domenica 27 febbraio 2011

Meno di Zero

Leggendo l'ultimo numero di Rolling Stone sono stato incuriosito da un articolo dedicato all'autore americano Bret Easton Ellis e al suo ultimo lavoro.
Più volte avevo sentito parlare di Ellis, quasi sempre in toni entusiasti, ma a parte la visione del film American Psycho, tratto dal suo secondo romanzo, forse il più popolare, di suo non avevo mai letto nulla.
Era giunta l'ora di porre rimedio. Ne parlo col Bro, grande esperto dell'autore in questione e gli dico che mi piacerebbe leggere qualcosa, perchè son davvero troppo curioso. Neanche il tempo di finire la telefonata che il Bro mi viene a trovare con una copia appena acquistata di Meno di Zero. Meglio degli ordini on-line de LaFeltrinelli!
Mi dice che quello che mi ha preso è l'opera prima di Ellis, alla quale si rifà proprio il suo ultimo lavoro, che riprende gli stessi personaggi a 25 anni di distanza. Benissimo, io da buon perfezionista quando inizio ad avvicinarmi all'opera di qualcuno lo faccio sempre partendo dal principio, e poi, il libro che ho tra le mani non è per niente voluminoso, quindi, anche non dovesse piacermi non dovrei far troppa fatica a finirlo.
Il primo aggettivo, forse l'unico, che mi viene in mente pensando a questo romanzo è "ipnotico".
L'opera nasce come un esercizio di scrittura creativa eseguito da Ellis in ambito accademico. La cosa infatti che colpisce immediatamente è proprio l'uso del linguaggio, declinato tutto alla prima persona nella forma dell'indicativo presente: sembra di leggere un'interminabile telecronaca di eventi non filtrati da ellissi temporali o riletture postume operate dai personaggi. Tutto è incredibilmente veloce, fluido, la punteggiatura è davvero peculiare, l'uso delle ripetizioni e delle reiterazioni è strabordante, così come quella dei dialoghi diretti. Non ci sono capitoli, nè divisioni nette nel corpus del libro, se non brevi pause disseminate qua e là tra i paragrafi. Tutto questo mi ricorda molto gli scritti della Beat Generation con la quale questo libro ha diversi punti di contatto, non solo per quanto riguarda l'uso della narrazione.
Si volesse fare una comparazione di Meno di Zero con altre opere, americane e non, ovviamente la prima a cui lo si dovrebbe quasi obbligatoriamente accostare è Il Giovane Holden di Salinger.
Tuttavia, pur avendo entrambi l'esistenzialismo adolescenziale al centro del loro sviluppo ed essendo entrambi diventati dei "classici generazionali", le differenze tra i due romanzi non sono poche. Si potrebbe dire che in Salinger Holden soffre sì di un senso di inadeguatezza, non appartenenza, spaesamento e si sente costantemente inetto, "inferiore" in qualche modo ai suoi simili, ma la sua più intima volontà è pur sempre quella di rompere il vetro che lo separa dal "mondo reale", così che possa anche lui abbracciarlo ed entrarvi a farne parte, lasciandosi alle spalle quella sensazione di isolamento che lo perseguita nelle sue disavventure. In oltre Salinger ci offre una profonda caratterizzazione psicologica del suo personaggio, che è per sua natura fortemente riflessivo, e sono proprio queste sue riflessioni e le conseguenti prese di posizione, nonchè gli atteggiamenti di Holden a farci sorridere durante la lettura che è comunque ricchissima di momenti ironici  e bizzarri.
Al contrario, con Ellis proprio non si ride. Clay, il protagonista di Meno di Zero, è completamente e irrimediabilmente chiuso in se stesso e non ha nessuna intenzione di operare un cambiamento che possa porre fine a questa sua condizione, nonostante egli stesso la patisca. Clay non nutre interesse per niente e per nessuno, è consapevole di essere un perdente e decide di rimanere tale, non avendo nè voglia nè forza per cambiare le cose, anzi, ha tutta l'intenzione di scendere sempre più giù, fino a toccare il fondo, fino ad essere "meno di zero", anche se non sa il perchè, anche se questo lo fa soffrire terribilmente.
L'ironia di Salinger qua manca completamente e Clay non è tipo da soffermarsi troppo sull'analisi delle proprie sensazioni. Le uniche informazioni che abbiamo di lui ci vengono date da dei brevi flashback che descrivono le felici giornate passate con la famiglia a Palm Springs quando era piccolo, quando non era ancora il Clay che ha deciso di toccare il fondo. Se in Holden c'è la volontà di un riscatto sul piano esistenziale, qui invece c'è un continuo indugiare ad un'autoindulgenza edonistica e autodistruttiva. Clay e i suoi amici son contenti di ciò che fanno, son quasi fieri del loro circolo di sballati senza speranza; nessuno di loro si fa domande, anzi, tutto è giustificato dalla regola "se vuoi una cosa prendila / se vuoi fare una cosa falla. Perchè no?".
Clay è assente, privo di forza di volontà, di una morale minimamente resistente, di voglia di vivere, di ogni tipo di interesse...è arido, come l'argilla del suo nome.
Ecco, questi elementi mi han fatto pensare ad altri due romanzi, che pur con le dovute differenze, presentano anch'essi delle similitudini coi temi trattati da Ellis. I romanzi in questione sono Noi, i Ragazzi dello Zoo di Berlino e Arancia Mecanica. A voi ricercare e commentare eventuali punti di contatto che io ho riscontrato.
In definitiva Meno di Zero è sicuramente un libro interessante da leggere, se non altro per aver un'idea del marcio che negli anni '80 si poteva trovare tra gli adolescenti "bene" di quell'ombelico del mondo che è Hollywood, anche se sarebbe interessante sapere quanto di quell'ambiente Ellis ha realmente conosciuto e vissuto.
Nota negativa non esattamente trascurabile è il fatto che il libro per tutta la sua durata è strutturato sostanzialmente su uno schema in quattro parti reiterato fino alla nausea: festini, droga, sesso, solitudine.
Ora, questo schema a mio parere regge per le prime 100 pagine, il resto è solo una continua ed estenuante ripetizione della ricetta e francamente rende l'ultima parte del romanzo un po' indigesta.

