giovedì 25 luglio 2013

EDITORS - "The Weight Of Your Love"

Dopo lo scadente In This Light and on This Evening (2009), che con la sua elettronica pomposa e fastidiosa portava il sound della band di Birmingham su territori ben lontani da quelli coperti dai primi due album, The Back Room (2005) e An End Has a Start (2007), entrambi piccoli gioielli del revival post-punk, questo quarto disco era molto atteso da chi, come me, aspettava di vedere quale sarebbe stata la mossa di Tom Smith e soci, per decidere se abbandonare le speranze riposte in uno dei gruppi più interessanti dell'ultimo decennio, o conceder loro un'altra chance.
Mi rendo conto che The Weight Of Your Love non sarà una risposta granitica per tutti coloro che ne attendevano l'uscita per sapere se poter continuare a seguire la band o metterci definitivamente una pietra sopra: un disco del genere ovviamente divide, come probabilmente avrà diviso a suo tempo In This Light and on This Evening, ma in più ha la responsabilità di raccogliere intorno al gruppo i vecchi fan delusi dall'album precedente o di congedarli una volta per tutte.
Sicuramente chi si aspettava un ritorno alle sonorità indie avrà rigettato il nuovo lavoro degli Editors con non poco fastidio, e probabilmente altrettanto avran fatto coloro che si aspettavano una continuazione sulla strada elettronica intrapresa nel terzo disco.
The Weight Of Your Love sancisce in definitiva un nuovo cambiamento di direzione da parte del gruppo, che esce con un lavoro completamente diverso dai precedenti e lontano dalle aspettative di molti. Insomma, un disco così è un bel rischio, perchè può farti perdere parecchio seguito, ma anche guadagnare l'attenzione di nuovi ascoltatori.
Abbandonato l'indie e il post-punk, esattamente come l'elettronica, e con due nuovi musicisti nella line up, questo disco risulta indubbiamente più facile da ascoltare dei suoi precedenti, essendo più melodico e musicalmente meno cupo e tirato. Le canzoni non han più il tempo scandito in sedicesimi o in levare, com'è tipico di certa new wave, ma son più "canoniche", più vicine ad un rock-pop più convenzionale (e ruffiano, qualcuno dirà).
Lo stesso Smith stupisce per il cambio di stile che ha apportato al suo modo di cantare, sempre più distante da quell'Ian Curtis del quale si sentivano inconfondibili le influenze nei primi dischi, e ora invece molto, molto vicino allo stile di un certo Nick Cave, che risulta, non solo vocalmente, a mio parere il maggior artista di paragone e d'ispirazione per buona parte del disco.
A questo proposito, le influenze presenti nel disco sono davvero tante e notevoli: si va da certe (vaghe, per la verità!) reminiscenze dei Radiohead di Kid A e Ok Computer e la Björk di Army of me nel giro di basso di Sugar, al power-pop a là Simple Minds e U2 di A Tone of Love.
Ecco, gli U2 di riferimento qui non sono più quelli di Boy o War, ma piuttosto quelli del periodo The Joshua Tree.
I Coldplay sono dietro l'angolo in pezzi come What Is This Thing Called Love, ballata pop che farà storcere il naso a molti, ma che crea un po' l'ossatura di questo disco, basato su tonalità e arrangiamenti sì morbidi ma non per forza scontati.
Il Nick Cave di The Boatman's Call e No More Shall We Part (e scusate se è poco!!!) fa capolino nella strofa di Honesty e integralmente nelle magnifiche Nothing e The Phone Book, forse i due pezzi più belli del disco.
Hyena invece sembra uscita da un album dei R.E.M. e incanta ancor di più nella sua versione acustica presente nel secondo cd della versione deluxe, che consiglio davvero caldamente a tutti coloro che son rimasti davvero colpiti dalla qualità di questo disco, che ha dimostrato che, a prescindere dalla forma scelta per le loro canzoni, gli Editors sono ancora in grado nella sostanza di emozionare i propri ascoltatori, anche facendo delle scelte coraggiose (verso il pop?!...diranno i più maliziosi). Io dico scelte coraggiose perchè comunque li espongono al rischio di perdere per strada i fan della prima ora raccoltisi intorno al gruppo grazie ai loro primi lavori, anche se con questo The Weight Of Your Love sapranno trovare sicuramente nuovi apprezzamenti. Inoltre penso che l'allontanarsi da un certo stile indie non comporti automaticamente lo scadere della qualità del lavoro di un gruppo che ha comunque saputo prendere come riferimento per la sua nuova incarnazione l'opera di artisti enormi come quelli citati.

Voto: 7.5/10



2 commenti:

  1. Bro L'Adri Waters25 luglio 2013 19:41

    Beh, Coldplay a parte, tutti gli altri nomi che tiri fuori x questo disco m'invogliano all'ascolto. Provvederò al + presto!

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  2. A me piacevano molto, ma questo disco l'ho trovato indigeribile.

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