martedì 4 gennaio 2011

Password

Nei giorni prima di Natale è normale che si venga inondati da volantini pubblicitari dei vari centri commerciali, sulle cui pagine fanno bella mostra di sè i prodotti tecnologici che fanno tanto gola a noi maschietti e che vorremmo vedere posti sotto il nostro alberello luminescente.
Beh, ovviamente anche quest'anno la mia buca delle lettere traboccava di questi volantini, ai quali ogni tanto concedo una veloce lettura.
Era qualche mese che non lo facevo e, credetemi, questa volta mi son sentito come un alieno di fronte alla Stele di Rosetta: non capivo una sola parola delle descrizioni riportate sotto a smartphone, lettori mp3, televisori, lettori Blue Ray e tostapane...anche perchè di parole non ce n'era neanche una, era tutto un mega codice fiscale, lunghissime sigle alfanumeriche impronunciabili  e criptici nomi consonantici.
Com'è possibile che non riesca minimamente a capire di che si tratti, mi son chiesto; ho preso così il mo volantino e armato di pc sono andato a tradurlo, scoprendo un mondo a me contemporaneo ma parallelo, che non avevo ancora mai intersecato. Voglio dire, son sempre stato piuttosto attento alle innovazioni tecnologiche, essendo queste un campo che mi affascina molto, ma ora le cose si stan muovendo a tal velocità che immagino quel volantino cosa possa suscitare nelle mani di un sessantenne, ad esempio...
Mi sono addentrato nella storia evolutiva dei protocolli di connessione wireless e nell'universo della connettività da dispositivo mobile, apprendendo quali siano i sistemi operativi funzionanti in tali dispositivi e quali i loro standard di funzionamento. Ho dato anche un'occhiata all'albero genealogico delle consolle, all'album fotografico delle nozze dei televisori di ultima generazione e ai filmini della comunione delle lavatrici.
Avevo la testa così piena di informazioni e codici alfanumerici che quando sono andato a letto ho avuto una visione di Morpheus che mi offriva da una mano un iTouch e dall'altra un iPod Nano dicendomi che se non gli avessi elencato tutte le corrette specifiche tecniche sarebbero arrivati degli uomini vestiti di nero a collegarmi al cervello dei dispositivi IEEE 802.11i che avrebbero forzato il mio algoritmo WPA per leggermi il pensiero a distanza.

