martedì 7 febbraio 2012

Guitar Heroes - #6: Brian May (Queen)

La posizione più difficile, più sofferta, più incerta e precaria della classifica. In questa posizione ci potevano stare tutti e nessuno, io ci ho messo, non senza qualche ripensamento, Mr. Brian May.
Son molte le ragioni che mi han fatto amare questo chitarrista, una sola, invece, mi basta per detestarlo: nel corso degli ultimi 10 anni, o poco meno, con l'appoggio del suo compare di misfatte Roger Taylor, May s'è impegnato con tutte le sue forze a sputtanare l'immagine di una delle più grandi band di sempre e ad infangare il rispetto e l'amore che per questa band milioni di fan in tutto il mondo nutrono. Pensate stia esagerando? Beh, sono in buona compagnia: andate a leggervi i commenti dei fan sul sito ufficiale dei Queen a proposito delle ultime uscite discografiche, e non, del gruppo inglese. Brian May è la lampante manifestazione di ciò che la musica sia diventata oggi, un mero strumento col quale racimolare denaro, faticosamente per altro, visto i tempi, lucrando sulla genuina e incondizionata passione di legioni di fan, ai quali viene proposta, come in questo caso, con cadenza quasi mensile, l'uscita di dischi o di inutile valenza artistica o ennesime ri-ri-ri-ri-ri-ri-edizioni di classici usciti lustri or sono. I Queen sono campioni in questo. Tra singoli, greatest hits, live, video, ep e anniversari May sta svendendo anche le mutande della sua band e in questa operazione può stringere la mano ad un altro sciacallo maledetto che di nome fa Manzarek (Doors), con la sola differenza che quest'ultimo nel corso degli anni è riuscito a far uscire anche dei veri e propri gioielli dagli archivi della casa discografica, cosa che ha contribuito a dare una visione più ampia, corretta e completa della sua band. May, invece, non fa che riscaldare la minestra, cambia la scaletta, aggiunge qua e là qualche pezzo comunque reperibile su bootleg, a volte cambia anche solo il titolo e tac: nei negozi il nuovo "imperdibile" disco dei Queen. E se questo fosse tutto certo non aggiungerei il disprezzo al biasimo che nutro nei suoi confronti, ma il nostro amico ha anche delle interessantissime teorie su chi potrebbe sostituire, e mentre lo scrivo mi vengono i brividi, il leader della sua band, quel leader che rispondeva al nome di Freddie Mercury ."If there's a god in the sky looking down What can he think of what we've done To the world that he created"...
Chiudo qui il mio sfogo che certo potrebbe esser molto più lungo ma non troverebbe in questo post la giusta sede. Parliamo invece dei motivi che mi han spinto a mettere al sesto posto di GH Brian May (al sei c'è May!).
Laureato in astrofisica, May, si sarà capito, è universalmente conosciuto per essere (stato) il chitarrista dei Queen. Dire chitarrista in realtà è riduttivo, perchè May oltre a suonare la chitarra i Queen li ha formati, ci cantava e per loro ha scritto alcune canzoni indimenticabili, come We Will Rock You, Who Wants to Live ForeverI Want it All e The Show Must Go On.
I Queen sono stati tra i primissimi gruppi che mi hanno fatto avvicinare alla musica e Brian May è stato il primissimo chitarrista che ho adorato e che mi ha fatto interessare al mondo delle chitarre, anche se solo da un punto di vista "sonoro". Lo stile di May ha fatto scuola e ha ispirato alcune delle leggende contemporanee della sei-corde. L'approccio alle sue partiture è quasi da musicista "classico": ciò che impressiona, infatti, aprendo uno spartito di uno dei dischi del gruppo inglese, è il numero di tracce per chitarra che i brani riportano. Pur essendo l'unico chitarrista del gruppo, May impreziosisce le registrazioni di un pezzo con infiniti overdubs di chitarra, anche di poche note, creando un tappeto sonoro simile a quello che potrebbe suonare una piccola orchestra e che lui invece esegue con una sola chitarra registrata più volte. Ascoltando i brani dei Queen a volte si ha la sensazione di sentire tre, quattro o cinque