domenica 2 settembre 2012

Vinylmania - when life runs at 33 revolutions per minute

Paolo Campagna, dj e regista torinese, condensa in questo documentario di 75 minuti  una ricerca durata dieci anni che l'ha portato in giro per il mondo, da Parigi a Londra, dalla Repubblica Ceca a New York fino a Tokyo, in cerca della risposta ad una domanda che apre e chiude Vinylmania: "Da dove viene la Musica?".
La domanda non è nient'altro che un pretesto per iniziare la ricerca, per sondare il terreno in cerca di realtà possibili. Non c'è nè la volontà nè la possibilità di dare una risposta definitiva a questa domanda che, di fatto, a fine documentario provocatoriamente ci viene riproposta.
Non c'è un'unica risposta che possa esser data perchè non c'è un'unica realtà o un univoco punto di vista da cui partire quando si parla di musica, ognuno ha la sua storia, le sue idee, le sue esperienze e convinzioni.
Il pregio del lavoro di Campagna, se pur un pizzico dispersivo, sta nel lasciar parlare i diversi mondi di chi fa, suona, compra, balla, scrive, disegna, vende e produce musica, non dando mai un taglio personale al suo lavoro, non interferendo con quella che è la domanda alla base della sua ricerca, anche se brevissimamente, la sua personalissima risposta ce la dà all'inizio del documentario: "La Musica viene dai microsolchi, dai grooves...". Il suo è solo uno dei diversi punti di vista raccontati in Vinylmania, più che una presa di posizione o una dichiarazione d'intenti. è bene comunque chiarire subito una cosa: in questo documentario non si dà una risposta alla domanda sollevata da Campagna anche perchè la Musica, in quanto "contenuto", resta ai margini della trattazione del filmato, incentrato invece sul "contenitore", anzi, su uno dei contenitori possibili di musica, il vinile.
"Il mondo ha cercato di domare e possedere il suono"; su quest'affermazione si aprono le riflessioni più interessanti del documentario, che trova forse i momenti di maggior interesse nei brevi spezzoni di interviste fatte al dj inglese Eddie Piller, uno che "si batte per la causa del vinile".
è interessante come ognuno cerchi di fornire le più sravaganti, interessanti, disparate e discutibili argomentazioni per sostenere il suo favore nei confronti di ciò che predilige, in questo caso il vinile, rapportato al disprezzato e demonizzato supporto digitale che si è prepotentemente sostituito al supporto analogico, negli ultimi trent'anni, nelle case della stragrande maggioranza degli ascoltatori di musica, siano questi occasionali o accaniti.
Piller, nella fattispecie, arriva a sostenere che il fatto che il cd si senta meglio del vinile sia una "grande menzogna" inventata dalle major discografiche e assolutamente smontabile con la teoria secondo la quale il cd non riproduca altro che una copia di un'onda sonora generata al computer, mentre il vinile faccia suonare una vera, autentica onda sonora naturale.
Teorie come queste mi lasciano sempre interdetto, primo perchè gente come Piller dovrebbe sapere che fisicamente l'analogico, come del resto il file digitale compresso (leggasi MP3 & co.) omette nella sua riproduzione tutta una serie di frequenze acustiche che invece sono riscontrabili sul digitale, ad evidente beneficio dell'ascolto; secondo, sarei davvero curioso di vedere se l'equazione analogico + naturale = migliore, contrapposta a quella digitale + artefatto = merda, venga applicata con uguale convinzione dalle stesse persone alla loro collezione video. Secondo voi, Piller, a casa sua, i suoi film preferiti li avrà conservati sul buon, fedele, naturale, schifosissimo nastro analogico VHS o gli avrà preferito un supporto digitale tipo dvd o, eresia, Blu-Ray?....
