sabato 22 novembre 2014

PINK FLOYD - "The Endless River"

L'ho comprato il giorno stesso dell'uscita nei negozi, ma è rimasto ad aspettare per diversi giorni su una sedia. Ogni tanto mi avvicinavo, guardavo la sua confezione ancora incartata e poi mi riallontanavo: mi mancava il coraggio.
I Pink Floyd sono il mio gruppo preferito e per la prima volta da quando li seguo avevo l'occasione di ascoltare un disco di "inediti" nello stesso momento nel quale veniva pubblicato; è un fatto anagrafico, se si escludono live, raccolte e ripubblicazioni, tutti i loro dischi che ho sono stati ovviamente acquistati decenni dopo la loro uscita. In realtà ascolto i Pink Floyd da prima della pubblicazione di The Division Bell, il loro lavoro più "recente" che proprio quest'anno festeggia il ventennale, ma ricordo di essermelo comunque procurato almeno tre anni dopo la sua uscita. L'attesa e l'emozione per questo The Endless River erano dunque tante e il momento dello spacchettamento solenne.
Qualche giorno fa prendo coraggio, mi siedo sul divano e inizio a scartare la mia edizione deluxe (ovviamente!). La copertina non restituisce esattamente le stesse sensazioni che si provavano tenendo in mano quelle storiche create da Storm Thorgerson, che passavi settimane a rimirare in cerca di dettagli nascosti: erano come dei film, che partendo da un fermo immagine si trasferivano nella tua testa dove prendevano vita sollecitati dalla musica del disco che custodivano. Questa di The Endless River, come mi è capitato di leggere tempo fa in rete, assomiglia di più alla copertina di una rivista dei Testimoni di Geova (spero di non recare offesa a chi legge).
La confezione deluxe è più grande di quella standard e contiene qualche regalino in più, li potete vedere nella foto soprastante: un libretto con foto tratte dalle sessions '93-'94 e i dettagli dei brani, tre cartoline da collezione (la foto di Nick e David sarebbe da incorniciare!) e un dvd o blu-ray con l'intero album codificato in PCM e Dolby, tracce aggiuntive e qualche video.
Inserisco il cd nel mio impianto e inizio il viaggio.
Dopo circa 53 minuti riatterro sul divano e posso finalmente iniziare a farmi un'idea di cos'è The Endless River, perchè finora se n'era solo parlato, ma nessuno lo aveva ancora ascoltato.
Per me The Endless River è una scatola contenente del materiale che proviene da un tempo e da un spazio diversi dai nostri, parecchio più lontani. Avete presente quelle sonde spaziali che ogni tanto vengono lanciate verso i limiti del nostro sistema solare cariche di dettagli e informazioni sulla razza umana, di modo che se mai verranno intercettate da qualche intelligenza aliena questa potrà farsi un'idea su chi siamo e come siamo fatti? Tra l'altro Dark Side Of The Moon è stato inviato su una di queste sonde e negli anni '80 il live Delicate Sound Of Thunder venne dato una settimana prima della sua uscita a dei cosmonauti russi che lo portarono con loro per poterlo ascoltare su una stazione orbitante, divenendo così il primo disco a fare un giro nello spazio...
I brani di The Endless River sembrano comporre una sorta di messaggio in codice che dovrebbe riportare il DNA dei Pink Floyd così che possa essere custodito, studiato e preservato dalle generazioni future. Il problema è che la maggior parte di questo messaggio è andata perduta negli abissi siderali, nei pressi di qualche buco nero, laddove spazio e tempo vengono restituiti con dei valori diversi da quelli terrestri. La metà dei brani non raggiunge la soglia dei tre minuti e lascia l'ascoltatore interdetto, perchè quel codice risulta incredibilmente frammentato e difficile da decifrare. David, Nick e Rick ci portano indietro nel tempo in un viaggio d'esplorazione che ci fa ammirare splendidi e antichi pianeti lontani ormai inafferrabili, abitati solo dai nostri ricordi: questi pianeti si chiamano A Saucerful Of Secrets, Wish You Were Here, Animals, The Wall e The Division Bell.
Ma lo spazio è gelido e nonostante la vista tolga il fiato non è facile sentirsi a proprio agio in un ambiente buio e privo di calore.
Son partito con le migliori intenzioni e aspettative per questo viaggio che ho atteso vent'anni: sono un gilmouriano, David è il mio musicista preferito, adoro la sua musica, amo The Division Bell, mi piacciono le sperimentazioni e l'ambient è uno dei miei generi preferiti. Questo per dire che non ho passato gli ultimi mesi a denigrare un disco che doveva ancora uscire semplicemente perchè le premesse non mi soddisfacevano, ma ora che ho avuto modo di sentire l'album diverse volte, mi sento di dire che purtroppo The Endless River sarà anche un fiume senza fine, ma non va in nessuna direzione, anzi, si ha la sensazione non sempre piacevole che la sua corrente scorra al contrario. Nessuna traccia è all'altezza delle strumentali che si possono trovare in The Division Bell o su On An Island di Gilmour. L'estremo autocitazionismo toglie ogni merito di coraggiosa sperimentazione e spesso cede il passo alla noia. Alcuni passaggi risultano anche interessanti, ma la maggior parte del disco sa di rimasticatura e non riesce ad emozionare alla maniera tipica dei Floyd.
Mi sento in definitiva di sconsigliare l'acquisto di questo disco a chi non ha almeno un ventennio di ascolti floydiani alle proprie spalle. Semplicemente non è un disco per tutti. Nel senso che non è un disco per il frequentatore occasionale del gruppo inglese, ma neanche per chi li conosce bene ma non è un gilmouriano allo stadio terminale come il sottoscritto. Meno che mai lo farei ascoltare a chi si sta avvicinando per la prima volta ai Pink Floyd.
è indubbiamente un prodotto più da collezionisti che da "regular consumer"; avrebbe avuto più senso farlo uscire come un cofanetto di curiosità e outtakes indirizzato al pubblico dei completisti e grandi appassionati. Ma si sà, i tempi sono duri e il brand Pink Floyd generalmente è garanzia di introiti.
Mi spiace chiudere con questa nota di cinismo, che davvero mi sarei volentieri risparmiato, alla luce di tutte le cattiverie più o meno gratuite, più o meno argomentate che si sono lette in questi mesi.
L'ultimo disco dei Pink Floyd? Per me resta The Division Bell.

