martedì 29 novembre 2011

Guitar Heroes - #8: Cristiano Godano (Marlene Kuntz)

Dalle assolate California e Australia passiamo per trattare questa ottava posizione dalle nostre parti: Italia, Piemonte, nella comatosa, piovosa e immobile provincia cuneese: Fossano.
Da questo paesotto non esattamente al centro del mondo proviene Cristiano Godano, cantante, chitarrista e compositore di quella che per circa dieci anni è stata forse la band più interessante dell'intero panorama musicale italiano: i Marlene Kuntz.
Ho amato intensamente i Marlene, perchè riuscivano come nessun altro ad interpretare ed esprimere musicalmente il mio stato d'animo degli ultimi anni da  adolescente. E non lo facevano in maniera convenzionale: i Marlene erano la perfetta incarnazione del gruppo "alternativo" nel senso più genuino del termine, si ponevano cioè in un'ottica nuova e di contrasto rispetto a tutto il pattume musicale italiano, importando e miscelando sapientemente influenze provenienti da Inghilterra, U.S.A., Australia e Germania.
La loro musica era assolutamente nuova e unica nel contesto sonoro del nostro Paese e seppur i testi erano ebbri di una certa letteratura dannunziana e talvolta lasciavano ineluttabilmente l'ascoltatore attonito a vagolare per la strada circonfuso dagli esiziali squarci esistenziali endofiti alla delirante-mente di Orso God-ano  che  vomitava obliate parole con lubricità, si distaccavano dalla pigra retorica delle liriche italiane per lo più composte da tre parole dalla rima scontata (sole-cuore-amore) e ugualmente da quel cantautorato accademico caro a chi ama darsi un tono da poeta-filosofo.
Col tempo, purtroppo, anche i Marlene non hanno resistito al fascino della chitarra acustica, della giacca di velluto a coste e di una saccenza mista ad un atteggiamento snob sempre più intollerabile perchè mirato a denigrare la loro stessa prima produzione (e i fan che continuavano a richiederla), in favore di pezzi meno nevrastenici, ma più "poetico-letterari" e sempre meno comprensibili, a causa di un'ostentazione insopportabile dell'impiego di termini aulici e desueti. Il gruppo arriverà ad essere in aperto contrasto con coloro che fino ad allora li aveva appoggiati, amati, comprato i loro dischi e partecipato ai loro concerti contribuendo a farli arrivare dove ora si trovavano. La decisione di escludere dalla tracklist del loro primo best of il brano Sonica, manifesto della loro musica, ma facente parte della loro prima (e acerba a detta loro) incarnazione, risultava non solo una chiara dichiarazione d'intenti, ma anche di guerra verso lo zoccolo duro dei loro fan.
(Così disponi e sei esplicito col beige
che non ti dona ma ti spara via dai guai)