Ultimamente non si riesce neanche a cogliere la realtà in cui ci piazzano a vivere, che già bisogna fare un aggiornamento.
Oltre che per slogan il mondo va avanti per concetti ai quali si accede solo tramite la password appropriata.
Vi ricordate cos'è successo nel 1999? La Fine del Millennio: il 2000 campeggiava su qualsiasi marchio, ragione sociale, etichetta, prodotto, spot, canzone, una vera e propria ossessione temporale che precedeva la fine di un'era e l'inizio di un'altra.
Ve la ricordate l'era dell'analogico? Se sì è perchè siete troppo vecchi.
L'Mp3 e il DVD hanno dato il via all'era del "digitale", già per altro preparata dall'avvento del "telematico", che per sua natura utilizza uno strumento che modifica/demodifica, quindi di fatto traduce, trasforma, il segnale da analogico a digitale (e viceversa). Era l'era dell'"interattivo", in cui tutto era interattivo.
Poi, improvvisamente, senza sosta, si sono successe le micro-ere del "Blue Tooth", dell'"i-Tutto", del "Mac", del "Wi-Fi", del "Plasma", dell'"LCD" e del "Led".
Ma la vera rivoluzione non è stata tanto quella delle (inter)connessioni, quanto quella della modifica della percezione del reale; del resto siamo in mano a gente che ha fatto inconsciamente e incoscientemente del surrealismo una ragione di vita, ma questo non c'entra.
Mi riferisco invece alle due parole-chiave degli ultimi anni: "HD" e "3D".
Fino a qualche tempo fa tutto era e doveva essere HD. Il mondo, come l'avevamo sempre visto, era in realtà solo una versione analogicamente miope dell'HD. Con l'HD tutto sarebbe stato più reale, anzi, più reale del vero, più nitido, pulito, dettagliato, luminoso, chiaro, bello, definito.
Curioso come la gente si dannasse davanti ai televisori di ultima generazione esposti nei centri specializzati, nel tentativo di cogliere ogni minima differenza tra un pannello e l'altro, per poi decidere di sborsare centinaia, se non migliaia di euro per portarsi a casa un oggetto di alta tecnologia e design su cui poter vedere finalmente...i film proiettati nelle sale cinematografiche scaricati da internet con una qualità audio-video che faceva rimpiangere il vecchio tubo catodico della nonna.
Ragazzini in estasi perchè in grado di vedere i "Grandi Film" della Marvel, se non direttamente quelli di Vanzina&Co. sul proprio cellulare o lettore portatite HD con lo schermo dalle dimensioni di un francobollo.
Controcultura o idiozia? Comprare costosissimi supporti per vedere video nella più bassa definizione possibile...
Ho sempre sostenuto, ma non per fare il conservatore, bensì per dare il giusto valore alle cose, che ci fosse un luogo deputato per ogni singola attività. Nel caso specifico dell'esperienza audio-visiva, nulla può sostituirsi alla sala cinematografica. E in questo mi viene incontro uno dei miei "mentori" e massimi punti di riferimento, David Lynch, che giustamente dice : "Se pensate di aver vissuto un film guardandovelo sul vostro cellulare, vi sbagliate, siete stati ingannati! Quel film non lo capirete neanche tra un trilione di anni, se continuate a guardarvelo sul vostro cazzo di cellulare! Passate al "reale", andate al cinema!".
Il caro David ha assolutamente ragione, ma il cinema, o meglio, i gestori delle sale cinematografiche, dal canto loro, che fanno per invogliare la gente ad andare al cinema? Alzano i prezzi.
Esattamente come l'industria musicale che si piange addosso ormai da più di dieci anni per il calo di vendite e poi se vai in un negozio di dischi vedi classici che andrebbero distribuiti quasi gratis per l'importanza culturale che rivestono venduti a 20-25 euro...ecco che tutto il lascito culturale di quelle opere viene lasciato, appunto, appiccicato all'etichetta di quel prezzo che suona come una bestemmia.
Dischi che hanno quarant'anni venduti come se fossero dei pezzi da top-ten della hit-parade.
L'industria dell'intrattenimento sta oramai mostrando la corda, se non altro a livello di contenuti e gestione.
L'altra sera sono andato a vedere un film (leggete prossimo post) e nel bel mezzo di una frase pronunciata da uno dei protagonisti, l'audio se ne va, lo schermo si spegne e si accendono le luci. Mi giro con espressione interrogativa verso il mio vicino che fa altrettanto e entrambi pensiamo ad un guasto. Alle nostre spalle si apre la porta di servizio e entra un ragazzo dello staff tirandosi dietro il carrello dei pop corn: è l'ora della merenda!
Ho speso dieci euro per assistere ad una porcata del genere? E non parlo del film. Ma com'è possibile essere dei macellai di tal fattura? Questa gente si fa pagare una piccola fortuna a biglietto per poi entrare in sala a metà film per venderti i pop corn senza neanche lasciar finire la frase nel film che stai ascoltando. Dovrebbero fucilarli.
Mi viene in mente Hitchcock, che dava disposizione ai gestori delle sale cinematografiche dove venivano proiettati i suoi film, di vietarne l'accesso ai ritardatari: un film o lo si vede tutto e senza interruzioni o non lo si vede affatto, per quello c'è la tv!
Beh, sostanziali innovazioni sono state apportate in ambito cinematografico, direte voi; certo: il (real)3D. è questa l'era che stiamo vivendo. E come prima per l'HD, ora tutto è e dev'essere 3D, dai cereali per la colazione ai detergenti intimi. Siamo sommersi da slogan in cui questa sigla compare sempre e comunque, un po' come per il "touch screen".
Non voglio dire che sia un'invenzione inutile, anzi, ha interessanti applicazioni, ma dal mio punto di vista, finchè questa tecnologia sarà vincolata all'indossare degli occhiali non troverà la giusta diffusione, che potrebbe ad esempio avere una visione olografica.
Prendiamo comunque per buona la tesi che il 3D sia ancora ad una "fase beta", è davvero necessario applicarla a tutte le produzioni cinematografiche contemporanee, già comunque scarse a livello di contenuti? L'aspetto visivo è davvero l'unico modo per sopperire a  quelle lacune semantiche? Ovviamente bisogna tener conto delle decisioni di un marketing indirizzato sempre più ad un target di infanti o cerebrolesi che pensano di ricercare ciò che manca nel grigiume di una vita analogica, nell'alta definizione della terza dimensione.
Vi lascio con una frase di raccordo al prossimo post, per quanto possa ricordarla, che viene pronunciata da Jeff Bridges (profetico cognome) in Tron: Legacy: "é inutile cercare la perfezione, [...], è sempre di fronte a noi".

1 commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...