mercoledì 9 marzo 2011

When You're Strange

Con questo post colgo l'occasione per rispondere brevemente alle due richieste di premio avanzate da Sara per aver vinto due manche di GtS (Vi manca? La rivolete? Fatemi sapere!).

Ho appena finito di vedere il documentario sui Doors di Decillo When You're Strange.
Bah, sinceramente sono un po' deluso, mi aspettavo davvero di più da questa pellicola che era stata acclamata come il "vero film sui Doors", non senza un'ovvia critica alla precedente opera di Oliver Stone, che è davvero di tutt'altra portata.
Il fatto è che dopo il grande successo avuto, il film di Stone ha cominciato ad essere attaccato da fan, critica e Doors stessi, come una miope analisi della loro storia, giudicando negativamente principalmente l'immagine che il regista avrebbe dato di Morrison, che ne uscirebbe come un drogato, alcolizzato, autolesionista, cazzaro e autodistruttivo.
Secondo la recente critica il documentario di Decillo, invece, riporrebbe Morrison sotto la giusta luce del poeta-cantante amante della vita, allegro, romantico, quasi spensierato.
A mio parere entrambi gli approcci alle due pellicole sono fuori fuoco.
Il film di Stone lo trovo magnifico, magico, per certi versi, girato con amore e passione per l'argomento e i personaggi trattati, con grande sensibilità e cognizione di causa. Le interpretazioni sono tutte memorabili e le immagini hanno tutta la forza evocativa delle liriche di Morrison.
Io, come molti della mia età, ho scoperto questo gruppo proprio grazie al film di Stone, ne sono rimasto letteralmente folgorato, ispirato, sconvolto, turbato, eccitato...per certi versi ha aperto alcune "porte" della mia percezione da adolescente di tredici anni e mi ha fatto scoprire un mondo a cui tutt'ora sono molto legato. Dalla prima visione di quel film i Doors sono diventati uno dei miei gruppi preferiti e rappresentano ancora per me quanto di più "sacro" ci sia nella musica rock, se così vogliamo definire una musica senza nè tempo nè spazio, una musica fatta per chi si sente diverso e scopre che nella diversità non c'è la solitudine, ma tutta la forza della natura e della creatività umane. Morrison era un individualista, aveva letto Nietzsche e conosceva bene l'importanza di essere "singolo" prima di essere "massa", essere coscienti dei propri potenziali per non farsi imbrigliare nelle logiche dell'omologazione, comprese quelle della controcultura hippy, dalla quale prendeva ampiamente le distanze, al meno dal punto di vista formale, e questo sarebbe bene tenerlo a mente, soprattutto si decidesse di affrontare un discorso di analisi dei suoi testi, poichè è davvero grossolano l'errore che si commette quando un po' ingenuamente si accosta Morrison ai "Figli dei Fiori".
Tornando a Stone e al suo film, dunque, il mio giudizio è assolutamente positivo, non vedendo questa discrepanza tra i fatti reali e quelli romanzati dal regista, che secondo me, non ha voluto, come si dice, fare a tutti i costi un'apologia del poeta maledetto soffermandosi solo sui suoi lati d'ombra. Ci sono delle scene ricche di gioia e romanticismo altrettanto forti rispetto a quelle di un Jim decadente e imprevedibile, assuefatto alle sostanze che assumeva, e proprio riguardo a questo, Stone non è che si sia inventato nulla: voglio dire, gli abusi e i comportamenti alterati di Jim son storia, non cinema!
Decillo non ha fatto di meglio. Tutta questa storia del suo tentativo di ridare dignità al personaggio di Jim "infangato" da Stone è una bufala! Guardare il suo documentario è come guardare un qualsiasi special che parli dei Doors; l'unico (grande) pregio di questo nuovo lavoro è quello di aver usato delle magnifiche immagini inedite di Morrison e del gruppo, uscite direttamente dagli archivi dell'Elektra: questa sì che è stata una gran cosa, ma per il resto è tutta roba risaputa per chi si sia mai un minimo avvicinato al quartetto di L.A.
Tra l'altro Morrison non è che qua ne esca esattamente come un santo salutista: la storia è sempre quella, la sapevamo e qui si ripete, ma con un distacco glaciale rispetto a quanto avveniva in Stone.
Diciamo che con ogni probabilità, all'epoca, dopo aver visto il film di Oliver Stone, la prima cosa che facevi era scendere di casa per andarti a comprare il greatest hits dei Doors, dopo Decillo sei soddisfatto delle informazioni che ti vengono date, piuttosto frettolosamente a dir la verità, ma l'unica cosa che fai è spegnere il lettore: non c'è feeling, non c'è magia. è vero, è un documentario, non un film, quindi non c'è l'inevitabile immedesimazione nel personaggio che avviene con Stone, dove dopo i titoli di coda magari oltre al cd ti andavi anche a comprare un paio di pantaloni di pelle e cominciavi a farti crescere i capelli, ma se di documentario si tratta, perchè non parlare più di musica, più dei Doors e meno di Jim Morrison?...Dai Decillo, anche tu sei stato fascinato dal magnetismo di questo grandissimo mito e hai finito col parlare di lui, anche se alla stampa l'hai venduto come il "vero film sui Doors"...

Al di là di queste pellicole, per rispondere alla seconda domanda di Sara, son sempre molto contento quando cinema e musica si incontrano e quando si dà la possibilità ai ragazzi di conoscere dei grandi miti del passato o eventi epocali o correnti culturali. Il fatto è che non se ne fanno molte di queste pellicole e non sempre son ben riuscite.
Ti posso dire che vorrei vedere prossimamente due opere che ancora mi mancano: The Last Days e Control, basati rispettivamente sulle figure di Kurt Cobain e Ian Curtis.

3 commenti:

  1. Control te lo consiglio caldamente, bellissimo e struggente, un'interpretazione mimetica impressionante. L'attore diventa Ian Curtis. Grande fotografia, davvero ottimo.

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  2. Viktor...come sempre mi trovo d'accordo con te...effettivamente mi aspettavo di più dopo aver letto le critiche e l'articolone trovato su RS!
    Insomma, bello vedere le immagine inedite, bello vedere Jim che fa il cazzaro coi fan ma la cosa finisce lì..
    Diciamo che la cosa che mi è piaciuta di più è la voce narrante di Johnny Depp! (disponibile naturalmente solo per la versione originale e apprezzabile solo da chi l'inglese un po' lo mastica..quindi alla fine la sua collaborazione per molti non è quasi degna di nota...)
    Bah...mi ha lasciato molto amaro in bocca.. :(

    Per quanto riguarda "The Last Days"..se ti aspetti un film su Cobain allora non lo guardare.. :)
    Di Kurt ci sono solo il modello degli occhiali da sole che era solito indossare e la sua tonalità di biondo di cui hanno tinto i capelli dell'attore (Michael Pitt), per il resto è un film di Van Sant, quindi ti deve piacere il suo genere.. :)

    PS: personalmente mi manca un casino GTS!!! :D

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  3. Ho adorato il film di Stone, visto e rivisto decine di volte. E non mi pare che Morrison ne esca più infangato di quella che è stata la realtà dei fatti! Ora mi hai incuriosito con questa critica, cercherò di vedere "When you're strange" al più presto e fare le opportune valutazioni! A presto!

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