Tuttavia, spocchia a parte, i primi quattro-cinque dischi sono magnifici e, nella fattispecie, Catartica (il primo), è sicuramente uno dei dischi più belli che abbia mai ascoltato, in assoluto!
Nulla, meglio delle frasi di Sonica, possono spiegare la musica dei MK:
Fragori nella mente, rumori, dolori
lampi, tuoni e saette, schianti di latte
fragori e albori di guerre universali, scontri letali
Questa meravigliosa apocalisse sonica la si deve in primo luogo alle chitarre grattugiate (per usare un termine alla Ferretti) di Godano e Tesio.
I due strapazzano il loro strumento, ben consci della lezione dei loro maggiori punti di riferimento: Sonic Youth, Einstürzende Neubauten, Nick Cave e Bad Seeds.
La chitarra diventa altare sacrificale e sacrificio al tempo stesso, vittima del martirio neurotico e schizoide imposto non solo dalle mani, ma dall'intera figura di Godano, che si accanisce sulla sei-corde come un killer farebbe con la propria inerme preda o forse come un amante farebbe con il suo partner nel più furioso degli amplessi. In un gioco sadomasochistico il chitarrista sfoga il suo impeto sulla chitarra e la chitarra prende il controllo sulla mente e sul fisico del suo suonatore, portandolo a sperimentare nuove tecniche di seduzione o di tortura, nuovi piaceri e nuovi dolori, sino a farsi male, sino a godere. E non è un processo onanistico, ma più un' orgia, che coinvolge in un' unica estasi pubblico e musicisti. La chitarra di Godano non è sola nel subire questo speciale trattamento; quella di Tesio soffre e gode ugualmente, anche lei torturata, accarezzata, seviziata, dissacrata e omaggiata. Gli strumenti stridono, urlano, mordono, ronzano e gracchiano, percossi, graffiati, pizzicati, sfregati, sfregiati e si prendono le loro rivincite sul corpo di chi li suona.
Bottleneck di metallo e bacchette della batteria si aggiungono ai plettri nello scarnificare le corde che si squarciano in urla distorte e amplificate. Tutte le parti della chitarra vengono usate, tutte ugualmente partecipano al tentativo di creare quel noise che una volta placatosi sarà sensazione catartica nelle orecchie torturate dello spettatore e nelle mani dolenti del musicista. Le corde sono usate in accordature aperte, e suonano in costante contrasto sulle due chitarre, quasi a voler costruire un nuovo linguaggio sonico che privilegia la dissonanza all'armonia: i due strumenti parlano ognuno una lingua diversa, ma si comprendono al volo. Vengono chiamati in causa anche i ponti, i terminali, le chiavette, i pickup, il manico e il corpo della chitarra: tutto ciò che possa produrre un suono si deve sentire; anche il jack fa la sua parte, inserito e sfilato di continuo, come in una reiterata penetrazione, aprendo e chiudendo il circuito crea dei piccoli coiti interrotti di suoni strazianti....e poi il buio.
Il suono dei Marlene è creato da diverse tipologie di chitarre, dalle Ibanez alle Fender Stratocaster, ma quella che più frequentemente si trova ad essere tra le mani del suo amante/aguzzino è sicuramente la Gibson, nelle sue declinazioni SG, Les Paul e Firebird. Quest'ultima per me è la chitarra di Godano!


In produzione dal '63, il design della Firebird prendeva le mosse da quello della Explorer (ricordate il post su Hetfield?), volendo comunque essere leggermente meno estremo. Questa chitarra fu in assoluto la prima Gibson ad avere una costruzione neck-through, ossia il manico e il corpo sono intagliati in un unico pezzo di legno e non assemblati successivamente, come avviene per la maggior parte delle chitarre. Il suo suono distintivo è dovuto al montaggio di tre mini-humbucker, che sono una via di mezzo tra i pickup single coil e gli humbucker classici.
Da notare come il modello classico di Firebird abbia la paletta al contrario e il "corno" (o ala)  inferiore del corpo più lungo rispetto a  quello superiore; questo, oltre ad agevolare l'utilizzo della chitarra anche da parte dei mancini, dona allo strumento un look "al rovescio" e per questo viene chiamata "reverse". Sono disponibili anche dei modelli Custom "non-reverse", ma il look originale è indubbiamente il più richiesto e il più affascinante.  

12 commenti:

  1. Come mi piace questa nuova seria di RN!!! Bello, bello!!
    Comunque un giorno di questi (davanti a una cena, un pinta, una pizza o quello che vuoi tu) armato di carta e penna mi devi dare un po' di lezioni su come funziona una chitarra nello specifico e su tutto quello che è connesso ad essa... :)

    RispondiElimina
  2. Bellissimo post al quale non appongo commento alcuno in quanto totale la mia ignoranza sull'argomento. Mi ripropongo di rimediare e mi congratulo per la felicità della prosa.

    Sticazzi!

    RispondiElimina
  3. Marlene Kuntz... Mi ricordano tante cose. Tra esse, di non pogare con gli occhiali...

    RispondiElimina
  4. @Sara: Contento che ti piaccia! Mi sa che se devo proprio spiegarti TUTTO quel che riguarda il mondo delle 6-corde ci serve quantomeno un pranzo ad un agriturismo...
    In ogni caso, non essendo un tecnico, non so quanto riesca a spiegare, ma potrei provare a svelarti "il mistero dell'ampli".

    @Firma: "E grazie. Semplicemente grazie."

    @Max: Già, anche io ci ho rimesso un paio d'occhiali ad un loro concerto. Un simpaticone a cui andava di far del surfing mi ha rifilato un'anfibiata in testa...

