venerdì 9 marzo 2012

BRUCE SPRINGSTEEN - "Wrecking Ball"

Tre giorni fa è uscito l'ultimo disco di Bruce Springsteen.
Già dal primo giorno si è piazzato al numero uno della classifica dei download di iTunes di diversi paesi, tra cui l'Italia e i fan di tutto il mondo hanno cominciato a dire la loro su questo lavoro atteso da tempo, che fino alla sua uscita ha tenuto i fedelissimi del Boss col fiato sospeso, visto che nulla si sapeva della line-up e della direzione musicale che avrebbe preso.
Cerchiamo di scoprirlo insieme, analizzando brevemente le tracce che lo compongono e facendo una piccola premessa sui contenuti. Pareri, giudizi e opinioni li lasciamo per ultimi.

A livello di contenuti, per Wrecking Ball Bruce si è concentrato, com'è solito fare, sulle tematiche più attuali e spinose, con maggior enfasi sulle conseguenze sociali e personali della recessione. Nel far ciò, non si è limitato a dare una fotografia del presente, poichè i temi trattati coinvolgono in modo trasversale la storia mondiale e quella americana, nello specifico. Bruce ha dichiarato che lo scopo del suo lavoro di songwriter è quello di raccontare la distanza che si frappone tra l'illusione e i sogni americani e la realtà del suo paese. Questa distanza, che oggi continua a crescere, non è in realtà una novità, c'è sempre stata e la si sentiva con egual forza negli anni '30, così come nei '70 e nei '90. Proprio per sottolineare questa "storicità" del senso del disagio proveniente dall'impossibilità di realizzare le proprie aspirazioni, principalmente a causa delle condizioni economiche che spesso portano ad una difficile collocazione nel tessuto sociale, Bruce sceglie di dare alle canzoni di quest'album una veste ora nuova, ora più legata alle roots americane. Durante l'ascolto ci troveremo così a sentire loop, campionamenti e suoni sintetizzati, intervallati da canti gospel e arrangiamenti folk. Se questa scelta paga lo vedremo in fondo all'analisi dei pezzi.

1. We Take Care Of Our Own : Il disco è aperto dal primo singolo pubblicato qualche tempo fa e di cui abbiamo già discusso. Come ai tempi di Born In The U.S.A. gli ascoltatori, anche quelli d'oltre oceano, si son sbizzariti a dare la loro lettura di questo brano dal testo ambiguo e parecchio frainteso, soprattutto a causa di un titolo di non così facile traduzione, a dispetto di quanto possa sembrare. Io non sono dell'idea che We Take Care Of Our Own significhi "ci prendiamo cura di noi stessi", come quasi ovunque viene tradotto, perchè per tradurre quest'espressione viene usata la frase "we take care of ourselves", mentre non ho mai incontrato, da nessuna parte, l'espressione indicata nel titolo, che io tradurrei più come "ci curiamo del (di ciò che è) nostro". Personalmete penso si adatti di più al testo, che non vuole essere "un'affermazione di gloria nazionale, solidarietà ed orgoglio", così come lo definisce il Los Angeles Times, ma piuttosto il contrario!
Prendersi cura del proprio, di ciò che si ha e si è non è una vittoria, ma una sconfitta del senso di amore per il prossimo, di empatia, compassione e altruismo, sentimenti sbandierati durante le campagne elettorali, ma cautamente messi da parte nel momento del bisogno, in cui si è costretti a pensare al proprio, più che a prendersi cura di sè, dove il riflessivo potrebbe essere esteso alla nazione tutta. Prendersi cura del proprio è una condizione forzata, non una scelta, perchè nonostante le belle parole e le promesse, la maggior parte delle volte "la cavalleria rimane a casa" e non ci soccorre quando siamo in difficoltà, dobbiamo cavarcela da soli, perchè non siamo capaci a prenderci cura l'uno dell'altro, ecco per me, qual'è il senso della canzone: una sconfitta, non una vittoria.
Nel brano si fa un chiaro riferimento alle conseguenze dell'Uragano Katrina.
Nonostante questa canzone sia molto orecchiabile e di facile presa, continuo a trovare l'arrangiamento troppo ruffiano e patinato, distante dalla ruvidità dei pezzi realmente arrabbiati di Springsteen e troppo pericolosamente vicino a certo pop-rock da classifica.

