sabato 26 giugno 2010

Impressioni di un alieno

Tempo fa mi è capitato di fare una promessa: avevo scritto una recensione per un disco di un amico, di modo che avesse potuto postarla sul sito del suo gruppo come "vetrina" per chi fosse stato interesato a conoscere le reazioni di un ascoltatore della loro musica. Questo mio amico e il suo "socio" sono però troppo riservati, schivi e scevri della più minima volontà d' apparire e di auto-promozione, che certo male non fanno ad un gruppo emergente! Ho deciso così, dato che l'iniziativa da loro non sarebbe mai partita, che il giorno in cui avessi avuto un blog personale avrei fatto della mia recensione un post aperto alla lettura e al commento di tutti. Oggi sono qui per mantenere quella promessa.
I due ragazzi sono tra i "Compagni di Viaggio" segnalati nell'omonimo modulo di questo stesso blog e se solo MySpace non rompesse le palle con le limitazioni ai suoi link, potreste comodamente visitare la homepage del loro sito dal modulo stesso, che ho più volte vanamente tentato di fixare (si accettano suggerimenti)! Ho reso il titolo di questo post un link al loro sito, non dovesse funzionare neanche questo provate qui http://www.myspace.com/neurz o fate un semplice copia/incolla dell'indirizzo e mettetelo nella vostra barra di navigazione. Comunque, ascoltateli e fatemi sapere!

 Impressioni di un Alieno
Generalmente, secondo un’idea preconcetta e stereotipata soprattutto se vissuta dall’esterno, la musica elettronica viene associata al freddo delle “macchine” utilizzate per la sua esecuzione, strumenti dai nomi bizzarri come synth, sequencer, looper, drum machine, che nella nostra immaginazione figurerebbero meglio in un laboratorio di un qualche ingegnere, piuttosto che fra le abili mani di un giovane “non-musicista” e gli esecutori della stessa vengono accostati a un che di cibernetico o alieno; ecco, chiariamo subito una cosa: in questa sede l’unico alieno sono io.

Fatta questa breve premessa, tanto per chiarire la mia estraneità a questo genere musicale e il recente tentativo di avvicinarmici, vorrei esprimere le mie impressioni derivate dall’ascolto della “demo” Soundsational Unrelease  che Urz, in qualità di componente al 50% del duo NEURZ, mi ha lusingato nel farmi conoscere.

Partiamo dalla copertina.
L’artwork di un lavoro musicale viene spesso (troppo) ahimè preso poco in considerazione e comunque sottovalutato, quasi non facesse parte di un tutt’uno organico col disco che accompagna e di cui custodisce importanti e talvolta rivelanti informazioni.
Chiaramente qui stiamo parlando della copertina di una demo, quindi non siamo di fronte ad un prodotto definitivo con chissà quali tipo di indicazioni, ma si tratta pur sempre della “faccia” del disco che abbiamo tra le mani, o meglio, del suo vestito e si sa, se l’orecchio vuole la sua parte, proverbialmente l’occhio non è da meno e il  primo impatto visivo già dovrebbe disporci emotivamente nei confronti di un lavoro e prepararci ad elaborare un primo giudizio, se non altro estetico, che andrà poi raffinato con l’ascolto.
Altra piccola precisazione: il mio non vuole assolutamente essere un giudizio critico-musicale e in questo ribadisco la mia ignoranza in tema di elettronica, ma solo un resoconto emozionale della mia esperienza di ascoltatore alieno.
Si diceva della copertina: spesso le cose semplici sono le più belle. L’esile carattere bianco con cui sono stampati il titolo del disco, il nome Neurz e la tracklist mi fa subito venire in mente il minimalismo grafico a cui ci ha abituato la ECM nel contraddistinguere i suoi prodotti. Lo sfondo arancio monocromatico rinforza questa comparazione, facendomi sorgere subito un’idea di calore e riposo: semplicità e relax. L’alieno è ben disposto.
Il disco inizia e non si ha la sensazione di essere catapultati in un viaggio cosmico nei gelidi suoni siderei, no, la sensazione è molto più concreta, molto più simile a quella dell’infilarsi un bel paio di ciabatte calde e gustarsi un the fumante davanti ad una vetrata la cui vista ci permette di godere di uno scorcio sulla nostra città che abbiamo lasciato dietro di noi, dietro ad una porta ben chiusa, coi suoi fumi, la pioggia, la nebbia sulla passerella del Lingotto, i sottopassi umidi, le luci della collina e i frastuoni degli affollati locali del centro. Non siamo nello spazio, siamo a Torino, ma non fuori, al freddo, bensì dentro, al caldo di suggestioni sud africane, spagnole; siamo su un’isola, una piccola isola di bossa nova.

