sabato 2 agosto 2014

RIVAL SONS - "Great Western Valkyrie"

Davvero tante e succose le novità più interessanti di questa prima metà 2014, che se non altro per la musica sta dimostrando di essere un anno molto positivo. E forse tra vent'anni vederemo nei negozi di dischi, sempre se esisteranno ancora, ma ho i miei dubbi, edizioni speciali che celebreranno l'anniversario di opere che avranno lasciato un'impronta importante dietro di sè, esattamente come oggi succede con tutti quei lavori seminali e imprescindibili usciti tra il '91 e il '94. In quel caso, esattamente tra vent'anni, la gente non baderà a spese per portarsi a casa un piccolo gioiello uscito un paio di mesi fa nel nostro attuale presente: Great Western Valkyrie, il quarto disco dei Rival Sons. Ad oggi il disco più bello sentito quest'anno.
Il quartetto californiano ci catapulta immediatamente in un sound riesumato dalla fossa dei lontani e sepolti anni '70, i primissimi anni '70. Nel 2034, quindi, sembrerà di ascoltare un disco vecchio di più di sessant'anni, ma con un tiro che levatevi se non volete saltare per aria!
Anche un sordo si accorgerebbe di come i Figli Rivali siano cresciuti con i dischi degli Zeppelin, degli Who e dei Cream sotto al cuscino. Ogni pezzo trasuda di un classic rock celebrativo e citazionista quanto volete, ma che mai suona artefatto, posticcio, plasticoso o parodistico. La band riesce ad attingere dalle proprie radici per trarre linfa nuova e creare un prodotto che è un fiore che splende di una bellezza propria.  Oltre ai gruppi citati si sentono chiaramente anche reminiscenze di Janis Joplin e Pink Floyd. Nel caso di quest'ultimo gruppo la citazione si trasforma quasi in plagio nel brano di chiusura che è  scritto con la carta carbone posta sopra la parte centrale di Echoes, ma suona così bene e  in maniera talmente attinente allo spirito del disco, che non dà per nulla fastidio, anzi, non fa che impreziosire questa magnifica scatola di latta per biscotti rimasta sepolta nel giardino dietro casa per quasi mezzo secolo, che una volta aperta conserva ancora intatta tutta la fragranza del suo contenuto. Insomma, un disco che ti fa battere i piedi a terra e agitare la testa a tempo per tutti i suoi 47 minuti di durata, incredulo di poter sentire ancora oggi una musica così "classica" e ben suonata, senza che stanchi o risulti stucchevole. Sembra quindi che i Rival Sons si siano chiusi in un container polveroso nel mezzo del deserto fuori Los Angeles con la loro collezione di classici del rock e ne siano usciti con un greatest hits cantato alla maniera di Jack White.
Davvero imperdibile! Il consiglio quindi non è quello di aspettare il ventesimo anniversario del disco per acquistarlo, perchè sicuramente voi sarete invecchiati, ma questa musica non mostrerà una sola ruga. Correte a comprarvelo e amatelo, del resto basta l'ascolto di Where I've been per capire di aver speso bene i vostri soldi. Vivete il vostro presente.

Voto: 10/10

6 commenti:

  1. Ti do fiducia.me lo procuro!

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  2. La recensione invoglia, sbaglio a il gruppo di Andrea propose proprio un pezzo dei Rival Sons l'altra sera?

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    1. No, non sbagli! Io quel pezzo non lo conoscevo, ma mi ha subito colpito e quando un brano ti fa drizzare le antenne anche quando è coverizzato in maniera amatoriale secondo me ti dà la giusta dimensione di quanto sia figo il gruppo originale...

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  3. Azz 10/10! Allora dovremo ascoltarcelo! Thankss

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  4. Discone ! Gli avevo dato 7, ma continua a crescere ascolto dopo ascolto: è in heavy rotation sul mio ipod da ormai due mesi.

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  5. Lunedì lo compro senza ombra di dubbio..
    Grazie adorato Blood Brothers....
    Un bacio!

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