venerdì 1 febbraio 2013

Boss Time pt.1


Se ami Springsteen conosci sicuramente a menadito i suoi dischi e le tappe fondamentali della sua lunga e articolata carriera. Tuttavia, mi son reso conto proprio parlando con alcuni Blood Brothers, che Bruce ha fatto talmente tante cose che sta diventando difficile, quando si pensa alla sua monumentale discografia e esperienza artistica, riuscire sempre a collocare un lavoro o un evento nella giusta cornice temporale. Non parlo magari della data di pubblicazione di un disco come Born To Run, ma ad esempio dell'anno in cui il Boss è entrato a far parte della Hall Of Fame o in che anno ha suonato nell'Half Time del Super Bowl, cose così.
Era da tempo, quindi, che desideravo stilare una cronologia springsteeniana "stringata", ma sufficientemente esaustiva, che aiutasse a metter ordine mentalmente tra le pietre miliari del nostro Jersey Devil, soprattutto in vista delle date italiane di quest'estate. Non fatevi cogliere impreparati, date una ripassatina!

1973:  Esce l'album d'esordio Greetings from Asbury Park, N.J., già carico di personaggi e suggestioni romantiche legate alla vita del boardwalk dell' allora ancora rinomata località turistica e balneare della costa atlantica.                                                                    




Lo stesso anno viene pubblicato The Wild, the Innocent & the E Street  Shuffle. Il disco è meno acustico del precedente, è più "jazzy", notturno e stradaiolo e lascia maggior spazio alle parti strumentali di una E Street Band ancora in via di sviluppo. Le storie attingono ancora dalla realtà e dalla fantasia di un giovane musicista che sente di dover tagliare il cordone ombelicale che lo lega alla piccola città di provincia teatro di divertimenti e avventure adolescenziali, ma anche troppo limitante per le aspirazioni di chi sogna di diventare il nuovo Elvis, più che essere visto come il discepolo di Dylan. è ora di attraversare il fiume, è il momento di prepararsi al rito iniziatorio del rock'n'roll e dell'età adulta. Le storie dei sobborghi di Manhattan cominciano ad affollare l'immaginazione del giovane cantante del New Jersey, che vede in New York la sua personale Terra Promessa, un luogo in cui poter realizzare il proprio Sogno.


1975: Born To Run concretizza l'idealizzazione e la volontà della fuga romantica da una città di perdenti verso un posto in cui vincere.
è il disco del tutto o niente, l'ultimo grande tentativo di partire per un viaggio lungo una vita cercando di coinvolgere quanta più gente possibile. Bruce si chiude per mesi in studio di registrazione cercando di condensare in otto tracce venticinque anni di storia del rock. I musicisti sono sottoposti a sessioni di sedici ore consecutive (è il tempo che il povero Clarence resterà in piedi davanti al microfono per registrare il suo assolo di Jungleland) nelle quali Bruce è alla ricerca del suono perfetto, dell'arrangiamento perfetto per un disco che deve essere perfetto. Ernest Carter, il batterista che aveva già sostituito Vini Lopez, e il pianista David Sancius non resistono a questo tipo di pressione e abbandonano la band, sostituiti rispettivamente da Max Weinberg e Roy Bittan. Al gruppo si aggiunge anche il miglior amico di Bruce, il chitarrista Steven Van Zandt, entrato in sala solo per dare una mano con l'orchestrazione dei fiati in Tenth Avenue Freeze-Out.
Il disco ha un successo enorme e Springsteen, finalmente affrancatosi dall'immagine del "nuovo Dylan", porta il suo rock anche in Europa. Arrivano i primi consensi di pubblico, unanimamente positivi. Con questo disco ci si confronta con dei brani che costituiranno anche nelle decadi successive l'ossatura della poetica springsteeniana. Dopo la premessa dei due album precedenti, BTR rappresenta il primo capitolo del "grande romanzo americano" scritto da Bruce.

1978: Dopo tre anni di silenzio e una lunga e sofferta battaglia legale con il suo vecchio manager, Bruce torna in studio per incidere il disco della sua maturità personale, Darkness on the Edge of Town. Il disco è l'ideale continuazione di BTR ed allo stesso tempo ne rappresenta il rovescio della medaglia. Nel buio ai confini della città Bruce scorge il luogo in cui si raccolgono i sogni infranti e le promesse non mantenute, dove le persone pagano il prezzo per aver desiderato cose che solo in quel buio si possono trovare, dove nessuno ti fa domande o ti guarda troppo a lungo in faccia. La Terra Promessa è un miraggio irraggiungibile e il Sogno Americano una favola che ti fa guidare fino alla fine dell'autostrada, dove rimani solo con te stesso a dover trovare dentro di te la forza per ingoiare le tue sconfitte e accettare la tua vita così com'è. La fuga non porta da nessuna parte. Bruce omaggia in questo disco i nuovi eroi della sua poetica, non più i fuggitivi ribelli in cerca di un posto in cui affermarsi, ma coloro che resistono e rimangono dove sono ad affrontare il peso di una vita per lo più ingrata, i lavoratori, gli abitanti del suo paese, della sua comunità. Ma l'accettazione non è sempre sconfitta, è solo un passaggio fondamentale nel processo che porta ad essere adulti, è solo una presa di coscienza che spinge ancora a combattere, a trovare un modo per sputare in faccia a questi "postacci".
Per molti, moltissimi fan di Springsteen, questo è il suo periodo migliore. Memorabili molti concerti del tour di Darkness, uno su tutti, quello del 19/09/78 al Capitol Theatre di Passaic, New Jersey, immortalato da uno dei più classici e ambiti bootleg di sempre: Piéce de Resistance, dallo zoccolo duro ritenuta la testimonianza del miglior concerto dell'intera carriera del Boss.

