venerdì 23 settembre 2011

Roger Waters - The Wall live: piacevolmente insensibile

Dopo mesi di rimandi, ho deciso di affrontare questa sorta di mostro che non so ancora bene da che parte prendere senza farmi troppo male e allo stesso tempo spiegare a chi non c'era, sinceramente com'è andata.
Questa mattina mi son svegliato pensandoci e ho deciso che era ora di togliermi sto peso dallo stomaco. Badate, vado a tentoni perchè, non so bene cosa e come dirlo, anche se probabilmente i pochi che leggeranno queste righe o c'erano anche loro o san benissimo com'è andata.
Per aiutarmi suddividerò questa non-recensione in due parti: la prima più obiettiva, la seconda più personale.

In The Flesh

Dopo un certo vagare in autostrada, a causa dello scellerato sistema di cartellonistica stradale lombardo, arriviamo ad Assago con pochissimo anticipo rispetto l'inizio del concerto.
Il tempo di prendere una pizzetta da mangiare e siamo dentro. Il Muro bianco semi costruito è là, davanti a noi. Vediamo gli strumenti in attesa di essere imbracciati, le bandiere coi Martelli incrociati e un povero Pink accasciato davanti l'asta del microfono. Praticamente riusciamo solo a scambiarci uno sguardo goduto e consapevole, che le luci si spengono, le prime note di In The Flesh? escono dal PA, Roger Waters esce sul palco, dà un calcio a Pink, la folla va in delirio e il live ha inizio; io a quel punto sto ancora masticando mortadella, ma la mia piccola Dea, con la vaschetta dei panini in mano è già in lacrime: non ci crede, semplicemente non può credere di essere davanti a Mr Paranoid Eyes...
In The Flesh? lascia a bocca aperta: uniformi, bandiere, militari e Waters in ottima forma, un suono surround che neanche al cinema ho mai sentito così, ti viene da girarti a guardarti intorno ogni secondo e, sul finale del pezzo, fiammate e un'aereo che si schianta sul Muro con tanto di scoppio finale. è incredibile che tutto questo stia succedendo in un palazzetto! Sapevo che ci sarebbe stato il Muro, ma tutta questa scenografia è da capogiro, sembra di essere all'Earls Court negli anni '80, ma è molto meglio!
Veniamo impressionati dall'organizzazione dell'evento; tutto è preciso, cronometrico, curato nel minimo dei dettagli, in pieno Floyd-style...ops!... 
Ci sono anche i pupazzi progettati da Scarfe, il Professore, la Madre di Pink e la Moglie; saltano fuori all'improvviso, gonfiandosi senza che tu te ne renda conto, questione di due secondi. Non si ha tempo di fiatare o di perdere la concentrazione: performance, suono, personaggi gonfiabili, animazioni sul Muro in continua costruzione... animazioni, già, il pezzo forte di questo concerto. Waters ha attualizzato il messaggio del concept, già comunque universale  e immortale, avvalendosi di sofisticate tecniche di proiezione digitale che creano sul Muro sorprendenti giochi di luce, scritte e immagini in tema con quanto viene cantato e con quanto sta accadendo al giorno d'oggi. Probabilmente The Wall non è mai stato così attuale. Immagini tratte da WikiLeaks si susseguono a scene di guerra e scritte che mettono in chiaro come la pensa il nostro Roger in fatto di tematiche internazionali. Sconvolgenti le nuove animazioni di Goodbye Blue Sky.
Su Mother, Waters canta solo sul palco, imbracciando la sua chitarra acustica. Beh, non esattamente "solo": sul megaschermo rotondo che torreggia appena dietro il Muro, viene proiettato un filmato in bianco e nero di Roger che canta lo stesso pezzo trent'anni prima all'Earls Court...ancora non mi capacito che sia PROPRIO LUI!... 
Durante la frase "Should I trust the governament?" due splendide scritte rosse si stagliano contro i lati del Muro: "No fucking way!" da una parte, "Col cazzo!" dall'altra. Il pubblico apprezza!
Goodbye Cruel World: non mi sarei mai aspettato di assistere alla posa dell'ultimo mattone mentre Waters dà l'addio al proprio pubblico trincerandosi dietro al Muro. Si scorge il suo viso nell'ultimo buco nel Muro solo per un attimo, poi, in contemporanea col suo "goodbye" il Muro viene completato e Waters sparisce. Il Muro è completo e si staglia minaccioso nel Forum; si accendono le luci: intermission.
Come da copione Hey You, che apre la seconda parte dell'opera, è eseguita completamente dietro al Muro, a luci basse: fa venire i brividi.
Su Nobody Home si apre per magia una porzione di Muro che rivela una pedana su cui Roger canta seduto su una sedia sdraio davanti ad un televisore perfettamente funzionante che passa un film di guerra degli anni '50, in quella che è la ricostruzione di una camera d'hotel, dove Pink, ormai alienato, vive in preda alla paranoia e alle allucinazioni create dalle droghe e dalla sua labile condizione mentale.
Comfortably Numb è il momento della verità. Tutti nel loro profondo, fino all'ultimo, avranno coltivato il desiderio di vedere Mr Gilmour in cima al Muro ad eseguire il suo più celebre assolo, così com'è successo a Londra lo scorso 12 Maggio, ma ovviamente, così non è avvenuto. Ancora animazioni digitali con effetto 3D davvero paurose.
In The Flesh è incredibile: Waters si fa avanti sul palco con la band alle sue spalle, tutti in divisa. Davanti ad una folla al massimo dell'eccitazione il Pink nazista lancia le sue minacce di sterminio, imbraccia un mitra e fa fuoco sugli spettatori!
Su Run Like Hell siamo tutti col naso all'insù ad ammirare un enorme Maiale volante telecomandato che coi suoi minacciosi occhi rossi viene sulla testa della gente a sondare il pubblico di devoti, facendo bella mostra delle sue insegne "dittatoriali" rappresentate dai due martelli incrociati, prima di andare ad atterrare dietro al Muro tra lo stupore dei fan.
Ci si avvia verso la fine e The Trial è il brano in cui il Muro viene abbattuto.
Outside The Wall è l'occasione per presantare l'eccezionale gruppo che questa sera ha affiancato Roger nel ricreare uno degli spettacoli live più famosi e significativi della storia del rock. Tra gli altri, Jon Carin, già secondo tastierista dei Floyd e di Gilmour e il mitico Snowy White, già secondo chitarrista dei Floyd negli spettacoli live dell'era Animals - The Wall.