Il problema, è che il più delle volte la gente si convince di realtà che reputa assolute non mostrando affatto un'apertura mentale alle sfumature, ma anzi, arroccandosi su posizioni intransigenti e miopi che nulla hanno a che fare con il senso della curiosità che la cultura dovrebbe sempre portare con sè. Sentir parlar male di dj che utilizzano un laptop o supporti digitali per le loro performance, mi suona razzista e ignorante esattamente come il metallaro talebano che non degna di un ascolto un artista di musica elettronica perchè dal suo punto di vista non sta utilizzando strumenti "veri".
Sono d'accordo con Piller quando dice che l'essenza del djing stia nella capacità di scegliere il disco giusto al momento giusto e suonare due dischi nella giusta sequenza, ma questo proprio non ha attinenza, a parer mio, col supporto utilizzato per farlo, sia questo digitale o analogico. C'è una continua confusione tra il concetto di contenitore e contenuto, tra forma e sostanza, tra uso e funzionalità. Anche quando attacca il download dicendo che, a differenza di un vinile non lo si possiede, son d'accordo sul fatto che l'acquisto fisico di un disco, sia questo un cd piuttosto che un vinile (di nuovo non ha importanza!) implichi una maggiore attenzione al contenuto (e non già al contenitore!), quindi un giudizio maggiormente presente su ciò che si è ascoltato e che maggiormente influenzerà il nostro approccio a quell'artista che ha creato ciò che abbiamo comprato, quindi pagato, e inevitabilmente influenzerà il mercato, essendo un giudizio legato ad un acquisto. In poche parole, se compro un cd e non mi piace, la prossima volta ci penserò due volte prima di portarmi a casa un lavoro di quell'artista che, quindi, sentirà maggiormente il peso della responsabilità creativa anche in fase di produzione. Questo è ovviamente un discorso applicabile anche al cinema e totalmente in antitesi con la pratica del download: se non mi piace un file, lo cestino, fine della storia, amici come prima; quando pago desidero, aspetto, gusto, ho delle aspettative e voglio che siano soddisfatte...ma cos'ha a che fare tutta questa storia col vinile e con l'origine della musica? Niente! Ah, a proposito, se avete un vinile, è vero che lo possedete, ma siete proprietari solo del contenitore, non del contenuto: farne una copia, prestarlo, diffonderlo senza permesso, è ugualmente illegale così come il trasferimento dei dati da iTunes!...
La verità, penso stia sempre nel mezzo, almeno, questa è la mia filosofia, il punto di vista di una persona che odia gli estremismi e le verità assolute: tutto è relativo, diceva qualcuno...
Mettiamola così, se sono in auto o in metro, è difficile che mi porti dietro un vinile per sentire i miei pezzi preferiti dei Pink Floyd, meglio un MP3; lo stesso se voglio sentirmeli in cuffia, a casa, dove voglio percepire ogni singola nota, ogni sospiro, ogni vibrazione e sfumatura di quei brani: in questo caso sceglierò l'affidabilità acustica del digitale, la cui resa sonora non ha rivali. Ma se sono sul mio divano e ho proprio voglia di gustarmi l'odore, il materiale, la carta e la copertina del buon Storm Thorgerson e di immaginare come poteva suonare Dark Side Of The Moon alle orecchie di un ragazzo inglese nel '73 che gli stava dando il suo primo ascolto, allora me ne infischierò dei fruscii, dei rumorini di sottofondo e di tutto il resto e vorrò tenere tra le mani la custodia di un vinile che, posto sul piatto, con le sue 33 rivoluzioni al minuto mi porterà in un luogo dove queste speculazioni sull'analogico o il digitale non varranno nulla e allora, scoprirò, con gli occhi chiusi, da dove viene la Musica.

