giovedì 10 ottobre 2013

Rush

Questa stagione cinematografica si sta rivelando davvero densa di produzioni che meritano di essere viste sul mega schermo, anche se il rapporto con le sale cinematografiche è sempre più teso e vissuto con fastidio dal sottoscritto, come più volte detto in altri post che trattavano l'argomento.
Rush si differenzia dagli ultimi film che ho visto al cinema per un unico, forte e valido motivo: accese le luci, al termine della proiezione, mi sono alzato dalla poltrona con la sensazione di aver visto davvero un ottimo film, senza troppi se o ma.
Magari non un lavoro perfetto, ma che ha saputo coinvolgermi, emozionare e divertire per tutta la sua durata.
Howard, si sa, le storie le sa raccontare e quella dell'eterna rivalità tra il pilota inglese James Hunt e l'austriaco Niki Lauda è una pagina classica della storia della F1 e delle sfide sportive.
Non sono un esperto dell'argomento, ma mi piace la F1 e le emozioni che regala, o meglio, che era in grado di regalare fino agli anni '90, più o meno. L'adrenalina che la pellicola trasmette scorre copiosa fino all'ultima scena, grazie alle splendide inquadrature riprese con la camera car e i segmenti di gara che, a detta degli esperti, sono stati ricostruiti con precisione maniacale, anche se qua e là sono state aggiunte delle cose che nella realtà non si sono verificate; la storia di questi due uomini coinvolge e appassiona, commuove e fa soffrire, merito di una recitazione impeccabile sia da parte di Chris Hemsworth che di Daniel Brühl.
L'unica pecca, non proprio piccolissima, è rappresentata da una certa caratterizzazione macchiettistica di alcuni personaggi, soprattutto secondari, che farà storcere il naso a parecchi spettatori italiani.
In una scena del film Lauda viene soccorso da due nostri compaesani, dopo che l'auto che guidava sulle strade collinari nelle vicinanze di Trento (particolare affatto irrilevante!) rimane in panne a bordo strada.
Già è infelice la battuta della donna che accompagna il pilota e che vuole sfruttare la sua avvenenza per fermare qualche volenteroso autista per farsi dare una mano ("dopotutto siamo in Italia..."), ma quando dall'auto che si è fermata scendono due italiani che parlano con pesantissimo accento meridionale, capelli lunghi, oleosi e scuri, baffi e vestiti da straccioni, inscenando un patetico teatrino da commedia dell'arte, una fitta prende al petto lo spettatore. Tanto valeva far arrivare due uomini vestiti da Pulcinella con pizza e mandolino in mano. Non che la scena abbia urtato la mia sensibilità di italiano o il mio onore patrio, ma caratterizzare due italiani, che tra l'altro, ricordo, dovrebbero rappresentare gli abitanti di una località nelle vicinanze di Trento, in questo modo becero, facendo uso dei più logori e detestabili cliché popolari è davvero uno scivolone imperdonabile per un film di questa portata. è come se un regista italiano ambientasse un film a New York facendo vestire ai suoi attori stivali e cappello da cowboy, giusto per chiarire che quelli sono americani! Così, gli italiani fanno la solita figura vanziniana e non sono i soli ad uscirne un po' acciaccati, dato che i cliché tornano nelle scene che riguardano il Gran Premio del Brasile. Potete facilmente immaginare e indovinare quale fossero le immagini che accompagnavano questa scena all'interno della sequenza ad ellisse che mostrava l'avanzamento del Mondiale di F1... E che dire dell'omissione totale del nome di Arturo Merzario, il pilota italiano che salvò la vita a Lauda soccorrendolo durante l'incidente e estraendolo dal rogo infernale sviluppatosi nell'abitacolo della sua monoposto?...
I soliti esperti dicono che i due protagonisti principali siano stati tratteggiati con fare meticoloso e puntuale precisione storica, ma io che non ne so niente, ho un po' il sospetto che comunque Howard si sia lasciato prendere un pelo la mano nel descrivere soprattutto Hunt, che sarà stato sì un donnaiolo, ma ci viene mostrato spesso a petto nudo, coi capelli sulle spalle, con una birra in una mano e una sigaretta nell'altra, mentre ha appena finito di castigare la bellona di turno...sembra troppo spesso la versione bionda di Jim Morrison... Comunque, a parte queste piccole obiezioni e lasciando, amaramente, correre gli scivoloni, Rush è un film che va visto. Anzi, non vedo l'ora esca su blu-ray, sperando in qualche contenuto speciale succulento, non tanto sulla realizzazione del film, ma qualche documentario sui due veri piloti, con qualche immagine di repertorio delle loro gare infuocate.
Se ancora non l'avete visto, affrettatevi al cinema!

3 commenti:

  1. Bro, mi ritrovo al 100% nella tua recensione! E non è una cosa così scontata, a volte si va con qualcuno al cinema e a fine film quando se ne discute sembra di aver visto due pellicole diverse!

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  2. Se vi interessa affrettatevi sì, ormai i film al cinema durano meno di un'influenza. Bastardi distributori o gestori o di chi cazzo è la colpa!

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    Risposte
    1. Hai troppo ragione, Firma!

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