giovedì 2 maggio 2013

McCoy Tyner - Roy Haynes live @ Torino Jazz Festival

è stato insolitamente clemente l'uggioso cielo di Torino durante le ultime due serate: non è piovuto sulle teste dei fortunati, me compreso, accorsi in Piazza Castello per assistere a due concerti evento, due performance imperdibili per gli amanti del jazz e della storia della musica più in generale.
Martedì sera si è esibito a dieci metri dai miei occhi McCoy Tyner, grandissimo musicista noto oltre che per le sue numerose incisioni da solista, per essere stato lo storico pianista del classico quartetto di John Coltrane, uno dei miei musicisti preferiti e dei miei idoli, oltre che ovviamente uno dei sassofonisti più grandi di tutti i tempi, capace di ridefinire il ruolo di questo strumento all'interno del jazz e di cambiare le coordinate di sviluppo del genere stesso.
 Tyner si è esibito con una formazione a sette, comprendente anche Gary Bartz al sax, musicista che ha collaborato anche con Miles Davis, Mingus, Max Roach e Art Blakey, e Giovanni Hidalgo alle percussioni, uno dei suonatori di congas più famosi al mondo.
Il set è stato incredibilmente emozionante, Tyner e i suoi Latin All Stars ci hanno trasportato in un viaggio che ha toccato le coste dell'Africa, del Sud America e degli Stati Uniti in crescendo emozionali da far venire i brividi. Il suono "sporco" della mano sinistra di Tyner si contrapponeva agli svolazzi melodici della mano destra, che mischiandosi e talvolta elevandosi dai pattern ritmici di stampo latino delle percussioni e del basso, creavano continue, sinuose dinamiche contrappuntate dai fiati. Difficile spiegare a parole le emozioni che si possano provare all'ascolto di una musica la cui struttura va oltre i canoni ai quali le nostre orecchie mediamente sono abituate e che arriva dritta al cuore, portando con sè sensazioni, odori, colori e immagini di un mondo esotico, affascinante e lontano. Aver avuto anche solo la possibilità di vedere dal vivo Tyner è stata di per sè un'esperienza memorabile e una fortuna enorme, ma aver ascoltato con così grande emozione un'esibizione di così alto livello è stato maggiormente soddisfacente, un piacere che va oltre la realizzazione di essere a pochi metri da una leggenda vivente.

Ieri sera invece, sul palco è salito Roy Haynes.
Roy è un'icona assoluta nel mondo del jazz: è un punto di riferimento per tutti i batteristi del mondo, perchè il suo stile ha cambiato totalmente la maniera di suonare e di approcciarsi alla batteria jazz.
La sua carriera farebbe impallidire per qualità e durata quella dei più grandi dinosauri del rock'n'roll: Roy è infatti sulla scena da oltre settant'anni e ha suonato davvero con chiunque, da Davis a Coltrane, da Getz a Monk, da Shepp a Dolphy, e poi Corea, Brubeck, Petrucciani, Metheny...è praticamente un museo vivente della storia del jazz!
Il suo quartetto si chiama The Fountain Of Youth e a vederlo sul palco si capisce il perchè di quel nome: Roy non solo si esibisce dietro alle pelli con il vigore di un ventenne, ma parla col pubblico con fare da showman navigato e non si lascia neanche sfuggire l'occasione di dirci quanto si senta a suo agio su quel palco cantandoci e danzandoci (!) un breve frammento di I Feel Good di James Brown!...Una roba che mai e poi mai sogneresti di vedere durante il concerto di un jazzista che ha più anni di tuo nonno!
Il set è completamente diverso da quello di Tyner, è molto più lento, più "accademico", più da ballad, quindi anche più difficile da seguire, ma quando il quartetto esplode in un pezzo bebop, l'energia è inarrestabile e Jaleel Shaw al sax soprano ci butta addosso uno sheet of sound alla Coltrane che lascia di stucco.
C'è anche spazio per un assolo di batteria prima dei saluti. Roy è una star e in quanto tale non si risparmia.
Non capita tutti i giorni di assistere a due concerti di fila di due colossi della musica, ma a Torino, una volta all'anno, il Jazz Festival diventa una piacevole eccezione alla regola!

PS: ricordo che stasera, alle 21-21.15 sarò on-line su Grooveshark per un deejay-set in streaming (lag permettendo); vi attendo numerosi e aspetto i vostri commenti sull'evento, a fine serata nel post che precede questo.

2 commenti:

  1. Che invidia. Sei riuscito a vedere McCoy Tyner. Non ci sono proprio riuscito. Un peccato. Sarebbe stata l'ideale conclusione di un percorso che ho fatto nell'ultimo anno, ascoltando tutti i suoi album da solista fino all'81 (ho cominciato con Inception del '62 e ho finito con 13th House dell'81, appunto).

    P.S.: Ehilà, anche tu su Grooveshark? :)

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    Risposte
    1. Eh sì, un vero peccato che ti sia perso un così bel concerto, tra l'altro a due passi da casa...
      Ha eseguito una versione magnifica di "Ballad for Aisha" e ha chiuso con "African Village".
      Complimenti comunque per il tuo "percorso"!
      Se può mitigare la tua invidia ti dico che ho letto con poca attenzione il programma del festival, così mi son perso poco dopo Haynes Bill Evans e Mike Stern!
      Becchiamoci su Grooveshark! Ora che sai dove sono magari ti aggiungi come "follower" così ti tengo "sott'occhio" ;)

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