1980: Il doppio The River porta il successo di Springsteen a livelli ancora maggiori: il cantante è ora una rock star di fama mondiale.
Il disco, vero e proprio compendio di rock americano, è ricco di brani già presentati durante il tour del precedente lavoro.
In pezzi come Stolen Car s'intravede la nuova direzione poetica del musicista, che incomincia a distaccarsi dai personaggi dei suoi brani per concentrarsi su una maggiore caraterizzazione psicologica che chiama in causa i diversi aspetti di una relazione tra due persone.

11/04/81: All'Hallenstadion di Zurigo, gli italiani hanno finalmente per la prima volta la possibilità di entrare in contatto con Springsteen. Per molti adolescenti della nostra penisola quel live divenne il proprio rito di passaggio, una sorta di secondo battesimo; i due terzi del pubblico sono tricolore.

1982: Il successo mondiale, le aspettative e le pressioni che gravano su Springsteen hanno l'effetto di distruggerlo psicologicamente.
Chiuso in casa, con una chitarra acustica, un'armonica e qualche altro semplice strumento, Bruce incide su un registratore a quattro piste un nastro che porterà per settimane nella tasca dei suoi jeans. Su quel nastro ci sono i brani che compongono Nebraska, uno dei suoi dischi più cupi, amati e cinematografici. Le storie sono disperate e sono popolate da personaggi alla ricerca di una ragione in cui credere. Lo stile narrativo si fa ancora più scarno che nei precedenti lavori, dei quali BTR rappresentava il momento di svolta anche dal punto di vista lirico, oltre che musicale, allontanandosi da quei testi torrenziali e visionari dei primi due album. L'essenza di una ricerca interiore portata avanti attraverso la voce dei personaggi che raccontano la loro storia rivolgendosi direttamente, in prima persona all'ascoltatore, è sottolineata dalla semplicità stilistica del disco, per nulla iper-prodotto, anzi, fedele al master originale su nastro registrato dallo stesso Bruce nella sua camera da letto; Nebraska è questo: la voce di Bruce, la sua chitarra acustica e i fantasmi che popolano l'autostrada che va dall'omonimo stato a quello del Wyoming.

1983: Van Zandt abbandona la E Street Band per dedicarsi alla carriera solista col nome di Little Steven.

1984: Esce Born In The U.S.A., il disco in assoluto più famoso di Springsteen, un disco il cui successo è paragonabile solo al suo fraintendimento da parte di chi lo acquista, e non son pochi, soprattutto tra i reganiani, quelli che se lo portano a casa pensando di aver comprato un album di canzoni che inneggiano al patriottismo a stelle e strisce. Qualcuno ancora ora non l'ha capito, ma gli intenti di quell'album e di quella canzone in particolare, erano ben altri!
Per certi versi può essere considerato la controparte elettrica di Nebraska, poichè, a ben vedere, le tematiche non son poi troppo diverse, anzi, la stessa  Born In The U.S.A. è un pezzo scartato dall'album precedente, perchè Bruce voleva sfruttarne il potenziale in versione full band, anzichè lasciarla denudata e acustica su Nebraska.
La vera differenza tra i due dischi non sta tanto in quel che viene detto, ma nel come. E lo snobismo dei fan della prima ora, che qui già cominciavano a storcere il naso, è fuori posto esattamente come il fraintendimento dei pigri d'orecchie. Osannare Nebraska per la sua profondità e disprezzare Born In The U.S.A. per il suo impatto troppo commerciale? Preferire il secondo al primo perchè Nebraska è un album troppo noioso e deprimente mentre  Born In The U.S.A. è l'espressione dell'energia mascolina patriottica e americana?...Il problema è sempre lo stesso: la gente fa poca attenzione ai testi!
Quando parte il tour, Nils Lofgren si unisce alla chitarra, a sostituire Steve, e Patti Scialfa ai cori. Entrambi rimarranno membri stabili della E Street Band.

1985: Springsteen partecipa all'esecuzione del singolo We Are The World.
Il 13/05 sposa la modella Julianne Phillips.
Il 21/06 Springsteen si esibisce per la prima volta in Italia a San Siro in un concerto storico entrato nella leggenda del rock e da Bruce stesso considerato uno dei momenti salienti della sua carriera di live performer. Colombati  sostiene che per i Blood Brothers italiani questa data sarà quella più importante da ricordare dopo quella del proprio compleanno.Il concerto si può ascoltare su diversi bootleg, tra i quali Fantastico Bruce è uno di quelli con la scaletta proposta secondo il corretto ordine di esecuzione.

1986: Dopo anni d'attese, pronostici, calcoli statistici e sogni ad occhi chiusi, ma orecchie spalancate su bootleg polverosi, dopo tredici anni d'attività, esce finalmente il primo live ufficiale del Boss. è un triplo su cd, quintuplo su vinile. Acquisto obbligato per tutti coloro che amano Springsteen e per un motivo o per l'altro ancora non hanno avuto la fortuna di vederlo dal vivo, ma caldamente consigliato anche a chi in questi anni s'era accorto a stento solo dell'esistenza della canzone  Born In The U.S.A.. Dopo l'ascolto di questo disco non si sarà più gli stessi.
Unica grave, gravissima pecca, è che oltre a non essere la registrazione di un unico concerto, ma una sorta di best of dal vivo, in scaletta manca completamente uno dei capisaldi della discografia springsteeniana: Jungleland. Bisognerà aspettare più di quindici anni, per poterla sentire.

1 commento:

  1. Ripassatina fatta. Direi che fin qui sono ben preparato. Sulla hall of fame o sul superbowl magari potrei sbagliare di un anno o due e quindi aspetto le prossime puntate. ;-)
    Ciao Bro!

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