giovedì 28 ottobre 2010

Ritorno al Passato

Ve la ricordate la prima volta che siete stati al cinema?
Vi ricordate che film proiettavano sul grande schermo e quali erano le vostre sensazioni?

La mia "prima volta" è stata durante una domenica di festa, parecchi anni fa; forse era intorno a Natale. Mi portarono a vedere Ritorno al Futuro II.
Ricordo ancora come ero vestito, il viaggio in macchina per arrivare al cinema, con mio zio che cercava di raccontarmi la trama del primo episodio per farmi capire quello che stavamo andando a vedere.
Ricordo la pesante tenda rossa che una volta si usava per separare l'entrata del cinema dalla sala e il mio batticuore nel vedere uno schermo del quale cercavo invano di calcolare le dimensioni.
Ricordo anche che alle casse vendevano caramelle e gomme da masticare: comprammo dei Brooklyn bianchi. Ancora adesso quando ne mastico uno mi viene in mente quella domenica pomeriggio...

Il cinema è un luogo magico e, mi spiace per chi la pensa diversamente, ma non c'è televisore al plasma, BlueRay, DVD, DVX, streaming o Torrent di sorta che reggano il confronto. Certe esperienze si possono fare solo in alcuni luoghi deputati e non c'è posto migliore di un cinema per vedersi un film; diversamente, sarebbe come cercare di convincermi che è più appagante sentire un live su CD anzichè parteciparvi dal vivo...

Oggi è il venticinquesimo anniversario dell'uscita in sala di Ritorno al Futuro (I).
Qualche cinefilo mi correggerà dicendo "veramente era ieri!". Beh, miei cari, non avete tenuto conto del fatto che vi sto scrivendo dal passato!...
Ritorno al Futuro è ormai diventato un classico, film imprescindibile per ogni appassionato di sci-fi, come il sottoscritto, e vera miniera d'oro per i film dello stesso genere, e non, che hanno preso a prestito più volte idee, situazioni, temi presenti nell'opera di Zemeckis, per non dire saccheggiato, o che più volte hanno palesemente omaggiato.
Ritorno al Futuro è una pellicola che ha fatto scuola, perchè ha avuto a sua volta una grande scuola.
Zemeckis qui si diverte a prendere dei cliché della fantascienza classica, come il viaggio nel tempo, i paradossi temporali, la possibilità di poter cambiare il passato senza sconvolgere il presente e salvaguardando il futuro, e ci gioca. Il modo in cui questi elementi vengono trattati è diventata una vera e propria antologia, alla quale tutt'oggi si ritorna, basti pensare ad un film come Inception.
Tuttavia ciò che rende diverso il film di cui stiamo trattando da altre pellicole più recenti è proprio il divertito trattamento della "visione delle cose".
Zemeckis, come altri grandissimi registi a lui contemporanei quali Spielberg, produttore dello stesso Ritorno al Futuro, Lucas, Scorsese, Coppola, De Palma, Altman, Allen, faceva parte di quei cineasti visionari  che vengono idealmente collocati sotto la denominazione di "Nuova Hollywood", proprio perchè dagli anni sessanta e per tutti i settanta, cercarono di imporre una loro visione artistica del mondo che in qualche modo si distaccasse dai canoni rigidi e logori delle grosse produzioni hollywoodiane.
Questi giovani registi, con pochi soldi e una telecamera in mano si divertivano a raccontare storie come mai era stato fatto prima, spesso con mezzi improvvisati e di poco valore, come succedeva nelle produzioni di Roger Corman, figura di culto per i suoi b-movies a bassissimo costo.
Cosa intendevo quando parlavo di "visione delle cose"? Ritorno al Futuro è uscito esattamente a metà degli anni ottanta, un momento di crescita economica qua in Italia, ma di forte crisi finanziaria, e sociopolitica negli States. Ora, quando si sta male, tendenzialmente si va con la mente a quei momenti in cui si stava bene, o meglio, se non altro; ecco, per gli americani gli Happy Days, i giorni felici, della spensieratezza e dell'innocenza, storicamente e culturlmente sono gli anni cinquanta, i ruggenti, roboanti, rockeggianti 50's!
Ovviamente, i ricordi son sempre più dolci della realtà dei fatti.
Gli anni 50 eran tutt'altro che innocenti e spensierati: c'era la Bomba Atomica, la Caccia alle Streghe del senatore McCarthy, l'FBI di Hoover, l'indottrinamento anti-comunista, l'omologazione adolescenziale, le proibizioni, il maschilismo, i tabù, le menti devastate dei reduci della Seconda Guerra Mondiale, dalla quale gli USA eran usciti vittoriosi e gonfi di soldi...diciamo che si faceva finta di star bene per lasciarsi alle spalle il fantasma della devastazione bellica e soprattutto i giovani si sforzavano di crederci.
Ovviamente, oltre che posticcia quella è stata una felicità anche effimera, perchè la Corea prima e il Vietnam dopo, hanno fatto diventare di colpo adulti e tristi quei ragazzi che sorseggiavano frappè nei diners, ascoltando Elvis che colava mielose parole d'amore nelle orecchie di adolescenti già tutti in uniforme: giubbottino da football i ragazzi, completino da cheer leader le ragazze.
Ma counque andarono le cose in realtà, agli americani piace ricordare quegli anni come degli Happy Days e lo stesso fece Zemeckis quando l'America risprofondò nella crisi trent'anni più tardi, come si diceva prima. Anche il giovane regista decise di tornare indietro negli anni 50, così come Lucas aveva fatto in American Graffiti. Ed ecco che con lo stessa voglia di divertirsi che metteva Corman nei suoi lavori, Zemeckis rende omaggio a quei giorni felici che aveva imparato ad amare anche grazie al cinema; pensate all'importanza che hanno avuto i film degli anni 50 sui ragazzi di quegli anni, anche se molto spesso privi di qualsiasi valore artistico e, anzi, espressione di una volontà di omologazione e controllo, che tendeva a cercare di limitare i "danni" che avrebbero potuto causare sulle nuove generazioni delle produzioni più ardite e dando invece finanziamenti alla realizzazione di insulsi polpettoni di taglio pseudo-storico e biblico. Pensate a film come  I Dieci Comandamenti, Cleopatra, Ercole, Sansone...di sicuro da film come questi non ci si può aspettare la sorpresa di qualche scena "sconvenientemente scandalosa"...
L'unico modo per fantasticare, all'epoca, era appassionarsi al filone del Far West o della Science Fiction.
Ed ecco Ritorno al Futuro: Zemeckis, nel pieno della crisi degli anni ottanta, decide di ritornare indietro nel tempo di trent'anni, negli anni cinquanta, grazie agli escamotage forniti dalla fantascienza che proprio negli anni cinquanta ha conosciuto il suo momento di massima diffusione. Ma fate attenzione: Marty McFly, protagonista di Ritorno al Futuro, non torna indietro nel tempo grazie alla DeLorean di Doc negli anni cinquanta reali, quelli storici, ma in quelli percepiti da Zemeckis, filtrati dai suoi ricordi.
Tutto questo è molto chiaro in scene come quella mitica di Michael J. Fox che suona una scatenata Johnny Be Good, anticipando i tempi,  di fronte ad un pubblico estasiato e non ancora consapevole di cosa realmente fosse il rock'n'roll...

