martedì 12 giugno 2012

Bruce Springsteen and The E Street Band, San Siro 7/6/12

Solo se ti chiami Bruce Springsteen riesci a 62 anni a fare un concerto che sfiora le quattro ore.
Solo se ti chiami Bruce Springsteen riempi San Siro di 60.000 persone che cantano, urlano, ballano, ridono e piangono insieme a te.
Solo se ti chiami Bruce Springsteen puoi farti perdonare la mezz'ora di ritardo dell'inizio concerto con una scaletta che farebbe venire un infarto anche alla Madonnina che lo stava a guardare dall'alto del Duomo.
Solo se sei un fan di Bruce Springsteen capisci che quando sei seduto al centro del campo di San Siro in attesa di un suo concerto non c'è luogo al mondo in cui valga maggiormente pena di essere in quel momento.
Solo se sei un fan di Bruce Springsteen a metà concerto alzi gli occhi al cielo per ringraziare di esser vivo per poter vedere e sentire ciò che stai vedendo e sentendo.
E se sei un fan di Bruce Springsteen, allora a San Siro sei circondato da 60.000 tuoi Fratelli che sono lì per il tuo stesso motivo, ognuno con la sua storia, ognuno coi suoi sogni.
Io ero lì, con la Sister e il Bro, che ha mantenuto la promessa, che ha tenuto duro e che questo concerto se l'è meritato così come la gioia che gli ho visto dipinta sul suo volto quando nello stadio si sono accese le luci.
Non tutti i fan di Bruce Springsteen, però, vi direbbero quel che sto per dirvi io; perchè il concerto è stato sì bello, ma a me va anche di parlare delle cose che non mi han convinto fino in fondo. Ma se ormai mi leggete da un po' di tempo, sapete quanto io sia bonariamente critico, mai cattivo, con chi non se lo merita, ma neanche troppo accondiscendente, specie alla luce di un disco come questo!
Lasciatemi solo ancora dire che, oltre ad essermi mancata Dea, che questa volta non se la sentiva di essere al mio fianco (e sentire Born To Run dal vivo senza la propria metà sotto il braccio non è la stessa cosa!...), più volte ho pensato a Nella, che pensavo non fosse riuscita a venire, invece ora sò che ce l'ha fatta, e al grande Black; avrei incontrato entrambi con molto piacere, perchè son sicuro che siano dei buoni Fratelli. Magari alla prossima...

