domenica 10 luglio 2011

The grass was greener


Libere considerazioni sul tempo che passa (e non torna più!).

Il concerto dei Korn ha aperto un varco temporale sul passato. La sensazione di essere tornati indietro di almeno dieci anni si è rafforzata nei giorni seguenti, in un misto di sentimenti che vanno dalla malinconia, alla rabbia, dalla soddisfazione al rimpianto.
Ovviamente è stato inevitabile riandare a pescare, sin dal mattino successivo al live, i vecchi dischi dei Korn, riascoltarli e ritrovare qua e là ancora alcune delle vecchie emozioni provate con quei brani, ma il percorso di ritorno al passato ha avuto una netta accelerata domenica scorsa, in quel di Assago, di fronte ad un Muro bianco e a Mr. Paranoid Eyes (recensione in arrivo nei prossimi giorni).
Direi che il culmine di viaggio nel tempo, dopo diversi altri accadimenti, si ha avuto proprio ieri sera, a casa di Max (perdonami se ti tiro spesso in mezzo!).
L'intenzione era quella di andare ad un concerto insieme, ma il classico acquazzone estivo che mai manca da queste parti, ci ha costretti a casa ad impegnare in altro modo il tempo. Abbiamo strimpellato un po' con un paio di chitarre, occasione che ha subito messo in chiaro le carte in tavola: certi pezzi non li suoniamo da almeno dieci anni (ci risiamo) ed è piuttosto arduo ricordare gli accordi così su due piedi: è passato troppo tempo. Al di là di alcune ovvie lacune è stato come al solito molto piacevole imbracciare la 6-corde con un amico e provare ad entrare in reciproca risonanza.
Fattasi una certa ora e venuto il momento di spegnere l'ampli, Max mi chiama in soggiorno per farmi vedere "una cosa"... Dopo qualche secondo sullo schermo tv si materializzano delle immagini a cui faccio fatica a credere. Siamo Noi, ma undici anni fa con tanto di abbondante chioma e improbabili montature d'occhiali, io dietro le pelli di una batteria, lui alla sua Yamaha; di fianco a noi altri due ragazzi, basso e "voce"... Siamo in un locale di provincia, a suonare pezzi dei R.E.M. a supporto di un gruppo ben più valido e avviato di noi, quello del fratello di Max, che fa cover dei Pearl Jam. Il regista  e montatore è il padre di Max. Le immagini sono surreali, troppo distanti, apparentemente, nel tempo da risultare poco credibili, anche se io quella serata me la ricordo nei minimi dettagli. Era un bel periodo: primo anno di università, una libertà mai provata prima, il confronto con nuova gente e nuove conoscenze, le serate nei locali o in macchina a perderci e ad ascoltare musica, i corteggiamenti a studentesse straniere... Era lo stesso periodo in cui io e Max suonavamo i Korn, ma quella sera eravamo fuori dalla nostra solita "line-up" per fare questo esperimento. Io i R.E.M. praticamente li avevo scoperti nelle settimane di sala prove precedenti al concerto che dovevamo fare, non era esattamente il nostro genere, ma c'era l'occasione, rarissima, di suonare dal vivo, mangiare gratis e guadagnare 5000 lire a testa. Tanto bastava.
E ora eccoci lì a suonare So, central rain, un pezzo di cui pur non conoscendo il testo mi faceva venire i brividi quando lo suonavo e ieri sera, quasi le lacrime di commozione, anche perchè qualche immagine dopo, quando il nostro set striminzito era già terminato, la cinepresa si sofferma su me e Max appoggiati al muro al fondo del locale che sentiamo l'altro gruppo, il suo braccio intorno alle mie spalle. è un'immagine che incornicerei se ne avessi la possibilità, perchè testimonia un'amicizia che resiste al test del tempo e per me questa è la cosa più importante al mondo.
"Hey Andy, did you hear about this one?"
Quanto sono cambiate le nostre vite nel frattempo? Qual'è il bilancio di questo decennio? Quali erano i pensieri e i sogni di quel batterista con la mia faccia?...Ce l'ha poi fatta?...
Molte cose son accadute, molte belle, altre brutte. Tendiamo sempre ad idealizzare il passato e io solo da poco ho imparato a non essere eccessivamente nostalgico, ma è difficile rapportarsi ad un'immagine di se stessi così diversa. Son contento di alcuni cambiamenti, ma mi accorgo anche di lottare quotidianamente con alcune cose che detesto della mia vita e mi piacerebbe riportarle a quel periodo in cui sedevo su uno sgabello con due bacchette in mano e tanti sogni nella testa.
"And then one day you find ten years have got behind you
 No one told you when to run, you missed the starting gun
"
Questo primo decennio del Nuovo Millennio è stato davvero una delusione o sono solo io che non sopporto il passare del tempo? Penso che le cose abbiano una naturale tendenza a peggiorare: si invecchia, si ingrassa o si perdono i capelli, o entrambe le cose, si diventa più pigri, più intolleranti, ci si ammala, si perdono gli amici, si dimenticano sogni, non si realizzano progetti, si fan lavori sempre più inutili e meno gratificanti e si smette di credere nel futuro.
"Every year is getting shorter
Never seem to find the time
Plans that either come to nought
Or half a page of scribbled lines
"
Dall' Euro alle alluvioni, dall'11 Settembre alla Mucca Pazza, dalla Seconda Guerra in Iraq alla Sars, e poi la morte del Papa, l'aviaria, Obama, la crisi finanziaria, i terremoti, gli tsunami, la morte di Michael Jackson e altri grandissimi della musica e del cinema....possibile che quasi tutti i più grandi eventi siano stati catastrofici?...
"Hanging on in quiet desparation is the English way"
A volte vorrei semplicemente tornare indietro...

