domenica 25 gennaio 2015

DAUGHTER - "If You Leave"

Notte.
Un'auto parcheggiata sul limitare di una scogliera ricoperta di soffice erba; qualche decina di metri più sotto, il mare. La luce di una luna piena illumina l'acqua. I riflessi sulle increspature create dal vento si muovono come piccoli fuochi fatui, rincorrendosi, cercandosi e giocando tra di loro.
Nell'abitacolo dell'auto, due ragazzi: lei al volante, lui sul sedile del passeggero.
Il motore e le luci sono spenti.
I due ragazzi sono immobili, guardano fissi il mare come rapiti dalla visione di un essere superiore, invisibile, che non si trova all'esterno, ma dentro di loro. Si tengono per mano, fissano muti l'acqua del mare che gioca sotto la luna; in silenzio, si ascoltano respirare, ascoltano i propri pensieri, cercano di indovinare l'uno quelli dell'altra e viceversa, cercano di connettersi con loro e di condividerli come si fa guardando una pellicola sullo schermo di un cinema mentale. è l'ultima notte che passeranno insieme. Si amano, ma la strada finisce proprio davanti ai loro occhi. Tentano di fondere le proprie emozioni e diventare una cosa sola. Guardano quelle increspature luminose e mentre respirano lentamente cercano di trasformarsi in uno di quei riflessi lunari, per poter rincorrersi ancora una volta, per poter cercarsi e librarsi insieme sulla superficie dell'acqua, senza il bisogno di doversi guardare negli occhi, senza il bisogno di guardarsi indietro. Senza il bisogno di dirsi addio.

In questi anni sono saltate fuori un numero incalcolabile di cantanti più o meno inutili, più o meno noiose, più o meno uniformate ad uno stile vocale che poco sopporto; io le definisco "cantanti svenute".
Per certi versi l'impostazione vocale di Elena Tonra, non differisce troppo dal modello svenuto, ma quello che fa la differenza è la sua interpretazione, il modo in cui si pone verso ciò che canta e l'ascoltatore e, ovviamente, la band che la supporta. Il trio londinese ha un sound che è un misto tra le atmosfere sognanti del dream pop e quelle dilatate di certa musica indie: chitarre ariose che suonano come synth, basso non sempre presente e una batteria usata solo nei crescendo e per enfatizzare alcuni passaggi, spesso (o sempre) suonata con le bacchette col feltro, percossa come si farebbe con dei timpani, incisiva e minimale, niente charleston, un solo piatto; il resto è campionato.
Certo se questa soluzione è vincente in diversi pezzi, alcuni per altro magnifici, alla lunga risulta forse un po' troppo ripetitiva e noiosa, specie se consideriamo che la voce di Elena, per quanto bella e evocativa, resta praticamente immutata su tutti i dieci brani che compongono If You Leave, poco più che un esile e delicato sospiro che esprime al contempo dolcezza e tristezza, le medesime sensazioni che suscitano i suoi splendidi occhi quando canta.
è strano, perchè questo disco non rientra esattamente in un genere che amo particolarmente, ma proprio non riesco a smettere di ascoltarlo: mi ipnotizza, mi rilassa e mi fa sognare...di un'auto parcheggiata su una scogliera, con due ragazzi dentro...
Trovo possa essere perfetto per una notte d'estate lunare in riva al mare, o per un freddo pomeriggio d'inverno in un parco, alla luce di un sole pallido.

Voto: 6,5/10

"Well I've lost it all, I'm just a silhouette,
I'm a lifeless face that you'll soon forget,
My eyes are damp from the words you left,
Ringing in my head, when you broke my chest.
Ringing in my head, when you broke my chest.
And if you're in love, then you are the lucky one,
'Cause most of us are bitter over someone.
"



2 commenti:

  1. beh, sembra interessante davvero, sopratutto per il fatto che scrivi (e cito)

    "questo disco non rientra esattamente in un genere che amo particolarmente, ma proprio non riesco a smettere di ascoltarlo"

    direi che e' un valore aggiunto

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    Risposte
    1. Sì, sì, almeno un ascolto per capire com'è lo merita tutto. Non è un disco lungo, ma se non si è fan di quelle sonorità potrebbe risultare un po' ripetitivo se ascoltato integralmente; tuttavia alcuni brani sono davvero belli. Youth, nella fattispecie, mi ha colpito da subito, saltando proprio fuori dagli altri pezzi del disco; solo in un secondo momento ho scoperto che era il singolo trainante. Vi capita mai di innamorarvi di una canzone senza che sappiate nulla a riguardo, solo per scoprire in seguito che, guarda caso, è magari il pezzo più famoso dell'artista in questione? Non è una cosa da sottovalutare a mio parere: indica l'oggettiva bellezza di un lavoro che non risente di influenze di giudizio esterne, siano queste mediatiche o culturali.

      PS: errata corrige - quando descrivevo le sonorità di If You Leave pensavo al dream pop, ma ho scritto synth pop. Ho posto rimedio.

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