Can't see nothin' in front of me
Can't see nothin' coming up behind

Durante il concerto all'Olimpico di Torino del 2009, visto da uno stupendo posto laterale di primo anello, ripetevo a me stesso: "Mai più sugli spalti ad un concerto del genere". Ora, con maggior convinzione, è dal 7 sera che ripeto a me stesso: "Mai più in mezzo alla gente, se non nel pit, ad un concerto del genere!".
Il problema è che la voglia di andar nel pit c'era, ma le circostanze hanno giocato a nostro sfavore, quindi ci siamo ritrovati a centrocampo in mezzo alla gente e per buona parte del concerto si vedeva 'na mazza.
Sicuramente il fatto che io abbia visto male ha influenzato negativamente la mia esperienza di questo concerto già per altro, oggettivamente, gravato da un'acustica piuttosto scadente. Ora, non so come siete abituati voi, ma a me, se sento solo la voce di Bruce e la chitarra di Stevie, più i fiati negli incisi, mentre il basso di Garry si trasforma in un suono cacofonico che si confonde con il rimbombo della batteria di Max e Roy e Charles è come se non ci fossero, mi girano abbastanza le balle!
Comunque, con mezz'ora di ritardo, la E Street Band sale sul palco per eseguire quello che sarà il secondo show più lungo della loro storia attaccando con We Take Care of Our Own seguita da Wrecking Ball, apertura piuttosto prevedibile che lascia spazio ai pezzi del nuovo disco. Badlands arriva al solito come una mazzata alla bocca dello stomaco e l'adrenalina del pubblico di San Siro comincia a farsi sentire, ma Death to My Hometown e My City of Ruins smorzano troppo presto l'energia e suonano come un coito interrotto. Il brano di The Rising è pertinente alla nostra situazione, ed è un omaggio sentito dal pubblico, ma la sua posizione in scaletta andava rivista. L'inizio è decisamente sotto tono e se Bruce ha la voce non in perfetta forma, anche probabilmente rotta dalla commozione, gli E Streeters non fanno scintille e, il cielo mi perdoni, non ne faranno fino all'ultima ora dello spettacolo, più o meno.
Bruce fa dei lunghi discorsi in italiano e ci porta con estrema dolcezza i saluti della sua Patti, eterna assente delle tappe europee...
Alla domanda di Bruce che ci chiede se "sentiamo lo Spirito", rispondiamo in coro con un duplice Yeah! e lui attacca con Spirit in the Night, primo gioiello della serata e uno dei momenti più emozionanti e divertenti, ai quali segue immediatamente dopo The E Street Shuffle: io mi son già ripagato il biglietto!
Gli accendini e i cellulari accendono lo stadio su Jack of All Trades, "una canzone per tutti quelli che stanno lottando", uno dei pochi pezzi riusciti dell'ultimo disco, che si guadagna un applauso spontaneo sul finale ("If I had me a gun, I’d find the bastards and shoot ’em on sight I’m a jack of all trades, we’ll be all right"), ma quando le luci si spengono, è il mio cuore ad infiammarsi all'ascolto di Max che scandisce i sedicesimi dell'inconfondibile intro di Candy's Room. Non ci posso credere, è un'estasi, rovinata solo dal fatto che il suono è penoso e l'armonia si perde completamente in un suono impastato e ovattato, ma è una delle mie canzoni preferite...
Non ho il tempo di riprendermi che il Boss ci piazza una Darkness on the Edge of Town dritta sulle gengive. Siamo là, tutti "su quella collina, con tutto ciò che abbiamo", ad urlare la nostra rabbia, a sfogare la nostra fatica e la nostra frustrazione al buio della notte. Non ho più voce.
Johnny 99 nella versione già sentita nella scorsa tournée e Out in the Street, altra colonna portante della mia personale classifica dei migliori pezzi di Bruce, rovinata dal solito problema acustico.
Su No Surrender i ragazzi sbagliano l'attacco per ben due volte e anche al terzo tentativo non riescono ad aggiustare del tutto il tiro. Nils cambia la chitarra durante il pezzo, Bruce va completamente fuori tempo, Max cerca di metterci una pezza e Stevie si guarda intorno come a dire: "guagliò, ma che cazz' stimm' faciend?"... Bruce ci scherza sù, e io direi che è la prova del nove della bufala delle "canzoni a richiesta" dello scorso tour, dove si sentivano intonare dalla Band pezzi come Drive all Night (!) dopo averne letto solo il titolo su un cartello scritto da uno spettatore: bastava che Bruce "contasse i quattro" e magicamente si materializzava un brano di dieci minuti che non veniva suonato da vent'anni. Per intenderci, No Surrender la suonano un concerto sì e uno no...E anche la pausa ad effetto su Spirit in the Night, fatta quando Bruce tira sù dalla folla un palloncino di un qualche supereroe sul quale ci è incollata sopra la sua faccia, mi puzza non poco...Comunque, io son là, contento di cantarmi il ritornello con il mio Blood Brother di fianco.
Si continua con Working on the Highway, la brutta Shackled and Drawn e l'ancor più inutile Waitin' on a Sunny Day che mi chiedo perchè diavolo continui a suonare, quando magari poteva starci un ripescaggio, chessò, tipo My Lucky Day, tanto per dirne una recente...
Senza far soste (!) si continua con il pezzo maggiormente suonato dal vivo nell'arco della carriera di Springsteen, The Promised Land: è sempre un piacere sentire quel pezzo d'armonica.
A questo punto Bruce dà il cambio a Roy al pianoforte e resta solo sul palco: questo la dice lunga sul genere di serata a cui stiamo assistendo, non è una cosa che faccia in tutti i concerti. Ho un brivido lungo la schiena e incrocio le dita. La mia preghiera viene esaudita: The Promise, in assoluto la mia canzone preferita, specie nella versione solo piano. Sono preso alla sprovvista, non so che fare. Non so se star zitto e ascoltare, se cantare, se guardare il megaschermo, se provare a farmi venire i crampi al collo allungandolo nel tentativo di vedere meglio Bruce nell'esecuzione del suo capolavoro, se tirar fuori il cellulare e abbozzare una patetica ripresa "perdendo l'attimo", se picchiare quel coglione che mi sta di fianco, che proprio ora si mette a prendere gli ordini al telefono per le magliette che deve comprare ("Ma vuoi quella nuova? Quella di questo tour? Sì, ma che taglia..."). Alla fine faccio un po' tutto e, per come son fatto io, di un po' tutto mi pento (anche di non aver fatto ingoiare il telefono a quel demente). Ma sono l'unico in tutta San Siro a conoscere il testo di questa meraviglia?!...Bah.
Tra un "Birra, acqua fresca, Coca-Cola" e l'altro (andrà avanti così per tutta la serata, porco di quel porco), Bruce si alza dal piano, tira fuori l'armonica e raggiunge al centro palco Stevie che ha imbracciato la chitarra acustica a dodici corde; faccio due più due e capisco ciò che sta per succedere: The River. Me la canto tutta abbracciato al Bro.
Dopo tutti sti regali si ritorna alla "normalità" con The Rising. L'incipit dà una bella descrizione di come la stavo vivendo io...
Radio Nowhere!...E che ve lo dico a fare?!...
We are Alive, romanticamente introdotta, è seguita da Land of Hope and Dreams, che conclude il main set.
Si riparte subito dopo con Rocky Ground, ho i brividi, ma questa volta non per l'emozione...
Born in The U.S.A. in versione full-band, altra sorpresona! San Siro mi cade in testa. Bandiere e pugni alzati. Si respira storia del rock.
Max ci stordisce sul finale del classicone e sferra subito dopo una mitragliata sul rullante; luci accese: è Born to Run.
Bruce è esausto, ma Milano è ingorda e insaziabile: ne vogliamo ancora! Ci accontentano con una divertentissima Cadillac Ranch e, a seguire, Hungry Heart, Bobby Jean, altro splendido regalo della serata, purtroppo devastato dalla pessima acustica e Dancing in the Dark. Quest'ultimo brano è sempre proposto nel suo arrangiamento goioso e spensierato che non mi è mai piaciuto perchè fa a pugni con la natura del testo, ma stasera rappresenterà forse il momento più energico e divertente del concerto (vedi video). è proprio su questi ultimi brani che si espandono quell'energia e quella gioia così tipici dei concerti della E Street Band che per il resto della serata ho avvertito solo a momenti alterni. Qui Bruce e il gruppo hanno mollato gli ormeggi, si concedono senza remore e il live acquista quell'atmosfera da festa che aveva caratterizzato l'intero show torinese di tre anni fa. I toni si alleggeriscono e c'è solo voglia di ballare.
I Nostri non mollano e noi non chiediamo di meglio. Tenth Avenue Freeze-Out è la splendida ed emozionante occasione di omaggiare chi non c'è più, il nostro Fratellone Big Man Clarence Clemons, The King of the World.
Sembra sia finito, ma il Boss, dopo gli applausi, rispedisce i suoi compagni ai posti di combattimento. Ce n'è ancora! Spalle al pubblico, "One, Two, Three, Four", Bruce si gira di scatto e abbatte con la paletta della sua Fender il microfono posto sull'asta; Nils lo rialza come un fulmine, mentre il Boss intona ghignando il riff di Glory Days. Pura Gioia!
Dopo più di tre ore e quaranta, si chiude con Twist And Shout, come ai vecchi tempi.

