domenica 29 dicembre 2013

Solo Dio perdona

Dopo l'enorme successo di Drive Nicolas Winding Refn torna a stupire il pubblico di Cannes con questo lavoro che ospita nuovamente il grandissimo Ryan Gosling nel ruolo di protagonista della pellicola.
Solo Dio perdona non è un film convenzionale e non tutti i giurati del festival, o gli spettatori in generale che l'hanno visto, l'hanno trovato all'altezza del predecessore, anzi, molti hanno storto il naso e hanno giudicato male questa pellicola che sicuramente divide l'opinione critica.
Refn confeziona con perizia formale strepitosa una storia di vendetta tipica di un certo cinema orientale, si pensi a Old Boy di Park Chan-wook tanto per fare un esempio, quel tipo di storia alla quale si è ispirato anche se con modi e intenti totalmente diversi il Tarantino di Kill Bill, attingendo però a piene mani dall'immaginario surreale e visionario che si riscontra nel David Lynch più classico, soprattutto nella prima parte, dove numerose scene richiamano immediatamente alla memoria le atmosfere di pellicole come Velluto Blu o Inland Empire, che gli adoratori del regista del Montana (tra cui il sottoscritto!) hanno imparato ad amare.
Solo Dio perdona è un film minimalista, perchè minimale è la trama, stringata e resa ai minimi termini spogliata di ogni orpello o colpo di scena nella sceneggiatura, e minimali sono i dialoghi: lo stesso Gosling pronuncerà sì e no tre frasi in tutto il film e anche la sua enorme personalità scenica che ha saputo eccellentemente dimostrare in altri lavori qui è schiacciata e compressa da un lavoro di sottrazione che rende l'attore canadese intrappolato nella visione di Refn, esteticamente perfetta, ma che lascia poco spazio ai suoi attori per esprimersi al meglio.
Al di là delle atmosfere visionarie e rarefatte, Refn da Lynch prende soprattutto il gusto per l'immagine fotografica, per la scena perfettamente inquadrata e incorniciata con una composizione del piano e degli elementi profilmici che fanno pensare più all'esecuzione di una foto o di un quadro che ad una messinscena cinematografica.
Le immagini sono semplicemente magnifiche, incorniciate da elementi architettonici lineari e puliti, con una fotografia che contrasta fortemente i colori e fa un abbondante uso delle ombre e delle tonalità di rosso.
Ogni fotogramma è attentamente curato e creato come una perfetta foto suggestiva e evocativa, al cui interno l'azione è pressochè cristallizzata in pose fisse e sguardi intensi ma immutabili.
Il regista danese "sporca" l'immagine solo con il suo classico uso della violenza e delle scene più macabre, sulle quali indugia con un certo compiacimento, come già fatto in altri film, interessato all'estetizzazione dell'atto violento e alle dinamiche che regolano il rapporto gerarchico e di imposizione del comando tra due individui.
Il film è indubbiamente interessante, ma se siete alla ricerca di una trama avvincente o di personaggi particolarmente sfaccettati tenetevene alla larga, poichè in questo Solo Dio Perdona forse la forma è più importante della sostanza e proprio perchè neanche voi siete Dio, forse concederete il perdono a Refn solo se siete affascinati dalla bellezza di una impeccabile composizione formale del piano.

2 commenti:

  1. Non avevo letto critiche entusiastiche x questo film e mi pare che tu confermi che non si sia di fronte ad un capolavoro.
    A proposito di Gosling, ricordami che ti devo passare The Believer, il film che l'ha lanciato.

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  2. Non imprescindibile in effetti, però merita d'esser visto, tutto sommato.
    The Believer l'ho rivisto di recente, thx! Gosling lì era già strabravo!

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