Voto: 6/10


9 commenti:

  1. mi sono sempre considerara tendenzialmente piu' watersiana quindi se la metti cosi' potrei tranquillamente pensare di tenermene alla larga.
    peccato.
    soprattutto traspare la tua profonda amarezza e me ne dispiaccio.

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  2. Io mi fermo a The Wall, già The Final Cut mi piaceva poco. Il disco me l'hanno regalato in uno splendido vinile che conservo intonso per i nipotini. ascoltato in mp3, non posso che trovarmi d'accorco con la tua recensione. E sei stato anche largo di manica.:)

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  3. Io non l'ho sentito e mi fido dei vostri giudizi, ma in questo caso la qualità del prodotto per me è secondaria. Bisogna che sia chiaro che questa è un'operazione di archivio a costo basso che, nella speranza del distributore, dovrebbe avere un buon margine di guadagno. Poi c'è tutta la pompa dei booklet, delle foto, del Dolby...tutti accessori "a posteriori". Detto questo, poi la musica può anche essere bella, bruttina, bellina....
    Speriamo che a questa non seguano altre operazioni analoghe. Perchè qualunque band che vada a rovistarsi alle spalle trova quintali di roba. Siamo veramente sicuri che vogliamo ascoltare tutto?
    ciaoo

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  4. Concordo con la tua recensione (pensavo che l'album alla fine ti sarebbe piaciuto ma è evidentemente troppo anche per un gilmouriano doc come te...), anche se la penso sostanzialmente come Blackswan sulla discografia del gruppo (anzi, come già scritto in precedenza, per me The Wall, pur essendo un capolavoro, è da considerarsi quasi il primo disco solista di Waters).
    Quello che non comprendo invece sono i molti fan (..e voglio dire, io i dischi dei Pink Floyd li ho letteralmente consumati visto che ho quasi 39 anni e li ascolto da quando ne avevo 15..) coi paraocchi che commentano i tanti pareri negativi sul web e insultando (letteralmente) il recensore di turno, gridano al nuovo capolavoro della band. Bah.
    Potere della fede...