chitarristi suonare contemporaneamente, ma in realtà quella di May è l'unica chitarra presente al momento delle registrazioni. Brian ha ereditato questo gusto dell'overdubbing e dell'uso della reiterazione della partitura dal suo amore per Bach e dell'utilizzo che questi faceva del canone, ossia la sovrapposizione progressiva di un tema musicale che viene suonato o cantato sfalsandolo di pochi secondi tra un'esecuzione e un'altra. Chi di voi ha un minimo di esperienza con l'effettistica per chitarra avrà intuito che questo è il concetto alla base del delay (l'"eco", per i profani). Ed è proprio al delay che May si rifà per riproporre dal vivo alcune delle suggestioni create in studio grazie alla sovraincisione. Molti appassionati avranno già capito dove voglio andare a parare: sto pensando ad uno degli assoli più incredibili che si siano mai sentiti dal vivo, vero marchio di fabbrica dello stile e della tecnica di Brian May, ovvero, l'assolo di Brighton Rock.
Prima di interessarmi di chitarre e prima ancora di vedere per la prima volta il Live at Wembley '86, ogni volta che sentivo questo pezzo ero convinto che sul palco ci fossero tre chitarristi; mi sbagliavo: May suona da solo per tutta l'esecuzione del pezzo. Quando ho visto il video non ci potevo credere e ancora lontano dal conoscere le meraviglie del delay mi inventavo le più strampalate teorie per spiegarmi questo fatto che sfiorava l'universo della magia.
Tecnicamente parlando, May sfrutta il processo di triamplificazione e usa due delay, all'epoca Echoplex analogici, poi convertiti in digitale, settati su tempi diversi, l'uno con un rate doppio all'altro.
In parole povere, il segnale dry, quindi senza delay, (semplificando molto la cosa) esce dalla chitarra e viene riprodotto da un primo ampli. Un secondo segnale esce dalla chitarra ed entra in un'unità delay settata diciamo a 800ms, per poi venir riprodotto da un secondo ampli. Lo stesso fa un terzo segnale che, però, viene elaborato da un'altra unità delay settata con un rate doppio rispetto alla prima, quindi a 1600ms. I due ampli da cui esce il suono ritardato rispettivamente di 800 e 1600ms lavorano in stereo, ossia uno sarà posto a destra del punto d'ascolto, l'altro a sinistra; questo creerà un effetto pan che darà l'illusione dello spostamento del suono da destra verso sinistra, o viceversa. In definitiva Brian suona una nota che esce da un ampli, 800ms dopo la si avvertirà sul canale destro, 1600ms dopo sul sinistro: una nota, tre sue diverse percezioni! Ovviamente è più semplice a dirsi che a farsi: Brian non aspetta la seconda ripetizione della nota (terza volta che viene udita - fine del ciclo) per suonarne un'altra. Questo comporta che debba suonare costantemente concentrato sul suo suono dry e andare a tempo coi due delay!...
Il nostro amico, oltre ad avere una tecnica davvero paurosa, ed essere in grado di comporre ed eseguire complicate e splendide melodie, è autore di un sound assolutamente personale e inimitabile. Oltre alle tecniche appena esposte e all'utilizzo di altri effetti, come chorus e phaser, modificati dal guru della customizzazione in ambito di effettistica per chitarra Pete Cornish, May si avvale di due inimitabili e insostituibili alleati: un pezzo di caminetto e una moneta da sei pence.
Con il primo, all'età di sedici anni e con l'aiuto del padre ingegnere, Brian costruisce la Red Special, la chitarra che ancora oggi lo accompagna in studio e dal vivo. Inimitabile a livello di fattura e resa sonora, la Red Special monta tre pick-up single coil, l'unica parte comprata in negozio, modificati dallo stesso Brian e in grado di ottenere 13 combinazioni di tonalità diverse, grazie ai circuiti realizzati dal loro padrone che li ha dotati anche di un modulatore di fase che consente di suonare coi pick-up in contro-fase, agendo sugli switch che la chitarra monta, uno per ogni pick-up. La contro-fase è presente anche in altre chitarre, come la Jaguar e la Mustang, entrambe della Fender.


