venerdì 13 aprile 2012

Guitar Heroes - #5: The Edge (U2)

Cari Passengers, avete fatto i compiti durante queste vacanze? Avete studiato, vi siete preparati?
Siete andati a ripescare qualche canzone, o meglio ancora, qualche album dei cinque signori che abbiamo incontrato nella prima parte di GH?
Vi siete vantati coi vostri amici delle vostre nuove conoscenze sulla tecnica, personalità e strumentazione di questi grandi chitarristi o avete incominciato ad ascoltare quegli stessi pezzi con orecchio diverso?...
Fatemi poi sapere, in ogni caso spero siate pronti a continuare, perchè stiamo per affrontare la seconda parte della classifica, sempre più vicini al podio, ormai sulla sommità dell'Olimpo dei sei-cordisti.
Dedico questo sesto post al mio amico Max, che scalpitava per conoscere le prime posizioni della classifica e al mio Bro L'Adri, che spero di vedere più spesso, sia qui che al di fuori di Matrix, nel Mondo Reale, e che so che apprezzerà la mia scelta per il quinto piazzamento.
Ne approfitto anche per salutare tutti i nuovi arrivati su RN: rimango sempre a bocca aperta quando vedo la vostra iconcina comparire sul Family Tree, e chiedo venia se i miei post sono parecchio distanziati nel tempo l'uno dall'altro, ma la quantità di ore che ultimamente mi tocca passare fuori casa per motivi di "lavoro" è davvero troppo elevata e riesco a dedicare poco spazio a tutto. Se poi ci mettete che sono un grande estimatore del Bradi...

Dopo il metallaro, lo scolaro, il nevrastenico, il visionario e l'astronomo, è giunto il momento del gentleman.
David Howell Evans, in arte The Edge, è un vero signore; in qualche modo rappresenta la quintessenza del Guitar Hero per come lo intendo io, un vero anti-eroe della chitarra.
Pizzetto e cappellino sono gli unici orpelli immancabili di cui The Edge ha bisogno sul palco, niente pose da divo o da superstar, niente atteggiamenti da dio della sei-corde, niente eccessi o comportamenti stravaganti, niente amplificatori sfondati o chitarre distrutte; just a man and his axe.
La semplicità di un grande artista è impagabile e della "sobrietà", mi scuserete l'uso di questo termine ultimamente abusato, The Edge, almeno artisticamente parlando, ne ha fatto uno stile di vita.
Lui stesso si definisce sideman, un comprimario o gregario, contrapposto alla figura del chitarrista pistolero, molto diffusa nel mondo del rock e che identifica quei musicisti dal plettro facile, sempre pronti a sfoderare il proprio strumento per dar bella mostra delle proprie capacità tecniche, sovrastando l'insieme musicale creato dai propri compagni di gruppo con tonnellate di note, il più delle volte malriposte e abbacinanti e pose da idolo da teenagers. The Edge, prendendo spunto dai suoi maestri, Keith Richards su tutti, è invece più interessato ad essere un tutt'uno con la musica del gruppo e a suonare la sua chitarra solo per accompagnare e esaltare i brani con piccoli fraseggi che ottimizzano l'economia del pezzo, più che infarcirli con poderosi assoli e riff barocchi. In buona sostanza, The Edge non strafà mai, fa il suo e lo fa alla grande.
La grandezza di questo chitarrista sta proprio qui, nel riuscire a creare piccoli fraseggi e inserti dalla personalità spropositata. Poche e semplici note che hanno fatto storia e sono state scuola anche per chitarristi tecnicamente molto più preparati. Bastano un paio di note suonate dalla sua mano, per aver la certezza che chi sta suonando sia The Edge, un tocco così personale e distintivo che si riconosce nel giro di due secondi; e scusate se questo è il più grande merito di un chitarrista.
David non ha bisogno di grande spazio per farsi apprezzare, non gli servono dieci minuti d'assolo o riff alla Black Sabbath, non gli serve neanche starsene là impalato sul palco a gambe divaricate con la chitarra bassa a suonare alla velocità della luce con ragazzini che sbavano ai suoi piedi. Dategli solo una maglietta comoda, una buona chitarra e un cappello; il sorriso e la magia delle sue dita li mette lui.
Pensate a tutti i pezzi più famosi degli U2: "I Will Follow", "Sunday Bloody Sunday", "Pride (In the Name of Love)", "Where the Streets Have No Name", "I Still Haven't Found What I'm Looking For", "Until the End of the World", "The Fly", "Beautiful Day", "Vertigo", solo per citarne alcuni; qual'è la prima cosa che vi salta in mente, se non la chitarra di The Edge, così unica, incisiva, tagliente, da rimanere indelebile nella memoria? Che ne sarebbe di tutte le band che da qualche anno a questa parte saltan fuori come funghi dalle parti del Regno Unito e dintorni e si raccolgono sotto la bandiera dell'indie-rock, se The Edge non avesse suonato su album come "Boy" e "War"?...
The Edge è famoso per la sua personale e sterminata collezione di chitarre, della quale arriva ad usare fino a 21 modelli diversi durante un singolo live! Questo a sottolineare come ogni strumento sia differente da un altro, per l'anno di fabbricazione, per i legni utilizzati, le meccaniche, la circuiteria, i pick-up, le corde e ogni piccolo dettaglio. "La chitarra giusta al momento giusto" sembra essere la filosofia adottata dal chitarrista degli U2, nelle cui mani, durante le registrazioni di un disco o un'esibizione dal vivo, passano Fender Stratocaster, Telecaster, JaguarRickenbacker, Gretsch, EpiphoneGibson Les Paul e prototipi della Line 6. Tuttavia, pur non essendo un chitarrista "mono-marca", l'immagine di The Edge è strettamente legata a quella della sua Gibson Explorer del '76, comprata a New York quando si presentò l'esigenza di avere uno strumento adatto alle registrazioni di Boy e ai live dei nascenti U2.