2. Easy Money: Ecco il primo riferimento a quegli hard times cantati da Woody Guthrie e cari al Boss. Su una base country-rock, il violino di Soozie Tyrell ci accompagna per strade polverose di paesi in cui vivono personaggi disposti a farsi giustizia a colpi di calibro 38, rapinando e uccidendo quei fat cats dalla pancia piena che creano disparità economica e se ne stanno sulle loro poltrone a guardare la gente morire di fame.

3. Shackled And Drawn: Sulla stessa linea della precedente, quasi una work-song, che celebra il duro lavoro degli operai che devono pagare le loro tasse, mentre i banchieri si riempiono tasche e pancia giocando come ad un casinò con la pelle dei più poveri ed onesti.
I ricchi si arricchiscono, i poveri lavorano, s'impoveriscono ancor di più e tirano le quoia.
Peccato che Bruce abbia già inciso le Seeger Sessions, perchè questo pezzo è davvero sovrapponibile, musicalmente, a Old Dan Tucker!

4. Jack Of All Trades: Il titolo è preso in prestito dal detto "jack of all trades, master of none", che significa "esperto di tutto, maestro in niente", una definizione che se rapportata alle disavventure lavorative, potrebbe calzare alla figura del padre di Bruce, ma anche a molti precari obbligati ad un impiego flessibile che "fa dimagrire il lavoratore e ingrassa il banchiere".
L'andamento lento e mesto è impreziosito da un bell'assolo di Tom Morello, presente con la sua chitarra su due pezzi nel disco. Sicuramente uno dei brani più belli.

5. Death To My Hometown: Ancora un attacco all'ingordigia del mondo finanziario che divora e distrugge tutto ciò che incontra, a tempo di marcetta militare.

6. This Depression: Il brano che ritengo esser il più bello del disco. Voce alla Tom Waits, tempo lento dispari, testo molto bello, sincero e fragile da lasciar sbalorditi a sentirlo cantare da un rocker come Bruce. Morello esegue un altro assolo in Gilmour-style. L'atmosfera mi ricorda alcuni passaggi dei Radiohead di Ok Computer e Kid A. Bellissimo nella sua atipicità, anche se la melodia ricorda un po' troppo Into The Fire.

7. Wrecking Ball: La title track la conosciamo da circa tre anni. Scritta in occasione dell'abbattimento del Giants Stadium del New Jersey, dove la E Street Band si era esibita molte volte in concerti sold-out e suonata in apertura delle date finali del tour di Working On A Dream del '09, proprio al Giants Stadium, diventa ora metafora di ogni sogno ridotto in macerie.

8. You've Got It: Con un cantato rockabilly Bruce tira fuori per questo brano una voce che non si sentiva dai tempi di Tunnel Of Love!
Il buon Colombati, che ha deciso di vivere il disco come un concept, vede in questa canzone il turning point, dove dopo aver esposto le difficoltà che ci affliggono, si prova a trovar una soluzione per uscirne, puntando tutto sull'anima e sulla propria forza di volontà. Qualità senza prezzo che tutti noi abbiamo e dobbiamo metter in campo per uscire dall'empasse di We Take Care Of Our Own.

9. Rocky Ground: Vangelo e rap vanno a braccetto in questa parabola sul difficile presente...

10. Land Of Hope And Dreams: Viene un po' di nostalgia a risentire questo pezzo, perchè anche se riarrangiato è in realtà vecchio di 12-13 anni e il confronto con ciò che Bruce tirava fuori dal cilindro all'epoca è inevitabile e un po' frastona. Molto più bella la versione dal vivo, meno super-prodotta e più sobria, in questa traccia comunque rimarrà per sempre l'ultimo assolo di Big Man. (Ciao Fratellone!).

11. We Are Alive: Il finale è lasciato alla voce dei morti: scioperanti e immigrati clandestini cantano di un ritorno delle loro anime e la loro volontà di combattere spalla a spalla, cuore a cuore.
La musica è un omaggio a Johnny Cash.