In The Flesh?

"So ya
Thought ya
Might like to go to the show.
To feel the warm thrill of confusion
That space cadet glow.
Tell me is something eluding you, sunshine?
Is this not what you expected to see?"

Questa è la parte difficile.
 Più passa il tempo e, come avrete potuto constatare leggendo la prima parte, mi rendo conto della bellezza dell'evento a cui ho avuto la fortuna di prender parte, ma uscito dal palazzetto, quella sera del 3 Luglio (ricorrenza dei 40 anni della morte di Jim Morrison, tra l'altro), le mie sensazioni erano piuttosto confuse.
Proverò a spiegarvi perchè.
  • Tanto per cominciare c'è da dire che in presenza di avvenimenti molto grandi, come questo, ho sempre una certa difficoltà a "mettere a fuoco" la cosa nella mia testa. Talvolta il senso di irrealtà di ciò che sto vivendo è direttamente proporzionale al piacere che ho al solo pensiero di farlo, il chè mi porta ad una sensazione di distacco che mio malgrado si manifesta proprio nel momento meno opportuno. Questo è il caso.
  • The Wall è una cosa completamente diversa dal classico concerto rock, è molto teatrale e concettuale, quindi più sensi e diverse percezioni sono impiegati nella fruizione dell'opera: ci si gode la performance musicale, ma anche la recitazione, si ascolta la musica ma si fa attenzione al testo e si guardano almeno quattro cose diverse contemporaneamente, mentre il cervello cerca di realizzare che quello che ti trovi davanti non è un pupazzo, ma il vero Roger Waters...
  • Roger Waters è autore di circa un terzo della musica che più amo, quindi è in ballo il concetto di "idealizzazione". L'"idolo" è sempre qualcosa di grande e ineffabile allo stesso tempo, vicino, ma irraggiungibile, quindi, quando il fato ti dà la possibilità di vedere l'incarnazione della tua idolatria c'è sempre a mio parere un conflitto di sensazioni: da una parte la contentezza per l'evento, dall'altra la delusione che l'idolo non è nient'altro che una piccola persona su un palco illuminato da un fascio di luce.
  • Sentire Roger Waters eseguire The Wall e sentire i Pink Floyd eseguire The Wall non è la stessa cosa! 
  • The Wall non è un album semplice e non lo si ascolta con la frequenza di un album rock: non sempre si è predisposti al suo messaggio e alle sue sonorità, anche se se ne ama ogni singola nota.
  • Il live ha avuto luogo a soli due giorni di distanza da quello dei Korn, che mi ha lasciato una carica addosso per circa un mese, impossibile dunque esaurirla e predisporsi mentalmente a favore dell'opera watersiana.
  • Purtroppo, come dice Firma, si ha un po' il dispiacere di esser arrivati a questo evento con tent'anni di ritardo, con tutto quel che ne consegue. 
  • Se ci si pensa bene, la distanza tra l'artista e il suo pubblico è il cardine su cui ruota il concept di The Wall, quindi l'essere affascinati da ciò che si vede ma avere la sensazione che non sia esattamente ciò che ci si aspettava è assolutamente naturale, o meglio, è intrinseco all'opera stessa ( In The Flesh?).  
Le ragioni per le quali abbia accusato questo (finto) distacco potrebbero essere anche altre, a livello conscio queste son quelle che riesco a rintracciare; se c'è un'esperto di estetica della visione o qualcuno che abbia mai avuto esperienze simili si faccia avanti, io mi fermo qui.
Stop.

1 commento:

  1. Finally... :)
    E concordo sul concetto dell'idealizzazione... quando ti trovi davanti a coloro che ti hanno "cresciuto" musicalmente (e non) il cervello ti va in tilt...

    RispondiElimina

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