Sicuramente è stato un bel concerto, onesto, genuino, come quasi non se ne vedono più; Bruce e i suoi si sono dati senza limitazioni, con così tanta generosità da suonare 33 pezzi in quasi 4 ore.
Sicuramente la scarsa visibilità e la pessima acustica che si avvertiva al centro del campo hanno influenzato negativamente la mia percezione dello show, ma una cosa penso sia oggettiva: l'energia e la gioia che si respiravano a Torino nel '09 non sono minimamente paragonabili a quanto è avvenuto a San Siro, se non nell'ultima parte del concerto milanese. Inutile dire che è passato del tempo, non molto per la verità, ma con un peso enorme. In questi tre anni la situazione mondiale è degenerata e gli E Streeters son stati toccati dal lutto molto da vicino, troppo da vicino. La mancanza di Big Man si sente e si avverte dagli occhi di Bruce come non sarà mai possibile rimpiazzarlo. Traspare tristezza dal nostro Boss forse anche a causa della recentissima perdita della zia, la sorella della madre e anche Stevie non era, comprensibilmente, al massimo della forma e dell'allegria, vista la scomparsa di sua madre avvenuta il mese scorso. Forse di più, emotivamente, davvero non si poteva chiedere, sarebbe stata una violenza e un comportamento ingrato nei loro confronti.
Probabilmente questo stato d'animo ha anche avuto un suo peso a livello musicale, oltre che emotivo e di partecipazione. Non condivido la visione di una Band particolarmente compatta e potente, non come ci hanno abituati in quarant'anni di attività. Ci sono invece molti buchi e se Max, Garry e Steve hanno fatto un ottimo lavoro Roy, Charles, Nils e Soozie sono stati poco più che dei gregari, troppo spesso ai margini di un palco e di uno show che li ha visti troppo poco protagonisti. è un peccato soprattutto che a Nils non venga concesso maggior spazio; è un grandissimo chitarrista, ma Bruce lo "sfrutta" poco, se non negli assoli di Because the Night o Youngstown, per altro entrambe assenti dalla scaletta milanese. Anche su disco praticamente non ha voce in capitolo. Bruce, hai la fortuna di avere "The Godfather of the Guitar" al tuo servizio, che accidenti te ne fai di Tom Morello che ti viene a suonare gli assoli sul disco?!
Anche i fiati non mi han convinto troppo, non perchè non sian bravi, ma cinque...era davvero necessario?...
Tanto di cappello, invece a Jack Clemons che non solo sostituisce degnamente suo zio Clarence al sax, ma ha anche dimostrato di saper suonare veramente bene il suo strumento e di essere in grado, nonostante la giovane età, di saper reggere un'improvvisazione di un assolo (vedi video!) di fronte ad uno stadio gremito come quello di San Siro alla sua prima (presumibilmente) tournèe mondiale. Davvero bravo!
Thunder Road e Rosie al prossimo giro.
Mi va di chiudere con le parole di Maurizio Bianchini, che nel numero 80 de Il Mucchio, così parlava di un concerto dell agosto '84 tenutosi alla Brendan Byrne Arena, New Jersey:

