lunedì 19 novembre 2012

The Navigators

Se leggendo i post London Calling (è in arrivo il Day 4) avete cominciato a sviluppare un'idea tutta rose e fiori di quella che potrebbe essere la vita in Gran Bretagna, vi consiglio caldamente di guardare questo film del regista Ken Loach, o anche una qualsiasi altra delle sue opere.
Questa pellicola, fa parte della corrente cinematografica britannica denominata Free Cinema, una sorta di neorealismo nato a cavallo tra gli anni sessanta e settanta che, con un taglio quasi documentaristico, racconta le precarie e disperate condizioni di vita del proletariato britannico, criticando pesantemente, ad un livello politico, sociale  e culturale, i dettami, le regole e i modelli del cinema nazionale, verso il quale si pone in una posizione di netto contrasto.
In The Navigators, Loach  racconta uno spaccato della vita di un piccolo gruppo di manutentori ferroviari alle prese con il fallimento della loro azienda "statale", acquisita da un gruppo privato che decide di far tabula rasa di ogni concessione e diritto contrattato e conquistato grazie alle lotte sindacali. I lavoratori, consci che ormai per loro non c'è più lavoro e quel poco che c'è è sottopagato e degradante, decidono di lasciare la loro azienda per affidarsi al collocamento delle nascenti agenzie interinali, che propongono un lavoro più flessibile e meglio retribuito. Non impiegheranno molto a capire che il lavoro proposto dalle agenzie è offerto a delle cooperative che pur di accaparrarsi gli appalti per i lavori di manutenzione, giocano al ribasso con i committenti, un ribasso che viene pagato in salute e sicurezza dai lavoratori stessi, costretti ad esercitare la loro professione in condizioni sempre più estreme, rischiose e precarie, in totale mancanza di organizzazione, attrezzatura e regolamentazioni in termini di sicurezza e carico di lavoro.
Il film è un ritratto crudo e amaro della vita di questi uomini, la cui storia, come i loro personaggi, è solo abbozzata. Non c'è una grande caratterizzazione, nè uno svolgimento canonico degli eventi narrati; tutto è calato all'interno di un abbruttimento fisico, culturale e sociale. Non ci sono sconti nè abbellimenti estetici cinematografici. Il realismo impietoso dell'opera lascia impietriti di fronte alla dura vita dei lavoratori, chini sui binari di una ferrovia che si estende sotto un cielo sempre plumbeo che colora ogni cosa di grigio.
La dura vita dell'operaio, le contraddizioni e la ferocia del mondo imprenditoriale, l'incertezza e i paradossi del lavoro flessibile, i compromessi da accettare per portare a casa un salario che non basta a sfamarsi, sono le tematiche e i veri protagonisti di questo film dall'attualità ancora troppo presente e sconvolgente.

6 commenti:

  1. Eh si, tutte tematiche fin troppo attuali.

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  2. cazzo quanto ti invidio.tutte quelle chitarre,e poi gli stones.che il dio del rock sia sempre con te. ciao fratello

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    1. ...e con il tuo Spiritual! Ciao grande!

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