lunedì 10 gennaio 2011

Tron - Legacy

Questo post fa il paio con quello precedente.
Il mio "anno cinematografico" è iniziato, male, con la visione di Tron - Legacy.
Il trailer era eccezionale, per non parlare degli ingredienti: seguito di un film cult, fantascienza, 3D e musiche dei Daft Punk! Placco il Capitano e gli dico che dobbiamo assolutamente andare a vederlo.
Partiamo, io, lui e la sua donna (la mia era a casa a lottare con un'influenza intestinale che in questi giorni sta mietendo vittime neanche fosse la peste bubbonica...).
Ora, lasciamo perdere l'episodio dei pop corn che vi ho già raccontato e che da solo basterebbe per rovinare la visione di un film, ma qui, tolte le tutine al neon, la spettacolare musica dei Daft Punk e la disarmante bellezza di Olivia Wilde e Beau Garrett, non rimane veramente nulla!
Il film è completamente "vuoto", inutile, noioso, con una sceneggiatura terribile, delle recitazioni davvero imbarazzanti e dei dialoghi inascoltabili. Il guaio è che da questo disastro non si salva neanche il grande Jeff Bidges, troppo imbalsamato nel suo statico personaggio che è una brutta parodia di Obi-Wan Kenobi del compianto Alec Guinness.
In effetti, guardare Tron-Legacy dà la sensazione di ingurgitare un insipido minestrone di roba già vista e mal frullata. Gli ingredienti principali di questo piatto indigesto sono Star Wars, Blade Runner, Batman, Io Robot, Matrix, Indiana Jones, Il Signore degli Anelli, L'implacabile e tutti i più grandi classici del genere fantastico degli ultimi 30 anni.
Il film ha in sè delle tematiche interessanti, ma il problema è che son già state tutte quante ampiamente affrontate in altre pellicole, con l'inevitabile effetto di avere un senso di deja vù lungo due ore.
Poi c'è anche un'altra sensazione altrettanto fastidiosa che non ci abbandona per l'intera proiezione: siamo stati truffati! Tron è per la maggior parte della sua durata girato in comunissimo 2D! Il 3D è messo qua e là in alcuni elementi dell'inquadratura, che certo non ne fanno un film in 3D in piena regola e sicuramente non giustificano la maggiorazione sul prezzo del biglietto, per altro già alto di suo!
La Walt Disney si riconferma ancora una volta come una casa cinematografica adatta a produrre giusto cartoni animati e film d'animazione, dove, anche qui, se non è spalleggiata da aziende come la Pixar Animation si rivela comunque esser piuttosto scadente. Una Storia Vera di David Lynch è l'eccezione che conferma questa regola.
Una sola scena mi è piaciuta di questo film, ed era in 2D:
Il protagonista entra nella vecchia sala giochi del padre e in cerca di quest'ultimo, dopo essersi accorto che il cabinet di Tron altro non è che una porta che conduce ad uno scantinato, si appresta a percorrere i polverosi scalini che lo condurranno alla porta dello studio del genitore scomparso.
Il ragazzo è inquadrato dal basso, dal fondo delle scale, alle sue spalle la porta segreta aperta spostando Tron lascia entrare un filo di luce e si sente della musica fortemente riverberata dall'ambiente vuoto delle scale. L'inquadratura precedente ci suggerisce che la musica potrebbe provenire da dietro la porta dello studio in fondo alla scalinata, ma noi sappiamo che in realtà è prodotta da un vecchio juke box messo in funzione dal ragazzo una volta entrato nella sala giochi. Il brano che si sente non è uno qualsiasi, ma Sweet Dreams (are made of this) degli Eurythmics, pezzo che ci riporta immediatamente con la mente ai magici anni '80.
è proprio in quegli anni che il padre del protagonista è scomparso ed è da allora che la sala giochi è disabitata;
il forte potere evocativo della musica, unito alle immagini di un juke box e dei videogames ci trasporta venticinque anni nel passato. Ed è proprio con un salto temporale nel passato, anche se solo mentale, che il protagonista balza nella nuova realtà di Tron, un mondo digitale in 3D, affascinante, misterioso e tenebroso. Dietro di lui non più il presente, ma il nostalgico lascito degli anni '80. Il protagonista ha eseguito nella stessa sequenza prima un salto temporale e poi uno spaziale. Il primo è più una metafora al passaggio ad un'altra realtà, cosa che avverrà di lì a breve.
Anche se solo apparente e mentale, io ho apprezzato di più il salto temporale nei vecchi anni '80, un periodo che se pur pieno di contraddizioni permetteva ancora di fare dei dolci sogni...

5 commenti:

  1. Molto interessante questo post....per lo meno eviterò di spendere 4 euri per andare al cinema e vederlo...
    sinceramente non mi convinceva già dal trailer...sarà perchè ho una brutta esperienza di film con Jeff dopo il Grande (Immenso) Lebowsky...

    A proposito di film sono finalmente pronta per avanzare la mia richiesta/premio..

    Qual è il tuo punto di vista e quali sono le tue preferenze musicali nel cinema?Più in particolare che senso ha per te mettere in film un determinato filone musicale e/o un determinato gruppo/artista?
    Non sto parlando di musical in senso stretto, ma proprio di film sulla musica...
    (per esempio "The Doors" di Coppola o "I Love Radio Rock", "Quadrophenia," etc..)
    Insomma ti piace l'idea di veder trasportata su grande schermo la Musica?
    E se devi fare una classifica dei tuoi film "musicali" quali sono i primi 5? (e quest'ultima domanda è un po' una citazione visto che, a proposito di compilation/classifiche musicali e non, c'è già qualcuno che ne ha fatto sia un libro che un film...:P)

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  2. Qualche tempo fa in libreria il caro Zio Robbo mi fece leggere l'intro di un articolo scritto da un critico/giornalista (ora non ricordo).

    Il libro era una raccolta di saggi, recensioni, etc... e l'articolo iniziava così: "Se io fossi Nick Hornby mi farei una bella cacata..."

    Comunque Alta Fedeltà mi è piaciuto un casino, Tron non mi ispirava e non so... questo 3D, non so... m'ha già rotto e mi sembra una gran presa per culo.

    Si facessero una bella cacata in 3D.

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  3. Bravo LaFi che ha colto la citazione....sapevo che potevo contare su di te... :P

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  4. Il transito dal mondo reale al virtuale è probabilmente una delle cose migliori del film, come hai sottolineato.
    Peccato sia troppo poco per salvare un film che vive di sola estetica e - al massimo - di nostalgia per un'epoca di innocenza digitale perduta per sempre.

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