Ps: sul secondo dvd, quello dei contenuti speciali, sono presenti pezzi del duo Neurz, dell'amico e collega Capitano Urz!

18 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Ho seguito un po' la genesi di Vinylmania via twitter, youtube ecc ecc...dovrò studiarmelo bene: comunque è un documento interessante su una cosa che mi piace un sacco.
    E'ver, c'è poco da fare, non entro in aspetto audiofili ma resto molto terra-terra: il CD è più pratico del vinile, gli mp3 sono più pratici dei CD. E' così. CD e vinili secondo me sono oggetti simili, il vero cambiamento sta nel digitale, che è privo di "hardware" copertina-custodia-booklet (tutt'al più è taggato) e contiene solo il dato sonoro.
    A me un po' fa riflettere che magari tra vent'anni potrebbero non esistere più fisicamente supporti audio ma solo lettori-decodificatori-immagazzinatori (un qualunque i-pod); potrebbero non esistere più le copertine degli album? non si rischia di perdere qualcosa? Sarà sempre possibile risalire al nome dei musicisti che suonano un pezzo? Certo che con internet a disposizione queste domande possono risolversi in modo rapido.
    Però il vinile e il cd possiedono un'unitarietà hardware (copertina, immagini, custodia...) + software (suono) che restituiscono veramente un senso di unitarietà ed autorialità. E' verissimo che se compro un cd non possiedo che il contenitore (il contenuto è dei Pink Floyd)...ma allora se scarico un mp3, che nemmeno ha il comtenitore, cosa possiedo?
    Un saluto, ringraziandoti x un artico bello, interessante e intelligentemente critico e mai banalmente "adorante" !!

    PS : scusa prima ho pasticciato col copia-incolla e ho cancellato il commento

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  3. Ragionamento ineccepibile... Come sempre tutto corre sul filo della logica, ma soprattutto sul filo della musica! Bravo!

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    1. Ciao Nella cara!
      Grazie e un abbraccione!

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  4. Ciao Monkeys! Sapevo che l'argomento dell'articolo avrebbe attratto la tua attenzione. Condivido pienamente il tuo punto di vista e i tuoi dubbi. Anche io metterei cd e vinili non necessariamente su piani diversi e da semi-collezionista ossessivo-compulsivo quale sono posso dirti che nulla per me può sostituirsi all'artwork fisico di un disco (disco, nella sua accezione neutra, non un cd o un vinile, ma un disco!), così ricco di fondamentali informazioni, dalla copertina ai testi, dalle foto ai credits: tutto fa parte di un unicum inscindibile. Ecco, il vero pericolo è semmai proprio questo, che dei tags vadano a sostituirsi ad un lavoro grafico e artistico imprescindibile alla fruizione e alla comprensione di un disco. Anche in questo, Piller mi trova d'accordo, quando parla di cultura fast-food usa e getta. Non sapere chi suona su un brano, o chi l'abbia composto, non leggere i testi, ignorare quale sia la copertina di un album o la sua scaletta e cose ancora più piccole, ma ugualmente importanti, come sapere chi esegue le controvoci in un determinato pezzo o chi suona un determinato assolo, sono tutte cose che incidono negativamente nella fruizione di un'opera sonora. Terabyte pieni d'ignoranza, di mancanza di curiosità e passione...è anche vero che la musica si può vivere a diversi livelli e non si deve per forza essere degli esegeti per apprezzare un brano dei Black Sabbath, l'importante è esser sinceri e rispettosi nei confronti della musica che si ascolta, lasciamo poi che siano i miopi a scannarsi nel tentativo di stabilire se sia giusto apprezzarla in analogico o digitale. Io posso dire che alcuni degli ascolti che maggiormente hanno segnato la mia formazione musicale non li ho fatti agli Abbey Road Studios, ma in camera mia, a dieci anni, col walkman. Mi viene più semplice considerare il "contenitore" in termini di funzionalità, piuttosto che assoluti: il supporto giusto al momento giusto. Penso che chi si sbatta così tanto per convincere i "pagani" che non ci sia un "vero" ascolto diverso da quello di un vinile, sia semplicemente un nostalgico che non ammette a se stesso che il mondo è andato avanti e può fornirgli la stessa possibilità di un ascolto appagante, se non superiore, con un mezzo diverso. La "grande menzogna" è semmai il fatto che fruscii e difetti vari rendano il suono "più caldo" è piacevole. Se non vi spiace in ambito di riproduzione sonora per me i difetti raramente sono un valore aggiunto!
    E poi ci sono anche un sacco di persone che non sanno di cosa parlano e prendono posizione sicuri solo di quale sia la versione della storia più diffusa e generalmente accettata: hai mai sentito parlare due chitarristi (o presunti tali) di amplificatori? Hai presente il dibattito tra "meglio valvolare o a transistor"? (Anzi, direi che in questo ambito, quasi sempre erroneamente, non c'è neanche "dibattito").
    Quanto al concetto di "possesso", beh, quello è un bell'argomento...ma se mi consenti di chiudere con un pizzico di retorica, direi che non conta tanto se possiedi un vinile, un cd o un Mp3, se non possiedi la curiosità di chiederti cosa diavolo stai ascoltando!...