La moneta da sei pence, invece, viene usata come plettro da Brian, che non ama quelli di materiale plastico, poichè sembra non riescano a dargli l'attacco e il tono desiderato. Serva di lezione a tutti quelli che ingiustamente sottovalutano l'importanza della scelta del giusto plettro nella creazione del proprio tono!
La moneta viene usata principalmente nelle parti più "dure", dove appunto serve maggior attacco, diversamente Brian utilizza le dita per pizzicare le corde.
Altro ingrediente fondamentale per il May-sound è ovviamente l'amplificatore preferito di Brian, il Vox AC30, il più classico degli amplificatori valvolari inglesi, al quale il chitarrista è solito tagliare le frequenze più basse per esaltare le alte e ottenere una distorsione valvolare più naturale; a questo scopo Brian utilizza un Treble Booster modificato da Pete Cornish. Un ultima curiosità: in studio May affianca spesso al suo AC30 il Deacy, un piccolo amplificatore assemblato da John Deacon, bassista dei Queen, ricavato da un vecchio altoparlante hi-fi trovato in un cassonetto dei rifiuti. A questo May taglia invece gli alti, coprendolo con un cappotto!...Capite ora cosa intendo quando parlo di maestri della manipolazione sonora?...(Urz, che ne dici?)
Godetevi May al Wembley, ascoltate, imparate e...ricordate di differenziare i vostri rifiuti!...
Ciao Belli!

8 commenti:

  1. Che dire, applausi a scena aperta. Affetto senza misura. Io l'ho messo al primo posto.

    Pare che il tordo però andrà a Sanremo con la figlia di Zucchero (voce credo non ancora confermata) :(

    RispondiElimina
  2. Sti cazzi ! Ho imparato più nozioni da questo post che da anni di letture.Ho sempre considerato May un grande chitarrista finito nella band sbagliata.Questione di gusti ,perchè i Queen, a differenza di Firma, non mi hanno mai entusiasmato.La storia degli overdubs e soprattutto dell'altoparlante coperto con un cappotto è davvero affascinante.Chapeau !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Black, mi lusinghi! Son davvero molto contento che oltre a fare divertire me mentre li scrivo questi post possano stuzzicare la curiosità e dire qualcosa di interessante anche a Voi che li leggete.
      "Solennemente, Grazie."

      Elimina
  3. scusa Viktor ho eliminato il tuo commento di ringraziamento dal post " la farfalla" dove salutiamo una cara ragazza morta l'altra sera all'età di 30 anni. Apprezziamo il tuo interessamento al nostro blog, non avertene ma se vuoi rimetterlo in un altro post fai pure. Vorremmo solo che in quel post di saluto alla "farfalla" ci fossero solo saluti a lei. Sicura che capirai mi scuso di nuovo e ti saluto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusate Voi! Avete fatto benissimo! Effettivamente ci avevo pensato anche io mentre vi scrivevo, ma non sapevo dove lasciare il saluto, così mi sono intrufolato in punta di piedi con la solita leggerezza da dinosauro che mi contraddistingue.
      Le mie condoglianze per la dolorosa perdita.

      Elimina
  4. Come sempre problemi tecnologici mi costringono a commentare nel posto non corretto, ma perdonatemi... Tralasciando lo studio approfondito della tecnica musicale di May ,descritto in modo mirabile, condivido un'antipatia profonda per questo personaggio che ha sempre cercato , da buon parassita, di profittare di glorie ormai passate!

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...