I suoni sono scelti e organizzati con attenzione direi maniacale, in modo da formare un multistrato sonoro avvolgente e coinvolgente; su tutte, Exit from the jungle rappresenta chiaramente un esempio a quel che voglio dire, con la sua incalzante ritmica di percussioni sincopate e nuovi suoni che vanno ad aggiungersi anche solo per un paio di battute alternandosi e intersecandosi come tanti piccoli uccelli tropicali che emettono i loro richiami dall’intrico di rami e foglie della jungla.
Little bossa island e Torino sushi house mi fan pensare a come musicisti quali Angelo Badalamenti, Barry Adamson e personalità estremamente eclettiche e misteriose come lo stesso Lynch abbiano influenzato i gusti del duo. Avete presente la colonna sonora di Lost Highway? Atmosfere apparentemente tranquille nelle quali si insinua di tanto in tanto un chè di disturbante, un suono anomalo, strano, sinistro, che in qualche modo ci inquieta e ci fa percepire la precarietà del nostro equilibrio di ascoltatori chiamati ad esprimere un giudizio su ciò che stiamo vedendo o ascoltando, impossibilitati all’indifferenza…
Tra le più interessanti segnalo Paramagnetique, che fa eco a Torino sushi house, la già citata Exit from the jungle, Butterfly coast, la nervosa Let’s dance e quella che secondo me è la più bella del disco: la lynchiana b-movie.

Non mi resta dunque che rivolgere un accorato appello a tutti gli alieni della galassia: volgete le vostre antenne verso i Neurz e spargete il verbo nel cosmo dei profani e dei seguaci del dio elettrico.
L’unica cosa che proprio non va a questo disco è il titolo: a leggere che questi gioiellini rimangono per ora “unrelease” mi piange il cuore, ma questa non è colpa dei Neurz. A buon intenditore…

1 commento:

  1. Non scrivo spesso sui blog, un po’ per mancanza di tempo, un po’ per mancanza di voglia ma questa volta mi tocca fare un’eccezione.
    Scrivo perché voglio ringraziarti tantissimo (a nome ovviamente anche del mio “socio”) per le bellissime cose che hai scritto su di noi e sulla nostra musica (anche se con te è sempre difficile trovare le parole giuste per farlo!). Grazie infinite, davvero. Non so aggiungere altro.
    Intanto ne approfitto ovviamente per dirti (ribadirti anzi visto che l’ho già fatto a voce…) che il tuo nuovo blog è davvero bello e che l’idea del viaggio (anche senza meta ovviamente, perché, come hai fatto notare citando Kerouac, non conta poi così tanto!) accompagnato dalla giusta soundtrack rimane sempre una delle più affascinanti (penso ai viaggi notturni in autostrada sotto la pioggia con l’autoradio che crea l’atmosfera ma anche –perché no?- ai lunghi viaggi in treno col lettore mp3 che copre il frastuono delle ruote sui binari…).
    A questo punto comunque non ci resta che seguire, come novelli Dean e Sal, il tragitto che hai aperto!..
    Grazie ancora. E.

    http://www.youtube.com/watch?v=QWxa9PUPrVg&feature=related

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