David entrò nel negozio di strumenti con l'intenzione di comprare una Les Paul, ma alla vista dell'Explorer s'innamorò immediatamente di quella che ancora oggi è la sua chitarra preferita. Superate le prime perplessità da parte degli altri componenti del gruppo, che ritenevano davvero sopra le righe il look di questa Gibson, The Edge divenne presto uno dei chitarristi visivamente maggiormente associabili all'Explorer, la cui linea, alla fine degli anni '70, non era ancora molto diffusa tra i suonatori di sei-corde.
Tra le chitarre utilizzate da The Edge troviamo anche il prototipo della infinite guitar ideata da Michael Brook (il compositore della colonna sonora del film Into the Wild), la quale produce un sustain infinito, tramite l'utilizzo di un particolare magnete, un processo assimilabile a quello dell'E-bow e che può essere ascoltata in With or Without You.
Chitarra a parte, quel che rende grandioso e personale il suono di The Edge sono sicuramente la sua abilità e intuizioni nel processare i suoni attraverso l'uso dell'effettistica.
Sempre interessato a sperimentare e a trovare nuove soluzioni sonore per i brani degli U2, The Edge ha lavorato con Brian Eno all'elaborazione di un effetto chiamato shimmer. In breve, il segnale originale della chitarra viene scisso in due, una parte viene mantenuta dry, priva di effetti, l'altra processata attraverso delle unità di modulazione che lavorano in serie: delay, harmonizer, pitch shifter e riverbero. I delay sono settati con una lunghezza progressiva crescente di circa 250ms e inviati a dei pitch shifter collegati in serie tra loro impostati in modo da incrementare di un'ottava il suono che ricevono, prima di passarlo al pitch shifter successivo che farà lo stesso con 250ms di ritardo.


es: suono+harmonizer => delay a 250ms+pitch shifter1 (suono ritardato incrementato di 1 ottava) => delay a 500ms+pitch shifter2 (suono del pitch shifter1 ritardato e incrementato di un'altra ottava) => delay a 750ms+pitch shifter3 (suono del pitch shifter2 ritardato e incrementato di un'altra ottava) etc. => riverbero massiccio.