5 commenti:

  1. In effetti le ripetizioni abbondano ma penso che Ellis l'abbia fatto volutamente. Credo anche che il mondo che descrive l'abbia conosciuto davvero da vicino (ha lavorato parecchio a Hollywood).

    Comunque trovi anche due parole sul libro nel mio blog sotto l'etichetta "narrativa americana" ;)

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  2. Le ripetizioni sono sicuramente volute e utili a creare un senso di vertigine e di intrappolamento dentro ad un circolo vizioso dal quale Clay non riesce ad uscire e il lettore ne rimane schiacciato. Tuttavia converrai con me che superare agevolmente la metà del libro richieda un certo sforzo di volontà...

    Ovviamente il tuo articolo sullo stesso libro lo lessi a suo tempo, quando lo pubblicasti sul blog! :) Ero curioso infatti anche all'idea di comparare le due recensioni.
    Ti ho copiato il gadget di Wikio e il Counter! Solo che quest'ultimo mi sembra un po' una fregatura: a differenza delle statistiche di Blogger ti segna una visita in più ogni volta che ti sposti all'interno della pagina o la riaggiorni, anche se sei l'amministratore! Ne consegue che è molto impreciso. Tu hai adottato qualche accorgimento?...

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  3. In realtà a me conteggia solo la prima visita. Una volta che mi faccio riconoscere come proprietario del blog i miei movimenti all'interno dello stesso smette di contarli.

    Il problema che hai tu l'ho avuto solo su un PC non mio, una volta che mi collegai fuori sede.

    A me il gadget di Wikio compare in francese, come faccio a passare alla versione italiana? Ora faccio qualche prova.

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  4. Ok. Sistemato, avevo sbagliato il codice html.

    Ho messo anche la possibilità di votare o segnalare i post migliori o comunque quelli che piacciono. Magari riusciamo a far arrivare i blog a più persone e avere discussioni sempre più interessanti. Vedremo.

    Ma non si parlava di Meno di zero?

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  5. Lo lessi nel 1989, più o meno quando uscì.
    Dovrei rileggerlo, oggi, perché me ne ricordo poco o nulla.
    Ricordo lo stile, asciutto, minimale, ma efficace.
    Capisco perché ebbe successo.
    Ma di Brett Easton Ellis e dei suoi romanzi non mi innamorai: una storia così va bene, leggerne due mi sembrava tempo sprecato.
    Mi regalarono American Psycho, che abbandonai dopo due capitoli.
    Ma non è il solo a farmi quest'effetto: altri autori che ho idolatrato, da King ad Ammaniti a Morozzi a Coupland a Gibson poi mi hanno deluso con boiate pazzesche di fantozziana memoria. ;)

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