12*. Swallowed Up (In The Belly Of The Whale): Molto, molto interessante questo brano cantato di nuovo con voce più cavernosa del solito, quasi ultraterrena, in un'atmosfera sospesa tra il sogno e la visione, onirica e irreale. Emergono dall'oscurità dei flutti i canti dei marinai ingoiati da una balena, mostro marino metafora di un mondo che divora chi dà troppa fiducia ai propri sogni e aspirazioni. La musica è sommessa e a tratti arabeggiante, potrebbe tranquillamente essere una colonna sonora firmata da Nick Cave. Bruce stupisce davvero tanto in questo pezzo!

13*. American Land: Viene qui riproposta dopo esser stata inclusa come bonus track della seconda versione di We Shall Overcome; niente di nuovo, quindi, ma pertinente al contesto di analisi delle aspettative e dei sogni americani, traditi e spazzati via da questi contemporanei hard times.

*disponibili solo sulla "special edition"

In molti hanno parlato di capolavoro, paragonando Wrecking Ball a The Rising, l'album del 2002 che aveva rimesso insieme Bruce alla sua E Street Band, dopo il lungo iato che li separava dalla loro precedente collaborazione, datata 1984 e intitolata Born In The U.S.A. Trovo il paragone davvero poco calzante per diversi motivi, primo tra tutti, Wrecking Ball, a differenza di The Rising, non è un disco della E Street Band!
Max suona solo su tre pezzi, Stevie su uno, mentre The Professor, Garry e Nils non ci sono affatto!
Inoltre, se l'idea di usare stili diversi da un brano all'altro per esaltare la continuità storica del discorso affrontato sul disco può essere una buona cosa, di fatto si traduce in un lavoro che sembra essere più una compilation che un disco con una sua coesione tematica di fondo. Personalmente trovo questo frullato poco digeribile e deludente nella maggior parte dei momenti. I suoni e gli arrangiamenti, fatta eccezione per un paio di pezzi, proprio non mi piacciono, troppo appiccicaticci e artefatti. In modo particolare trovo che il mix della batteria sia esageratamente enfatizzato sui bassi e produca una sensazione eccessivamente cupa e cavernosa che suona proprio male.
Non dico che Bruce abbia fatto un brutto lavoro, ma The Rising era proprio tutta un'altra storia e a questo punto anche Magic e Working On A Dream, che al loro interno avevano gioielli completamente assenti in questo Wrecking Ball la cui track list risulta essere un po' stiracchiata considerando anche i ripescaggi che fungono da riempitivi.
Bruce, ti aspettiamo dal vivo, dove sicuramente non ci deluderai.

Voto: 6/10

(e ora sotto coi linciaggi al sottoscritto!...)

6 commenti:

  1. Ma dai Viktor ..i linciaggi!!Ma certo che no,ognuno DEVE esprimere la propria opinione, ci mancherebbe,poi se tutti la esprimessero con questa dovizia di particolari ed adducendo motivazioni più che valide,sarebbe proprio ingiusto chiedere uno scontro all'arma bianca!!!Condivido molte cose di ciò che dici, più di tutto la giusta spiegazione della prima canzone e la conclusione del post, assicurandoci sul nostro divertimento. Io non amo molto fare paragoni, certo non si può sempre essere gli stessi..spesso si dà il meglio. altre volte il meno bene...Complessivamente promuovo il prodotto, considerandolo proprio da" Stadio" , dove il seguire certi pezzi sarà più semplice del solito. E qui il termine " ruffiano" ci sta tutto!Voto anch'io " This Depression" e la nostalgia di"Land of hope and dream" è forte! Attendiamo il concerto, sono sicura , ci convincerà! Ciao mio caro Blood-Brother!

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  2. Analisi a dir poco precisa e puntuale di Bro Viktor. Io però un mezzo punto in più lo darei, diciamo un 6,5 quindi. E inevitabilmente alcuni di questi pezzi dal vivo suoneranno più convincenti come spesso accade con Bruce. Saluti a tutti!

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    1. Olà, L'Adri. Bentornato anche da me, nonostante io non sia il padrone di casa son ben contento :)

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    2. Grazie anche a te, Firma!

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  3. Bro, da tanto aspettavo questo momento: riaverti a bordo mi riempie di gioia. Bentornato!
    Ti abbraccio.

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    1. E mentre parte Thunder Road dal mixpod colgo l'occasione per ringraziarti, Bro, per il Bentornato. W Bruce! Abbracci!

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