...Ci vediamo nel futuro, cari amici!

ps: questo post è dedicato all'amico La Firma Cangiante che ringrazio ancora per essere un mio lettore e compagno di viaggio, che la tecnologia gli impedisce di leggere i miei commenti sul suo blog (più che altro impedisce a me di scriverli, ma nella frase non stava bene), che ha un bel blog che io leggo sempre e che avrà un senso di deja vu quando leggerà il titolo di questo post.


 

3 commenti:

  1. Cosa dire? Bellissimo post.
    Ricordo anche io di aver visto Back to the future pt. II al cinema.
    Mio padre era donatore Avis e all'epoca, oltre al pacco regalo per i figli dei donatori, veniva organizzata la visione al cinema (al cinema teatro Nuovo di C.so Massimo) di un film adatto ai ragazzi al quale poteva assistere tutta la famiglia del donatore.
    Come in una specie di salto temporale ora il donatore sono io (quando non mi bloccano per i miei elevati tassi di colesterolo nel sangue) e la mia bimba beneficia dei pacchi regalo.
    Purtroppo la tradizione del film "della befana" è sparita ormai da anni.
    Peccato, con l'Avis ricordo di aver visto Back pt. II, Back pt. III, una serie di cartoni e alcune riproposte come "Pomi d'ottone e manici di scopa".

    Per legarmi al discorso della felicità effimera interrotta dall'arrivo della tragedia incarnata in questo caso dalla guerra in Vietnam, consiglio anche "Un mercoledì da leoni" che affronta proprio questa situazione.

    Ringrazio Viktor per la dedica della quale mi sento doppiamente onorato (doppiamente per via del deja vu).
    Mi dispiace per l'inconveniente tecnico relativo ai commenti. Purtroppo il mio blog perderà sicuramente commenti interessanti e un concorrente agguerrito per i miei giochini.

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  2. per me "Back to the Future" significa solo una cosa: Michael J. Fox... *_* (ero un pò innamorata di lui da piccolapiccola, che te lo dico a fà... :P)

    e comunque anche io adoravo, e adoro, la tenda rossa che separa l'entrata alla sala... :) per questo quando posso vado a vedere i film all'Eliseo, unico cinema in cui trovo ancora l'amata tenda...

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  3. La prima volta che sono entrata in un cinema mi ci hanno portata i miei genitori ed è stato per vedere Alice nel Paese delle Meraviglie, avrò avuto 3 o 4 anni. Sarà per il film [Alice la trovo insopportabile ancora oggi :)], o per il posto nuovo, buio e sconosciuto, fatto sta che l'impatto è stato proprio negativo tanto che ho cominciato a piangere e ce ne siamo andati dopo pochi minuti ^_^
    Comunque poi sono cresciuta e il cinema è diventato una delle mie passioni, specialmente poi l'arrivo dei multisala è stato una festa: poltrone più grandi e più comode, niente più testoni davanti che ti impediscono di vedere mezzo schermo..soprattutto non ho mai sopportato i vecchi teatri ammuffiti e polverosi e, aiutoo! restare intrappolata nel tendone è sempre stato il mio incubo!! :)))

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