"Agli occhi di chi segue le sue spiritate performance, Springsteen appare come la materializzazione di un sogno collettivo (ma un sogno di cruda verità, non le solite fantasie di ebete soddisfazione), il sogno di sentirci finalmente un po' più vivi, un po' più veri: l'antica promessa di autenticità in cui questa musica ci ha sempre fatto sperare. Quell'uomo nemmeno troppo grande, che si agita sul palco come se ne andasse del suo immediato futuro, della sua stessa esistenza, ha saputo dare una realtà a quella promessa tante volte, troppe, spudoratamente irrisa".



9 commenti:

  1. "Io ero lì, con la Sister e il Bro, che ha mantenuto la promessa, che ha tenuto duro e che questo concerto se l'è meritato così come la gioia che gli ho visto dipinta sul suo volto quando nello stadio si sono accese le luci."

    Dici bene Bro Andrea, potrà essere stato l'ennesimo concerto di Bruce che ho avuto la fortuna di godermi nella vita, ma mai come questa volta il percorso verso la fatidica data del 7 giugno è stato per me lungo e accidentato. Esserci ha significato tantissmo, ben oltre l'evento in se stesso. Per questo non ho il coraggio di fare paragoni con uno o l'altro dei live di Bruce che dal lontano 1988 a Torino hanno dato più gioia alla mia esistenza. Questa volta ero a San Siro quasi più per me che per il Boss... . Un Boss che comunque, e non c'erano dubbi, non ha tradito, ha dato tutto e di più, come suo solito. Mi porterò dietro tanti ricordi di questo concerto vissuto con te e Sara e non ho dubbi che riascoltare The River d'ora in poi mi farà pensare, my Bro, anche alla nostra amicizia.

