accorgi che le cose stanno prendendo una piega che non avevi previsto e presto il più dolce dei tuoi sogni si trasforma nel più doloroso degli incubi, senza che tu sappia come possa essere accaduto e a quel punto non puoi più farci niente.
Due persone che pensavano di conoscersi e amarsi cominciano a camminare su sentieri diversi sempre più lontani e diventano da amanti i carnefici l'uno dell'altra.
Il termine Loose Ends è un gioco di parole: letteralmente indica i capi sciolti di una corda legata con un nodo, ma a livello idiomatico indica ciò che in un racconto o una storia rimane in sospeso, insoluto, che necessita di un approfondimento o di un chiarimento. Contestualmente al testo i loose ends sono le estremità di un cappio stretto intorno al collo dei due amanti che entrambi tirano nelle proprie mani metaforicamente a soffocare l'altro, ma indicano anche tutte quelle situazioni irrisolte che sommandosi creano prima o poi una breccia insanabile nel loro rapporto.
Perchè siamo arrivati a questo? Perchè ci stiamo facendo del male? Com'è successo? Come è stato possibile? Il protagonista della nostra storia si interroga sulle ragioni della rovina del proprio sogno, non riuscendo a trovare una spiegazione.

Ci incontrammo su strade aperte quando non avevamo nessun posto dove andare
Ricordo quanto il mio cuore battè quando mi dissi ti amo così tanto
Poi poco a poco abbiamo strozzato tutta la vita che il nostro amore poteva contenere
Oh no

[rit]
è come se avessimo un cappio e piccola senza rallentare
Abbiamo tirato finchè non s'è stretto attorno ai nostri colli
Tesoro, ognuno aspettando che l'altro dicesse basta
Beh, piccola, puoi incontrarmi stanotte dall'altro capo della corda

Non abbiamo contato i domani, abbiamo preso ciò che abbiam potuto e piccola siamo scappati
Non c'era tempo per la sofferenza, ogni posto in cui andavamo ti tenevo la mano
E quando la notte si è avvicinata ero sicuro che i tuoi baci mi avrebbero detto tutto ciò che avrei dovuto sapere
Ma oh no

[rit]

Il nostro amore c'è crollato attorno come dicevamo non avrebbe mai potuto fare
Lo avevamo visto succedere a tutti gli altri ma a noi non sarebbe mai capitato
Beh, tesoro, come ha potuto qualcosa di così brutto venire da una cosa che era così bella
Io non lo so

[rit]


(La traduzione è mia)



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