domenica 24 agosto 2014

2 A.M.

1993, terminato il fortunatissimo tour di supporto a Fear Of The Dark, all'apice del successo planetario, Bruce Dickinson lascia gli Iron Maiden, una delle più grandi e importanti band metal di sempre.
I fan sono scossi e preoccupati per il futuro del gruppo.
Bruce se n'è andato per problemi personali con Steve Harris, bassista e fondatore dei Maiden, una macchina da guerra troppo imponente ed invadente per permettere all'irrequieto cantante di fargli perseguire parallelamente una carriera solista. Per Bruce nulla è mai abbastanza ed essere semplicemente il cantante dei Maiden non gli basta più.
1995, esce The X Factor, con Blaze Bayley alla voce.
è il caso di dire che in quei giorni la Vergine di Ferro si fece "Il Segno della Croce", perchè rimpiazzare uno come Dickinson è una cosa impossibile, venisse anche Gesù Cristo a cantarti i pezzi e il popolo metal difficilmente accetta di buon grado i cambiamenti, specie quelli di line up, soprattutto quelli di cantante, ancora peggio se quel cantante fa Dickinson di cognome...Insomma, sicuramente avranno avuto parecchia "paura del buio" che li si poneva davanti dopo vent'anni di carriera ad altissimi livelli.
In quegli anni gli Iron non erano tra i miei ascolti preferiti, quindi non patii troppo la cosa, ma di certo non avrei voluto essere nei panni del povero Blaze! Sentivo i commenti dei miei amici, su di lui, sulle sue doti vocali e sul disco stesso: non erano dei giorni felici per i fan malcontenti e non erano semplici per i Maiden; pensate per Blaze... Certo visivamente non si presentava come un tipo particolarmente simpatico: sguardo truce, basette alla Pelù, pose da rocker maledetto ed incazzato...davvero lontano anni luce dalla persona solare ed energica che era stata Dickinson, trascinatore di folle oceaniche, con un carisma pari forse solo a quello di Freddy Mercury. Il disco prendeva critiche da tutte le parti, perchè i pezzi erano molto meno potenti dei classici cavalli di battaglia dei Maiden, erano lunghissimi, cupi, più lenti, le chitarre sembravano imbavagliate e suonavano ritmiche e assoli già sentiti...l'incontentabile popolo metal aveva decretato quasi unanimamente un giudizio negativo. In realtà il disco è un lavoro sofferto, uscito in un momento molto particolare sia della vita della band, che di quella personale di Steve Harris, che stava divorziando e gli era da poco morto il padre. I testi sono naturalmente cupi e più introspettivi del solito. Non mancano le citazioni cinematografiche e letterarie tipiche dei dischi dei Maiden, ma si soffermano maggiormente sulla sofferenza personale, sulla solitudine, la guerra e i traumi che essa porta con sè. A Blaze toccava così il compito di esporsi di fronte ad un pubblico che sentiva la mancanza di Dickinson e di cantare dei testi particolarmente difficili che pesavano come un ulteriore fardello. Le capacità vocali del nuovo cantante non erano neanche lontanamente paragonabili a quelle di Bruce, ma come avrebbe potuto essere altrimenti? Piacciano o meno gli Iron Maiden, Bruce Dickinson è oggettivamente un artista irriproducibile, con un talento, un carisma, una personalità, un'energia e una tecnica vocale senza pari. è fuori discussione. Da fan non sfegatato degli Iron, a mio giudizio è il miglior cantante che abbia mai messo piede su un palco. Se avete dei dubbi in proposito guardatevi un qualunque dvd live del gruppo e se la sua voce non riesce a far cantare anche le vostre budella, beh, allora siete già morti e non ve ne siete ancora accorti!
Insomma, se all'inizio Blaze non mi stava particolarmente simpatico e del disco non mi interessava molto, col tempo, ragionando sull'argomento, la mia opinione è cambiata.
Personalmente mi è sempre piaciuto il timbro roco e cupo di Blaze, anche se non riuscirà mai a cantare Where Eagles Dare, ma poco importa. è il suo personaggio che mi interessa, il ruolo che ha dovuto ricoprire, il peso delle critiche che ha dovuto subire che pian piano me l'hanno fatto diventare simpatico. Anche il modo in cui si è fatto da parte quando Bruce è ritornato nella band...beh, è abbastanza triste se ci pensate. Quel posto appartiene di diritto e storicamente a Dickinson, non c'è niente da fare, è una legge di natura, Iron Maiden = Bruce Dickinson! Era il mondo che lo gridava e così è stato. Blaze però non la prese molto bene. Passi da essere un cantante pressochè sconosciuto a girare il mondo con uno dei gruppi più importanti del pianeta e poi...improvvisamente la ruota gira di nuovo, ma a questo giro perdi. Tutto.
Quando Dickinson dichiarò che era disposto a rientrare negli Iron, Harris non voleva cacciare Blaze, ma è stato costretto a farlo di fronte alle minacce degli altri componenti del gruppo, pronti a mollare tutto se Blaze non si fosse fatto da parte per far rientrare Bruce. Potete immaginare quello che può significare? I tuoi stessi compagni di band che ti prendono a calci in culo perchè a te preferiscono il loro amico storico che li ha scaricati anni prima per inseguire un sogno tutto suo... Non tutti hanno il carattere di Mustaine per riuscire ad elaborare una cosa del genere e Blaze ci ha messo un bel po'.
Qualche anno fa riascoltavo The X Factor e mi dicevo: cavolo, ma questo è un gran bel disco, ad avercene...
Diversi giorni fà l'ho ripreso e oltre alle solite canzoni che mi son sempre piaciute ne ho riscoperta un'altra: 2 A.M. La musica mi ha emozionato, il testo mi ha commosso. Per la verità non è niente di così eclatante, sono le riflessioni di una persona che pensa quanto sia patetica la sua vita, rincasando alle 2 di notte dal lavoro e mettendosi a guardare la TV perchè disperatamente sola.
Nel 2008 Blaze rimane davvero da solo, perchè sua moglie muore per un'ischemia.
E adesso lo guardo in questo club di Londra, a cantare quella vecchia canzone degli Iron, una canzone scritta in un momento difficile, che parla di solitudine, ma prima che lui rimanesse davvero da solo, prima che perdesse tutto...
Grazie Blaze, hai ancora una bella voce e sei ancora in grado di emozionare chi ti ascolta: non hai perso tutto...




I get in from work at 2 a.m. and
sit down with a beer
Turn on late night TV and then I
wonder why I'm here
It's meaningless and trivial and it
washes over me
And once again I wonder is this
all there is for me
Here I am again
Look at me again
Here I am again
On my own
Trying hard to see
What there is for me
Here I am again
On my own
Life seems so pathetic I wish I
could leave it all behind
This canvas chair, this bed, these
walls that fall in on my mind
Hold on for something better
That just drags you through the
dirt
Do you just let go or carry on and
try to take the hurt
Here I am again look at me again
Here I am again on my own
Trying hard to see what there is
for me
Here I am again on my own
Oh, here I am again look at me
again
Here I am again on my own
Trying hard to see what there is
for me
Here I am again on my own
Here I am again look at me again
Here I am again on my own
Trying hard to see what there is
for me
Here I am again on my own
I am again, I am again
I am here on my own

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...