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  5. Odio ripetermi ma.. Gran bel pezzo... :)

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  6. Gran post ! Il film l'ho visto e mi è piaciuto molto.Condivido le tue considerazioni, come sempre molto equilibrate, e la chiosa dell'ultimo tuo commento, che da il senso compiuto a quella folle pssione che condividiamo.:)

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  7. L'argomento è assolutamente stimolante x tutti, direi!
    Io credo che la menzogna nella storia vinile-cd, se ci fu, fu di tipo economico: cioè vendere i cd allo stesso prezzo dei vinili quando la produzione di un cd costava in realtà meno, e "riempire" l'eccesso con il "marchio" Hi Fidelity (che fosse reale o no).
    Io a livelo audio non riesco a fare distinzioni, faccio fatica anche con dei buoni mp3: se sono in treno con gli auricolari avere un flac un trecentomila byte-per-secondo un cd un sacd.....cambia poco. hai ragione nella conclusione del commento...perchè la musica alla fine sta nella nostra testa più che nelle orecchie o nel portafoglio; l'importante è rispettarla, perchè non potremo mai dire di possederla "del tutto" ...non so se mi sono spiegato.. )..
    Oggi leggevo un' intervista a Daniele Gatti, direttore d'orchestra che ho avuto la fortuna di vedere diverse volte a Bologna: ricordava una frase di un altro celebre direttore, Giulini, che sosteneva che i veri immortali sono gli autori (nello specifico i Mozart, i Verdi...) gli esecutori (orchestrali, cantanti, direttori...) devono ricordarsi di essere solo di passaggio; è una frase che mi ha fatto riflettere...pur se più adatta al mondo della classica.

    un saluto

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  8. Pezzo interessantissimo come sempre. Anche io sono sempre rimasto scettico di fronte alla tesi che il vinile sia meglio del digitale. È la classica teoria luddista che disprezza la tecnologia cattiva a favore delle tecniche tradizionali buone. Però devo dire che, come oggetti, trovo i vinili molto più affascinanti dei cd, con possibilità artistiche e creative molto più alte per l'artwork. Cose come la copertina dell'edizione originale in vinile di "Thick as brick" dei Jethro Tull: era un vero finto giornale di otto pagine, a grandezza naturale! Coi cd non si è mai visto niente di simile...

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    1. o quella di stand up, sempre dei Jethro, con le sagome cartonate in rilievo nella copertina interna!

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    2. "Sticky Fingers" dei Rolling Stones e "Velvet Underground and Nico"?...

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  9. In effetti in alcuni interventi presenti nel documentario sembra aleggi una sorta di campanilismo aprioristico. Io non sono un esperto di vinile, tutt'altro. Mi sono avvicinato a questo supporto proprio in queste settimane dopo una vita di nastri magnetici prima e digitale poi. Per ora ho recuperato un'impianto vecchiotto e sicuramente non di prima fascia, inoltre ho solo vinili usati (e forse usurati :) quindi le condizioni per giudicare non sono le migliori. Certo che il suono del vinile è più sporco, forse dà l'idea di più genuino, quell'idea di presa diretta. Il suono è davvero migliore? Non so, non so... credo di no.

    Il vinile ha più fascino? Certamente si, solo per il maneggiare il disco, l'artwork gigantesco confronto a quello del CD, piazzare il disco sul piatto e far scendere il braccio sul disco. E' un piacere sicuramente diverso. Penso non si debba idealizzare ne l'una ne l'altra forma di fruizione.