    RispondiElimina
  5. Ottimo post e scelta che (a dire il vero) non mi aspettavo. Ho amato molto i Marlene. Credo però di comprendere la loro decisione di staccarsi un pò da quella che è stata la –pur eccellente a mio parere- produzione dei primi anni di vita del gruppo.
    Il problema sorge quando l’artista rischia di non essere più libero di esprimersi proprio per colpa del suo pubblico più fedele, che pretende sempre e solo di sentire le stesse cose e non accetta alcuna evoluzione artistica. Capita a qualunque artista, perché il pubblico formato dai fan più accaniti non ama essere spiazzato e quindi anche i musicisti più indipendenti dal mercato rischiano di essere imprigionati nel loro stesso stile (in realtà non è un discorso valido solo in campo musicale ma coinvolge qualunque ambito artistico).
    Lo scorso anno per intenderci sono andato a sentire il nuovo –e abbastanza interessante - progetto Beautiful, formato dai Marlene insieme a Gianni Maroccolo e al grande Howie B (producer di elettronica con all’attivo diversi dischi –consiglio personalmente Turn the dark off- e collaborazioni insieme a U2, Bjork, Tricky… niente male insomma!), che insieme hanno formato un ensemble che produce un suono in gran parte strumentale tra violente schitarrate noise e ritmi elettronici (Cristiano Godano canta pochissimo e rigorosamente in inglese) che in qualche occasione rallentano un pò per farsi più cupi e meditativi. Ora, non vi dico quanto mi ha irritato sentire l’insopportabile pubblico che invece di ascoltare in silenzio il concerto continuava a urlare durante le esecuzioni frasi idiote come “Cristiano cantaaaaaa!!! Vogliamo sentire la tua voceeee!!!” oppure “Vaffanculooo!!! Vogliamo Sonicaaaaa!!! So-So-Sonicaaaaa!!!!” . Se ero irritato io, vi lascio immaginare il povero Godano (a un certo punto ha chiesto anche a uno dei suddetti dementi: “non ti piace come suono? Ti piaccio solo quando canto?”)...

    RispondiElimina
  6. Grande Bro Viktor, mi hai fatto rivivere, nella tua descrizione dell'avventarsi di Godano sulla chitarra, quei famosi live Catartici del '94 e in particolare una "Festa Mesta" suonata in un palazzetto dello sport di parco Ruffini per un set breve e fulminante dei Marlene, con il "Cristiano nostro" più epilettico che mai allo strumento!
    E mi son goduto anche il tuo uso parodistico, durante l'articolo, di quegli stessi languori lessicali che fin troppo spesso farciscono la lingua cantata, scritta e parlata del Fossanese.
    Insomma Bro, hai fatto davvero un bel paio di assoli in questa tua ottava posizione!
    Bene hai fatto anche a citare Tesio, credo che i 2 Marlene, almeno sul piano sonoro/sonico siano abbastanza inscindibili.
    Infine, concordo anche questa volta con Urz -devo preoccuparmi? comincerò mica ad avere prima o poi simpatie per la sua amata squadra rigatina? orrore! ;-) - sulla libertà degli artisti di evolversi e tentare nuovi percorsi, soprattutto se la scelta non è dettata da mere speculazioni commerciali, anzi a volte porta proprio ad allontanare facili successi.
    Se la scelta dell'artista è genuina e sempre di qualità, ma magari non è più la mia "cup of tea", tenderò a non seguirlo o a seguirlo di meno, però continuerà ad avere il mio rispetto!
    Quindi, in conclusione, meglio chi nella propria "svolta" intraprende un discorso di nicchia, a volte forse anche elitario, di chi si svende brutalmente (credo che a ognuno di noi verrà facilmente qualche esempio di casi del secondo tipo).
    Caro Bro Viktor, aspetto con grande curiosità la tua settima posizione!!!