Consentitemi una digressione, prima che diventi troppo deprimente.
In queste mie considerazioni ha avuto un certo peso una trasmissione che mi sento di consigliare a tutti i nottambuli insonni: si intitola "Mister Fantasy Rewind & Reload" ed è condotta da Carlo Massarini, giornalista e conduttore radio-televisivo. Il programma è un tributo a  Mister Fantasy, trasmissione di culto degli anni '80 dedicata alla musica e alla visual art. Tra un'intervista ad architetti e una a pittori, Massarini promuoveva la musica di gruppi in Italia ancora poco noti, proponendone i video e traducendone i testi.
è tra i video di Herbie Hancock, Japan, David Bowie, Ultravox, Eurythmics, Talking Heads, Cindi Lauper e compagni, che mi son improvvisamente ritrovato in un 'epoca che ho sempre disprezzato, almeno musicalmente, preferendole il decennio successivo, più esistenzialista e nichilista, ma che sto piano piano rivalutando, non nel suo essere estremamente edonica, ma per la sua capacità di osare, per la libertà creativa che la circondava, per il gusto della sperimentazione e per una certa spensieratezza che nel nostro decennio sono totalmente alieni. La televisione generalista e conformatrice si è completamente accartocciata su se stessa, non avendo più nè capacità nè coraggio di osare, tant'è che relega questi programmi alla tarda serata o al mattino. Mister Fantasy Rewind & Reload è invece piacevole occasione di riscoperta di un periodo forse troppo frettolosamente etichettato come inutile e pacchiano, attraverso la contestualizzazione di opere musicali e visive di artisti che non si piangevano addosso per il tempo passato, ma guardavano con (malriposta) fiducia a quel futuro che oggi ci appare statico presente.


4 commenti:

  1. Fa "piacere" sapere di non essere l'unica a pensare certe cose e a sentirsi persa su questa "Road to Nowhere"... :)

    PS: voglio vedere quel video!!! :D

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  2. Ciao Vik. Penso che questo post sia fantastico.
    Certo, è vagamente deprimente, cazzo se lo è. Però mi sembra molto vero, in sintonia con i pensieri di molta parte della nostra generazione.
    Proprio come te penso molte delle cose che hai evidenziato e ho una certa avversione verso quel decennio incriminato, musicalmente ma non solo: Soprattutto per alcune forme mentis (si può usare al plurale?) che ci ha lasciato in eredità.
    E' un po', con le dovute differenze, quello che avrei voluto scrivere nel music box dedicato proprio a Time.
    Però, quando devo parlare di sentimenti e sensazioni private, ho discrete difficoltà a tirarle fuori. Bene così comunque, qualcuno che sopperisce alle nostre mancanze per fortuna lo si trova sempre.
    Ciao.

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  3. "In quale singolare situazione corre il rischio di trovarsi un uomo di trentotto anni. La sua giovinezza appartiene ormai ad un lontano passato. Eppure la memoria, nel corso nel corso di questo periodo che ha inizio con la fine della gioventù e si estende fino all'ora attuale, non gli ha lasciato nessuna impressione nitida e definita. Persiste di conseguenza in lui la sensazione che soltanto una fragile barriera lo separi dall'età giovanile. Continua a percepire con estrema chiarezza gli echi che gli giungono da quel vicino reame, senza peraltro poter varcare quel confine."

    Ho letto questo post ieri e non son riuscito a trovare le parole per commentarlo. Poi ieri sera, casualmente, ho letto questo brano di Yukio Mishima e l'ho trovato perfettamente intonato.

    Il post l'ho riletto stamattina, e ci ho pensato tutto il giorno. Perché mi ha colpito duro in un punto che io, come te - e come tutti, penso - comincio a sentire spesso. Mi guardo indietro mi chiedo che fine hanno fatto certi sogni e certe ambizioni. Sembra ieri e invece sono passati gli anni. Penso a riprendere quei progetti, ma mi accorgo che è passato troppo tempo. Ma dove è andato a finire, questo tempo?

    È difficile non lasciarsi andare alla nostalgia... Eppure io, se questi dieci anni li guardo meglio, lo so dove è andato a finire il mio tempo, so quali sono gli obiettivi che ho raggiunto. Però so anche quali sono quelli che ho smarrito, e ne sento l'amaro in bocca, ma i motivi per cui ho abbandonato certe strade li vedo ancora bene.

    E allora il problema forse è la mancanza di prospettiva che abbiamo quando ci guardiamo indietro così, a tradimento, perdendo di vista la strada che ci ha portato qui oggi.

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  4. Objects in the rear view mirror may appear closer than they are.

    Grazie per le vostre Voci, ragazzi!

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