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  5. Ancora non l'ho ascoltato, pure amando i Pink Floyd ammetto che la scimmia per questa "nuova" uscita del gruppo in me non è montata a dismisura. Lo ascolterò con calma, ma dopo aver letto la tua recensione temo la delusione cocente. Ammetto anche di non essere mai stato maniacale nella ricerca di "tesori perduti" delle varie band che ho amato limitandomi alle discografie più o meno ufficiali che in fin dei conti dovrebbero essere a rigor di logica quelle contenenti il materiale migliore. A volte un punto alla fine dell'ultima frase dovrebbe star lì e non venir continuamente cancellato.

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  6. Non è (quasi, visto che esiste anche il disco di Apicella con testi del Berluska) mai giusto denigrare un disco prima della sua uscita se si tratta di grandissimi come i Pink ecc... .
    Xò subodorare il "pacco", viste le premesse, era abbastanza facile. Pensare a delle outakes di TDB a chi come me (e a quanto leggo tanti altri) non ha ancora digerito l'album del 1994 è un campanello d'allarme fortissimo. Pensare che il disco non piaccia anche a te che segui pure le prove soliste di "panzone" Gilmour m'inquieta assai... . E mi chiedo alla fine il perchè di quest'operazione. Non credo che David e Nick abbiano bisogno di soldi. E neanche che la memoria di Wright possa essere onorata da un lavoro simile a quello da te descritto. Solo avidità della casa discografica? Boh!

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  7. Ma qui secondo me non solo questione di David o Nick e del loro portafoglio, qui c'è tutto un indotto di tecnici, illustratori, impiegati Warner e Parlophone, distributori, intermediari, rivenditori, negozianti...
    questa è un'operazione che conviene a chi la fa, è una ricerca d'archivio rivestita con la forma di un nuovo disco. Secondo me, in realtà i musicisti sono quelli a cui frega meno, se poi possono muovere l'economia e fare un paio di euro, meglio.
    Io torno a chiedermi se noi che ascoltiamo abbiamo bisogno di tutte queste operazioni. I fan dei Pink Floyd hanno Dark Side o Animals....cosa gliene frega di roba di seconda mano? Accontentiamoci del bello (anche se quantitativamente poco) e tralasciamo il resto.
    Ciaooo

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  8. La risposta, alla tua domanda ovviamente retorica è (di nuovo ovviamente) no! Non abbiamo bisogno di queste operazioni... . Epperò...però, scagli la prima pietra chi, di fronte al proprio superbeniamino, quello più beniamino di tutti, non ha la speranza che arrivi ancora qualcosa di bello e memorabile e sia disposto ad aprire x l'ennesima volta il portafoglio. Di volta in volta ci si caschiamo proprio tutti. Io mi augurerei che x rilanciare le vendite le case discografiche investissero gli stessi soldi che utilizzano x raschiare il fondo del barile dei "soliti nomi noti che tirano" x "imporre" qualche nome nuovo veramente e oggettivamente meritevole. Ma essendoci più rischi da prendere in tutto ciò, e soprattutto in un periodo in cui la musica viene vista dai più giovani e non solo come una cosa alla quale accedere gratis e senza "fatica", non accadrà mai. Meglio spremere qualche vecchio barbagianni (xchè qui, dai 30 in sù si è già di un'altra generazione rispetto ai "nativi digitali") che ancora qualche decina di euro x dei cd ogni tanto li spende, che lavorare x la "gloria" e basta... . Son brutti tempi... .

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    1. Eh...non fa una grinza. Però, alla fine, è colpa pure un po' nostra. Spendiamo, poi spariamo a 0. È dura, in questo millennio!))

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