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  2. Che dire..
    E' passata una settimana e credo di poter dire con certezza che non mi riprenderò mai più.. o almeno non mi riprenderò fino al prossimo concerto.... :D

    E' stato meraviglioso essere a centro campo a San Siro e sentire un nodo in gola quando Lui è salito sul palco..
    Mi è dispiaciuto che le mie gambe e i miei piedi non abbiano retto abbastanza per restare lì con voi, ma li ringrazio perché mi hanno portato fuori dalla mischia e (incredibilmente) a lato del PIT dove ho potuto finalmente vederLo. (cosa fino a quel momento impossibile per una tappa come me... :P)

    Perché, personalmente, è di quello che avevo bisogno. Di vederlo, di rendermi conto di essere insieme a Lui nello stesso posto, di sorprendermi ad aver male alle guance a causa del sorriso da beota che avevo stampato in faccia.. E anche di pensare "C@§§o è il Boss quello sul palco... e ha un culo sodissimo!!!" dopo l'ennesima sculettata alla Elvis... :P

    E' stato bello, è stato una goduria.. è stato... nonsochealtroaggettivoscriveremanonvedol'oradifarlodinuovo, ecco cosa è stato... :P

    Di tutto questo ringrazio Lui (che Zeus lo mantenga così per 1000anni a venire) ma ringrazio soprattutto te Bro che un bel giorno mi hai chiesto "Ma tu di Springsteen che cosa conosci?!" e che dopo aver capito che non ne sapevo una benemerita mazza, con la pazienza dei Santi, hai deciso di guidarmi in questo universo...

    Quindi, grazie... E spero che tu abbia ancora la pazienza per continuare a insegnarmi.. :)

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    1. The door's open, but the ride ain't free...

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  3. C'ero. Se ti va di leggere...http://uonderuoman.blogspot.it/2012/06/im-on-fire-racconto-di-una-notte.html

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    1. Ciao Newmoon! Ho letto ;)
      Tu hai niente a che fare con l'autrice del cartello sul Papa, Madonna e Dio? No, perchè io ero a due metri da lei e c'ero quando lo stava scrivendo...

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    2. No, ero in tribuna.
      Però ho trovato quel cartello un vero capolavoro.

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  4. Mio caro , anche per me stessa l'andare a questo concerto a mio rischio e pericolo , è stata una sopresa! Credimi, la prossima volta prometto e giuro( sperando di non stare peggio...e sarebbe un'ingiustiza bella e buona.....), di organizzarmi in modo tale da salutare "dal vivo" questi miei cari amici che tanto mi fate compagnia con i vostri meravigliosi blog. Grazie Andrea per avermi ricordato, ma se leggi "la tradotta " nel blog di Blackswan , cairai meglio come è stato questo viaggio. Molte cose sul concerto che tu metti in evidenza , le condivido anch'io. Escludo il suono perchè avevo un amplificatore in testa , quindi sorda completa... Appoggio l'idea di Nils sempre in castigo, l'oscuramento di un po' tutta la E. Street Band, la bravura di questo ragazzo di 19 anni che benchè ancora un po' "secco" nel suono, ha una grande strada davanti, malgrado l'ombra onnipresente di Clarence... Ma come tu sai io potrei perdonare Bruce su tutto, anche se cantasse afono, anche se ( come è successo)abbandonasse la mano dell'accordo per fare solo un riff rumoroso( ma ci sta , ci sta tutto).. Come sempre la nostra anima era con lui e le nostre anime erano tutte unite da veri brothers and sisters!!! Magico fine settimana Bro...

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  5. Bella recensione, io ero nel pit e l'energia di questo concerto (il mio 4°), la gioia, il coinvolgimento del Boss e del pubblico, l'energia che vibrava non li ho mai visti.. mai. Torino 2009? Bel concerto ma non sono affatto d'accordo (opinione del tutto personale ovviamente e nessuna critica) che sia stato meglio. Non ti parlo di acustica e strumenti, probabilmente non ho il dono di un orecchio così fino, ma di quello che ho visto, ho percepito, ho sentito... il Boss a Milano è al meglio. è a casa sua, a Torino sembrava un ospite per così dire... Questa volta era lì per noi, con le sue gioie e i suoi dolori, a condividerle con noi e questo fa di lui un artista vero... gli ho stretto fugacemente la mano, e in breve tocco gli ho detto: grazie!

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