    RispondiElimina
  7. @Urz: Capitano, che onore, due commenti nel giro di 6 post..mi fa arrossire!
    Hai perfettamente ragione a definire dementi le persone che ti sei beccato al concerto. Se sai che una cosa può non piacerti stai a casa anzichè scassare le palle a chi ha acquistato il biglietto con maggior cognizione di causa.
    Per la scarsa attenzione e mancato coinvolgimento a quel che veniva suonato, Waters rispondeva a sputi in faccia, sputi che sappiamo dove han portato...
    Quello non era un concerto dei Marlene, quindi certe critiche e pretese eran completamente fuori luogo.
    Conosco ovviamente Howie B e il progetto Beautiful, ma non ho mai avuto modo di sentire niente.
    Comunque, come tu sai, io sono il primo a sostenere senza fastidio alcuno la naturale evoluzione del percorso artistico di un gruppo, ma ciò che proprio mi fa odiare un artista è la spocchia che i Marlene certo non si son risparmiati nel voler a tutti i costi separarsi da una loro certa produzione, se non per riprenderla, almeno parzialmente, in tempi recenti (calo di vendite?..) e il fastidio provato nei confronti di richieste provenienti da chi ti ha reso ciò che sei. Per fare un esempio chiaro, Springsteen non smetterà mai di suonare Born To Run in un concerto e di certo non si sogna di mandare a fanculo chi volesse rihiedergliela adducendo a esigenze di spazio creativo e necessità di esplorare nuovi territori artistici, che per altro nessuno gli nega. Il fatto è che se Springsteen vuol far qualcosa di diverso lo fa in una sede apposita, in un live apposito, così come i Marlene fanno nella loro veste Beautiful (e chi gli chiede Sonica è un povero mentecatto!). Ma in un concerto "regolare" dovrai oltre a proporre nuovo materiale, accontentare le orecchie di chi ti sente magari per la prima volta e vuol sentire qualche classico, o IL classico. Quindi, quando i Marlene si tirano indietro da questo loro "dovere", non transigendo a specifiche richieste e irrigidendosi su posizioni e atteggiamenti snob, oltre ad essere spocchiosi diventano irrispettosi nei confronti dei loro fan.

    @Nella: benvenuta a bordo, è un piacere. Fatti un giro con calma, guardati intorno e mettiti comoda dove più ti piace, il posto non manca.

    RispondiElimina
  8. Non sono d'accordo con la visione di una decadenza dei Marlene espressa in questo articolo
    I Marlene, prima di essere un gruppo musicale, sono delle persone.
    Ed essendo artisti danno forma alle emozioni. E'quindi normale che in ventanni le persone cambino e che abbiano emozioni diverse da esprimere in modo diverso, di pari passo con la loro crescita interiore e la loro attitudine artistica.
    A parte il fatto che tecnicamente facevano e fanno tuttora abbastanza pena e che hanno sempre registrato a cavolo di cane eccetto per che cosa vedi (qualche pezzo), se parliamo di arte allora qui c'è tutta, sia ai tempi di Catartica che a quelli di Sanremo.
    Sono solo due forme diverse, non è che una sia migliore dell'altra e la coerenza a cui allude l'articolo è del tutto illogica e comprensibile solo nell'ottica di un invasato che deve fissarsi sulle cose e le vuole immutabili, senza alcuna evoluzione

    RispondiElimina
  9. bei tempi,se ne sono andati per sempre e non torneranno più..ora solo il buio

    RispondiElimina
  10. Chiedo scusa, non voglio entrare nel merito del percorso artistico dei MK: qui si parla di chitarristi, giusto?

    Beh, a mio avviso Tesio e' un chitarrista incomparabilmente migliore di Godano: ha il tocco estremamente piu' morbido, un senso del ritmo assai piu' elegante e una fantasia compositiva parecchio piu' raffinata.

    Niente da dire sul Godano-comunicatore/poeta/artista, ma Tesio ha decisamente qualcosa in piu' dal punto di vista squisitamente chitarristico.

    Gusti?, forse...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Liv, benvenuta.
      Certo, è assolutamente una questione di gusti, ci mancherebbe, così come dipende dai miei personalissimi gusti l'intera serie Guitar Heroes, che è una classifica certamente non adatta alla orecchie di tutti.
      Spero di vederti in giro da queste parti di nuovo, è stato un caso che abbia letto il tuo commento su un post così vecchio.
      A presto.

      Elimina
    2. L'ho trovato per caso questo post: cercavo la foto di una firebird ma non mi veniva il nome "firebird"... poi pero' ho ricordato che era la chitarra in CGCGGC di Godano ed eccomi qua.

      Ho dato un'occhiata alla tua lista per curiosita' e a quel punto non ho saputo resistere: passi l'assenza di Eric Clapton e Thurston Moore, ma mettere Godano al posto di Tesio mi e' parsa un'eresia... (si scherza eh?)

      Ciao e a presto.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...