    Penso invece che l'uso massiccio degli Mp3 sia stato dannoso, almeno per me. Fottutamente comodo, altrimenti in giro come si fa?, Comodo ma dannoso. Non parlo della qualità dell'audio, io spesso alcune differenze non riesco neanche a coglierle, come ho detto spesso sono un'amante emozionale della musica, non un esperto ne un musicista. Mi piace. Il problema grosso di avere la possibilità di una fruizione così massiccia di musica ha in parte distolto l'attenzione dai prodotti più validi. I CD che compravo tempo fa li ascoltavo centinaia di volte, ne conoscevo i passaggi a memoria, ora non è più così. Per questo sto cercando di riavvicinarmi al vinile, nella quasi certezza che i dischi cercati, agognati e poi comprati (pochi sicuramente viste le possibilità economiche) avranno l'attenzione che meritano.

    Comunque mi tolgo il cappello davanti ai vostri interventi e la vostra passione, mi sento quasi una piccola merdina :)

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    1. La penso esattamente come te, Firma; e io mi tolgo il cappello a chi come te ha pazienza, voglia e costanza ancora di scoprire nuovi artisti, non necessariamente in senso cronologico, ma magari si va a prendere lavori di gente che ancora non aveva sentito. Ecco, io da questo punto di vista, se pur ogni tanto anche io mi dedichi alla scoperta di "nuovi" dischi (e giù di Mp3), preferisco, come ai tempi delle cassette o dei cd, di concentrare i miei ascolti e il mio "studio" su una cerchia relativamente ristretta di artisti dei quali, però, mi piace sviscerare ogni singolo pezzo suonato, sia questo un brano tratto da un lavoro ufficiale, una b-side, un'outtake, una demo una cover etc. Ti assicuro che quando hai un ascolto di questo tipo esteso all'opera omnia degli artisti che maggiormente segui, siano questi una ventina, o anche solo la metà, resta poco tempo per tutto il resto, soprattutto se, come nel mio caso, decidi poi di dedicarti ai prodotti "collaterali" di questi artisti, come la loro videografia o bibliografia, l'analisi dei testi, la loro traduzione, l'esegesi di ogni singolo brano e magari ti appassioni anche a un certo chitarrista, quindi incominci a studiare anche ciò che caratterizza il suo stile (vedi GH)...insomma, una sorta di doppio lavoro che è croce e delizia. Sei informatissimo di alcuni artisti, ma poi, quando leggi post come i tuoi "Back to the Past" o le recensioni di Blackswan, piuttosto che le "tesi" di Monkeys, ti compare sulla testa un punto interrogativo grande quanto una casa perchè conosci un centesimo di quegli artisti trattati e allora ti sembra che hai solo perso tempo nel cercare le registrazioni di Gilmour che canta sotto la doccia o le interviste di Morrison fatte in una brasserie di Parigi sotto l'effetto di litri di vino e Dio solo sa cos'altro!...
      Come dicevo, ci sono tanti modi e livelli ai quali fruire, ascoltare e vivere di musica, non un'unica realtà totalizzante e inattaccabile, non un giusto o uno sbagliato, non un analogico che si scontra con un digitale. Sono tutti aspetti che fanno parte dello stesso universo e si compenetrano e si fondono tra loro. è solo la stupidità dell'ascoltatore saccente e approssimativo, che pensa di avere la realtà delle cose nella tasca destra e la sapienza in quella sinistra, che pone limiti, etichette, distinzioni, modalità e muri. Io, rimango fedele a due insegnamenti fondamentali: "Break on through, to the other side" e "Tear down the Wall!!!".

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    2. Per me è tutto il contrario, magari mi piacciono dei gruppi e poi, parlando con altre persone o leggendo in rete, scopro di non sapere che l'1% della loro storia, mi piacciono magari dei dischi e a volte non conosco nemmeno il nome dei musicisti che ci suonano sopra. Sono dispersivo, dispersivo...

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  10. ERRATA CORRIGE:
    Il regista di Vinylmania è PAOLO CAMPANA, non Campagna, ho sbagliato a scrivere.

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