domenica 26 settembre 2010

Billy Cobham live

La scorsa settimana sono andato a sentire un concerto jazz. Ospite d'onore della serata era il leggendario batterista Billy Cobham, che, per chi non fosse appassionato di questo splendido e variegato genere musicale, è stato per molti anni il batterista più grande al mondo ed ha suonato con leggende se possibile ancor più grandi di lui, come Miles Davis, che, per chi non fosse appassionato di questo splendido e variegato genere musicale, rimarrà lo stesso un signor "Nessuno", ma sappiate che così non è!...
E' strano entrare in contatto con un artista che sia universalmente riconosciuto come "leggendario", ma che non faccia parte della schiera delle " rock stars".
Voglio dire, noi, più o meno rocchettari, sentiamo l'adrenalina scorrere copiosa nelle vene quando sappiamo che stiamo per assistere ad una performance rock del nostro gruppo preferito, andiamo in estasi a guardare un chitarrista o a essere nella stessa sala di un famoso cantante; per quanto mi riguarda non è la stessa cosa che accade in presenza di artisti "non-rock", per quanto grandi e famosi questi siano. Il rock ha sviluppato tutta una sua cosmogonia di sensazioni che gli son proprie e nel giro di sessant'anni ha saputo creare miti, fanatismi, isterismi e leggende come nessun altra espressione aristica contemporanea, forse proprio per la sua natura "popolare", nel senso anglosassone del termine. Per certi versi quello che succede nel mondo del rock è paragonabile al divismo creato dal cinema: in entrambi gli ambienti si ha a che fare con artisti che smettono di essere persone e diventano personaggi, per poi assurgere al rango di leggenda. La gente si identifica in loro, ma paradossalmente li vede inarrivabili, come degli dei appunto, li mitizza e crea intorno a loro un'aura di sacralità che probabilmente un ballerino, un attore di teatro, un pittore, un domatore o un batterista jazz non conosceranno mai.
Per queste ultime figure, al massimo, proviamo un sincero senso di ammirazione e rispetto per il loro lavoro, ma difficilmente ci butteremmo ai piedi di uno scultore contemporaneo chiedendogli un autografo o cercando di strappargli un lembo della camicia da portare a casa come feticcio...mi spiego?
Bene, detto questo, il concerto è stato interessante, ma piuttosto noioso.
Non è facile reggere 45 minuti di assolo di batteria (Cobham non era accompagnato da nessuno) senza neanche uno sbadiglio, ci fosse pure un polipo dietro le pelli. Per di più Cobham si avvaleva in alcune parti della sua performance di basi preregistrate che sembravano dei suoni usciti da una tastierina Casio...bah, bestemmierò, ma a me son piaciuti più i tre ragazzi che hanno aperto la serata esibendosi in brevi, ma intensissimi assoli di un paio di minuti a testa, che servivano a decretare il vincitore di un contest di giovani batteristi: molto più coinvolgenti!
Quel che comunque mi ha colpito della serata è stata una sorta di atmosfera tribale-primitiva che mi è sembrata di cogliere durante l'esibizione di Cobham.
Immaginatevi un tendone gremito di persone rapite in mistico silenzio e venerazione che ammirano le prodezze di un batterista di colore che suona con quattro bacchette contemporaneamente; un batterista, non un cantante o un chitarrista, o un pianista: un batterista è sostanzialmente la versione moderna di un suonatore di tamburo, strumento primitivo che risveglia il nostro primordiale senso del ritmo che ci porta a batter le mani e ad agitare i piedi e la testa. Nel buio del tendone, mentre fuori scrosciava la pioggia di una serata che di estivo non aveva più nulla, vedere quest'omone nero dar fondo alla sua energia per picchiare sulle pelli di un modernissimo tam tam, quasi a voler risvegliare una benefica divinità sopita mi ha colpito profondamente.
Il vostro Viktor alla fine ha archiviato un'altra performance da ricordare e da raccontare a Voi.
Conoscete Cobham? Vi piace il jazz? Cosa ne pensate dei batteristi?
Vi aspetto come sempre numerosi.
Buona Domenica.

2 commenti:

  1. Non conoscevo Cobham (ma Davis sì!!).
    Adoro il jazz.
    Penso che i batteristi siano tipi socievoli ;) a parte gli scherzi, non avevo mai fatto l'associazione batteria-tamburo-strumento primordiale: molto poetico.

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  2. Io diversi anni fa ero stato ad una drum clinic di Mike Portnoy. Anche lì lui suonò da solo senza accompagnamento o con qualche base musicale registrata. Devo dire che non mi sono annoiato per niente, anzi! Però si trattava di un tipo di evento un po' diverso, in cui la musica si alternava a spiegazioni parlate, quasi come fosse una lezione universitaria, e questo probabilmente ha reso la serata molto più accessibile.

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