Il risultato è un suono molto simile a quello di un sintetizzatore che riproduce una sezione d'archi. Se poi si decide di usare un'unità loop che memorizza e riproduce in maniera ripetitiva il suono creato, si può usare l'effetto come "tappeto" su cui suonare sopra, praticamente il sound on sound usato da David Gilmour per eseguire da solo Shine On You Crazy Diamond.
Per capire meglio l'uso dello shimmer potete ascoltare l'intro di "City of Blinding Lights".
Facciamo un passo successivo e andiamo a scoprire qual'è il vero marchio di fabbrica del The Edge Sound: il delay.
Qualcosa dovreste ricordare da ciò che si è detto a proposito di May, quindi non dovrebbe essere troppo complicato seguirmi...
The Edge eredita la tecnica dell'utilizzo del delay direttamente da chi ne ha fatto prima di lui un suo segno distintivo, sto ovviamente parlando di David Gilmour, chitarrista e cantante dei Pink Floyd, ma lo elabora in maniera del tutto personale, portandone l'utilizzo e la sua sperimentazione ad uno step successivo.
Tralasciando i vari settaggi di tempo, si può dire in linea generale che The Edge divida sempre in due il suo segnale principale e lo mandi in due distinte unità delay che alimentano due amplificatori Vox AC30. Il delay è di tipo modulare, questo conferisce una sorta di effetto chorus alla ripetizione del suono. Talvolta il suono dry viene mandato a tutt'e due le unità, talvolta viene riprodotto solo da uno dei due ampli, mentre l'altro riproduce solo il suono di delay modulato: questo crea un grande effetto stereo la cui spazialità viene accentuata da un accorgimento successivo che rende The Edge un vero maestro nell'uso del delay: la creazione di micro ritardi nella riproduzione del suono ottenuti tramite la microfonatura degli ampli.
In condizioni di temperatura normale il suono si propaga ad una velocità di circa 1,11 piedi per millisecondo. Questo significa che se si sposta il microfono usato per catturare il suono dell'ampli dall'ampli stesso, si creerà un ritardo di riproduzione pari al tempo di percorrenza del suono tra l'ampli e il microfono.
Se The Edge userà quindi due ampli, nella configurazione spiegata prima, con dei microfoni posti ad una distanza di 5 piedi l'uno dall'altro, succederà questo:
  • Il suono della chitarra esce dall'ampli A
  • Il suono della chitarra colpisce il microfono posto davanti l'ampli A
  • 5ms dopo il suono viene catturato dal microfono posto davanti l'ampli B (in una situazione dal vivo il suono verrà anche catturato dai microfoni dell'impianto voce che a loro volta produrranno un ritardo pari alla distanza alla quale son collocati rispetto agli ampli)
  • I microfoni dell'ampli A e B catturano i reciproci suoni e li ritardano, se pur con sempre meno intensità
  • A volte il ritardo viene enfatizzato da un ulteriore microfono posto dietro l'ampli!
  • Se il segnale della chitarra viene emesso simultaneamente dall'ampli A e dall'ampli B, l'effetto di ritardo di 5ms verrà catturato e riprodotto dai due microfoni nello stesso istante.
...Come avrete intuito, l'amico The Edge ne sa davvero molto più di quanto non sembri. Mai giudicare un chitarrista solo dalla quantità di note che riesce a suonare in un secondo!...
Per chiudere, vi segnalo solo ancora un paio di cose che contribuiscono a rendere unico il suono di The Edge: la scalatura particolarmente spessa delle corde, l'utilizzo al contrario del plettro per aver un maggiore attacco e la ritmica quasi sempre scandita in sedicesimi.
Curioso è anche notare come David prediliga l'utilizzo delle prime tre corde della sua chitarra. Questo perchè l'Explorer, secondo lo stesso The Edge, perdeva in dinamica sulle corde basse, quindi col tempo il chitarrista ha elaborato uno stile che ruota maggiormente sulle tonalità treble del suo strumento.
Da notare anche l'uso del glissato ottenuto col bottleneck, in diversi assoli, come quelli della stessa "City of Blinding Lights" o "Gloria" e il gusto per l'utilizzo degli armonici naturali, come nell'introduzione di "Pride (In the Name of Love)".
Vi lascio ora con un video di questo fantastico chitarrista e mi congedo chiedendovi scusa se mi son fatto prendere la mano qua e là da certi tecnicismi, ma più si sale nella classifica di GH più le cose si fanno interessanti! Spero comunque di aver solleticato la curiosità e aver piacevolmente intrattenuto chi tra di voi fosse un amante delle sei-corde.
Ci vediamo alla quarta posizione, buon fine Venerdì 13!

3 commenti:

  1. Uhm.. credo di aver perso una scommessa fatta con il buon Urz. Avrei giurato di trovare The Edge un pelo più su in classifica..

    PS: I found the documentary... It will be ready on Monday. ;)

    RispondiElimina
  2. Six down, four to go! Ormai il gioco è indovinare i nomi mancanti. Io ho il mio pronostico: di due sono praticamente sicuro, di un altro sono meno sicuro, ma diciamo che ci conto. Il quarto nome è più difficile, ho un'idea ma non mi convince troppo, quindi aspetto con ansia di scoprirlo. Ma soprattutto aspetto di leggere le tue analisi tecniche, sempre ottime e dettagliate.

    Anche questa di The Edge non è da meno. Non commento oltre perché è un chitarrista che conosco pochissimo, dato che gli U2 non sono tra le mie passioni. Però mi stuzzica la tua allusione hai chitarristi dal plettro facile, e sono curioso di sapere a chi ti riferisci. Hai fatto il nome dei virtuosi, puoi fare anche quello dei cattivi...

    RispondiElimina
  3. Indipendentemente dalle classifiche , la tua capacità di farci capire la tecnica musicale è mostruosa... Confermo la figura di the Edge, ma , non so se ne hai già parlato, rifletto sulla bontà e gentilezza di Mark Knopfler...Buona serata , caro amico...

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...