martedì 20 marzo 2012

π - Il teorema del delirio


Dopo aver visto The Wrestler (2008) l'anno scorso, o poco più, e Il cigno nero (2010) qualche mese fa e avendoli trovati magnifici entrambi, ho deciso di recuperare le opere precedenti di questo affascinante regista americano, solo per scoprire che sono una più bella dell'altra.
Era da tempo che non rimanevo così piacevolmente affascinato da dei film belli sotto tutti i punti di vista, dal soggetto alla sceneggiatura, dalla regia al montaggio, dalla fotografia alla colonna sonora. Darren Aronofsky non solo confeziona dei lavori incredibilmente interessanti dal punto di vista tecnico, ma la sua poetica si pone in antitesi ai canoni hollywoodiani rimanendo, se non altro per quanto riguarda le sue prime opere, più vicino alla sperimentazione delle produzioni indipendenti. Film di rottura, quindi, ma mai con la puzza sotto il naso, capaci anzi di affascinare il pubblico grazie alla maestria nella creazione di suggestioni visive inusuali e dei soggetti per nulla scontati e non fine a se stessi, al contrario, molto aperti all'interpretazione e che si pongono come interessanti punti di partenza per riflessioni sulla condizione umana nel nostro presente.

π - Il teorema del delirio è il primo lungometraggio che Aronofsky realizza, nel 1998, come progetto a basso costo e indipendente. Immediatamente si pone all'attenzione di un pubblico sempre più vasto e della critica che gli farà vincere il premio alla regia al Sundance Film Festival dello stesso anno.
Caratterizzato da un montaggio ipercinetico e da un intensivo uso della telecamera a spalla, la pellicola è completamente in bianco e nero, molto sgranata e fortemente contrastata. Completano la sensazione di spaesamento e allucinazione data al film, inquadrature atipiche e la musica elettronica di artisti del calibro dei Massive Attack, Orbit, Autechre e Aphex Twin.

Maximillian Cohen è un matematico ossessionato dai numeri e dalle loro leggi, secondo le quali, il protagonista sostiene, si possono ricavare teoremi e grafici che spiegherebbero l'essenza delle cose: la matematica è il linguaggio con cui ci parla la natura.
Cohen vive in semi isolamento nel suo appartamento-laboratorio, dove dà sfogo alla sua ossessione per i numeri, cercando di capire quale legge matematica regoli l'andamento della borsa.
Il suo unico contatto regolare con il mondo esterno è con il suo ex professore di matematica che lo mette in guardia sul rischio che sta correndo dedicando ogni sua energia allo studio di questo tipo di teorie, che non lo porteranno da nessuna parte, se non a perdere la sua già precaria sanità mentale. Il professore parla per esperienza, essendo rimasto a sua volta vittima di un infarto dopo un lungo periodo di ricerca sull'origine del pi greco.
Cohen non si dà pace e continua con il suo lavoro in un crescendo di ossessione e allucinazioni causate dalla mancanza di sonno e dall'assunzione di farmaci e droghe che dovrebbero placare dei dolorosi attacchi di cui soffre da una vita, sin da quando da piccolo aveva guardato fisso il sole rimanendo quasi cieco.
Max entra in contatto in un bar con un ebreo ortodosso numerologo e studioso della Torah. Questi gli spiega che ogni lettera dell'afabeto ebraico corrisponde ad un numero ed ogni parola ha un suo valore specifico dato dal significato che assume in funzione della somma dei numeri-lettere che la compongono. La Torah, dunque non è che un grande insieme di numeri che cela un codice matematico segreto. Max si dimostra da subito affascinato da queste teorie, perchè ci vede una connessione con la Successione di Fibonacci, a sua volta legata alla Sezione Aurea e alla relativa spirale, da cui egli stesso è fortemente ossessionato, presentandosi questa continuamente ai suoi occhi nelle forme della natura.
Cohen continua la sua ricerca, sino a quando il suo computer non fonde, non prima di avergli stampato una sequenza di 216 numeri. Allo stesso tempo il suo lavoro suscita sempre più attenzione e interesse in una compagnia finanziaria senza scrupoli che vuole usare le teorie di Max per prevedere l'andamento delle quotazioni della borsa e nella stessa comunità ebraica che lo rapisce per indurlo a consegnargli la sequenza di 216 numeri, che altro non sarebbe che il codice segreto celato dalla Torah. Questo, rappresenterebbe il vero nome di Jahvé, andato perduto con la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera dei Romani e causa di ogni sventura e patimento del popolo ebraico.
Max, in preda al panico e alle allucinazioni, tenta una disperata fuga dalle persone che vogliono strumentalizzare i suoi studi, sino ad adottare una drastica soluzione, aperta comunque a più letture.

Davvero un ottimo film che mi sento di consigliare a tutti gli insonni, i deliranti, gli allucinati, gli amanti della matematica e della numerologia, o, semplicemente, a chi volesse vedere qualcosa di bello, ben fatto e magari ci volesse poi ragionare un po' sù che, scusatemi, ma al giorno d'oggi non è assolutamente facile trovare (infatti il film è di 14 anni fa!...) e non è cosa da poco.
Max, se sei all'ascolto, prova a procurartelo e guardatelo; omonimia a parte, son sicuro possa piacerti, conoscendo le tue letture e un certo amore per ciò che ha a che fare con i numeri...aspetto di leggerti presto.

4 commenti:

  1. questo film l'ho visto anni fa e l'ho trovato interessante, un bel film diciamo, per cultori di cinema, è senza dubbio un opera sperimentale che rimanda molto al cinema di Lynch, complimenti per il blog ti verrò a trovare spesso :)

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    1. Grazie mille Arwen! Sei la benvenuta e attendo con piacere le tue prossime visite.

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  2. Hai decisamente stuzzicato il mio interesse e cercherò di vedere questo film appena riesco. Con Aronofsky però sono sempre un po' prevenuto... Tutta colpa di Requiem for a Dream, uno dei film più brutti in assoluto nella mia classifica personale: tecnicamente è molto interessante, ma la storia è noiosissima e troppo, troppo deprimente!

    D'altra parte anche io ho apprezzato moltissimo Il Cigno Nero e il bellissimo The Wrestler. E parlando di The Wrestler, ecco una perla di saggezza:

    "Fuckin' 80s, man, best shit ever! Than that Cobain pussy had to come around and ruin it all."

    Cazzo, Rourke, era ora che qualcuno lo dicesse!

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    1. Eccoti!
      Oddio, spero di non averti messo sulla cattiva strada. Non vorrei tornassi su RN a minacciarmi di morte dopo aver visto questo film, perchè se non ti è piaciuto RFAD...Sono completamente diversi, però qanto a delirii.
      Mi hai comunque anticipato, perchè ho in cantiere anche una recensione di RFAD.
      Concordo ovviamente con te sulla grandezza di The Wrestler, apprezzo la citazione, ma per quanto riguarda Cobain il mio punto di vista non potrebbe essere più lontano...

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