sabato 14 agosto 2010

Magnolia / Kontroll

Ieri sera ho visto due film di cui mi andrebbe brevemente di parlarvi; probabilmente molti di voi li han già visti, perchè son tutt'altro che nuovi, ma a maggior ragione, in questo caso, mi piacerebbe condividere con voi alcune opinioni su queste due pellicole.

Il primo dei due film è Magnolia, opera del 1999 di Paul Thomas Anderson.
Mi era stato più volte sconsigliato da amici rimasti disgustati dalla sua "lentezza e mancanza di significato".
Ovviamente non ho seguito il consiglio, anche perchè Tom Cruise è il mio attore preferito (e su questo poi magari apriamo un dibattito a parte, con tutti coloro che nel leggere questa affermazione staranno storcendo il naso, incominciando ad elaborare giudizi negativi sull'attore americano e mettendolo a confronto con i canonizzati Mostri Sacri alla DeNiro e soci) e questo film mi mancava all'appello da ormai troppi anni.
Chiaramente si è già scritto molto su Magnolia e io non ho nessuna intenzione di farne un'analisi critica, ma mi piacerebbe solo condividere con voi alcune delle sensazioni che ho provato nel guardarlo. Per chi non l'avesse ancora visto posso dire che non ha un andamento "lineare" nel consueto senso cinematografico del termine: durante le tre ore di film si seguono infatti le complicate vicende di ben nove persone diverse, che si intersecano, si affiancano, sovrappongono e si sfiorano tra loro. Oltre ad esser tutte legate dallo spettacolo televisivo che guardano, condotto da uno dei nove personaggi, gli altri protagonisti hanno in comune un'esistenza da completare; sono tutti alla ricerca di qualcosa che possa colmare il vuoto che hanno nell'anima, tormentata da ricordi e rimorsi di una vita cinica, crudele e sofferta. Le storie si intersecano in una ragnatela di coincidenze e connessioni piu o meno casuali che mettono in risalto le similitudini delle nostre vite, intrecciate l'una all'altra, anche se con fili che non possiamo o non vogliamo vedere. La solitudine di questi personaggi li spinge ad affrontare se stessi, i propri rimorsi e le proprie colpe, fino al turning point, che avviene più o meno in contemporanea tra tutti e nove, dove si vedranno costretti a gettar la maschera, ad abbattere il loro muro di cinta dietro al quale si nascondevano, per aprirsi ad un legame salvifico e meno celato ai loro occhi del cuore. Il momento di svolta avviene per alcuni di loro in auto, fermi ad un semaforo o in un parcheggio, ma comunque sulla strada, metafora visiva di quelle connessioni tra le vite delle persone, di percorsi che ci avvicinano e ci allontanano, di attimi di attesa e riflessione e momenti di accelerazione verso una meta che voi frequentatori di RN ben conoscete. La strada è perennemente bagnata da una pioggia torrenziale, simbolo dell'animo tormentato e sofferente dei protagonisti, a cui nel finale si aggiunge una precipitazione di rane. L'evento, dal forte carattere simbolico e catartico, evidente riferimento alla Bibbia e all'Esodo (il film è pieno di riferimenti all' 8 e al 2...), quindi legato al senso del cambiamento e della salvazione accomuna ancora una volta le storie e porta con sè , dopo un primo momento d'orrore e panico, la fine della pioggia e delle sofferenze dei protagonisti stessi, ormai pronti ad imboccare una nova strada, con rinnovata consapevolezza di sè e della loro vita.
Penso sia davvero un gran bel film, capace di far ridere, commuovere, emozionare e pensare al tempo stesso. Ci son così tanti sentimenti che è inevitabile non sentirsi presi all'interno di almeno una delle nove storie, segnate dalla rabbia, solitudine, rimpianto, rimorso, odio, amore, frustrazione, impotenza, compassione, esaltazione, disprezzo...
La magnolia è un fiore il cui significato dovrebbe essere "dignità e perseveranza", che è ciò che sembra abbiano i personaggi all'inizio del film, ma anche "bellezza superba", che è ciò che forse i personaggi stessi scoprono nel finale, una volta che riescono in qualche modo a colmare il loro vuoto e a non essere più soli, altra caratteristica di questo fiore, splendido, ma solitario.

Non contento delle tre ore di Magnolia, ho deciso di soffermarmi a guardare, ormai a notte inoltrata, un film già iniziato su uno dei pochissimi canali per cui ormai valga la pena di accendere la tv, ossia Rai 4.
Il film di cui parlo è Kontroll, di Nimrod Antal, regista americano di origini ungheresi, uscito nel 2003.
La cosa che mi ha colpito appena ho iniziato a guardarlo era che sembrava di vedere una scena di un vecchio film italiano, ma qualcosa non tornava. Non so com'è su dvd, ma a vederlo in tv sembrava una pellicola degli anni '80, con una gamma di colori molto spenta e una qualità piuttosto datata dell'immagine. Ho poi messo a fuoco che il film era ambientato ai giorni nostri, in Ungheria, nei tunnell della metropolitana di Budapest...interamente ambientato nell'underground ungherese.
Sono stato ipnotizzato dal suo andamento ironico-onirico-claustrofobico, a metà strada tra Tarantino, Lynch, I Guerrieri della Notte e Blade Runner. A differenza del coevo Creep, di identica ambientazione, Kontroll non è un film horror; riesce a mischiare l'ironia alla disperazione di una storia opprimente e ai margini dell'allucinato, il cui protagonista è Bulscù, il capo gruppo di una scalcinata banda di controllori di documenti di viaggio che lavora in borghese nei tunnell della metropolitana abitata da personaggi ambigui, paradossali, improbabili e "strani" perchè a noi stranieri. Ripeto, a prima vista sembra di vedere una vecchia versione dell'Italia, ma è invece l'Ungheria attuale e questo è parecchio destabilizzante.
Tra una rissa tra bande di controllori rivali, un inseguimento e l'altro sui binari della metro nel tentativo di fermare chi non ha il biglietto, Bulscù passa la sua esistenza perennemente sotto il livello della strada nella stazione metropolitana, dormendo per terra, mangiando pane e cipolla e non vedendo mai la luce del sole. L'unica illuminazione che percepisce è quella asettica dei neon che talvolta gli fan intravvedere un misterioso personaggio incappucciato che si aggira nella metropolitana. La compagnia della gestione del traffico ferroviario comincia a sospettare che il controllore sia il colpevole delle uccisioni di passeggeri che muoiono schiacciati dai treni in corsa, incidenti che in un primo momento sembra siano dei casi di suicidio, ma ora anche il controllore stesso non  ne è più sicuro. Sempre più alienato, in un ultimo inseguimento con l'uomo incappucciato, che altri non è che la proiezione del suo "lato oscuro",  Bulscù vede quest'ultimo venir schiacciato da uno dei treni. Il ragazzo riesce finalmente a ritornare in superficie, accompagnato da una ragazza conosciuta in metropolitana di cui si è nel frattempo innamorato. La ragazza gli si presenta la prima volta vestita da orso, ma ora che Bulscù ha fatto i conti con la sua parte negativa e può di nuovo risalire alla luce, è vestita da angelo. Il film finisce coi due che salgono le scale mobili tenendosi per mano.
Un romanticismo allucinato, una storia claustrofobica metafora di una condizione esistenziale soffocante.
A quel punto sono andato a letto.




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