giovedì 11 ottobre 2018

"I like cold mornings
They keep me sharp
Forget the rain
Forget the car
And leave behind all communication
"
 
Therapy?, Long Distance

mercoledì 26 settembre 2018

"Ti nascondo dentro me
Per non ritrovarti più
La vedo la tua luce, sai?
Ma non voglio ricordare il tuo nome
"
 
Afterhours, Non Voglio Ritrovare Il Tuo Nome


martedì 18 settembre 2018

"So don't fuck me discontent
Like your love is spent
When I'm lying alone
Baby, where's your home
You're looking for me
It's all for free
I've got love to kill for my man of steel
"

Juliette And The Licks, Got Love To Kill

giovedì 6 settembre 2018

"I'm moving through the dark
Of a long black night
And I'm looking at the moon
And the light it shines
But I'm thinking of a place
And it feels so very real
Oh, sufferer of love!
"

The War On Drugs, Thinking Of A Place

giovedì 30 agosto 2018

"Don't say it's easy to follow a process
There's nothing harder than keeping a promise
Blood runs through your veins, that's where our similarity ends
"

Editors, Blood

martedì 28 agosto 2018

Editors @ TOdays - Torino 26/08/18

Eccoci giunti alla terza ed ultima serata dei TOdays (sob); sul palco, per il concertone finale, la band inglese che con ogni probabilità attualmente vanta il maggior successo e richiamo di pubblico: gli Editors di Tom Smith.
Sono stato un fan della formazione di Birmingham e della loro primissima fase, se pur scoperta con qualche anno di ritardo, ho adorato e adoro tutt'ora i loro primi due dischi, The Back Room e An End Has a Start (titolo per certi versi profetico), li ho difesi e supportati quando col loro terzo lavoro han incominciato a ricevere severe critiche da parte dei fan del post-punk revival più integralista e a perdere parte del loro zoccolo duro, ma a guadagnare nuovo pubblico grazie al singolone macina classifiche Papillon e, anche se cominciavo a sentire odore di bruciato, ho invece respirato boccate di aria fresca con The Weight of Your Love che all'epoca mi era piaciuto davvero tanto, nonostante il cambio di direzione della band fosse ormai sotto gli occhi di tutti. Più o meno qui mi sono fermato. Ho continuato ad ascoltare e ad apprezzare sempre di più i dischi pubblicati sino a questo momento, ma ho smesso di seguirli, disinteressandomi alle ultime due uscite, anche se paradossalmente nel frattempo i vecchi pezzi mi sono cresciuti sotto pelle, portandomi a suonarli, cantarli e divenendo pian piano sempre più importanti sul piano del loro significato e del legame sentimentale che ad essi tutt'ora mi unisce. Il mio allontanamento dalle loro produzioni più recenti non è riconducibile ad una volontà cosciente figlia di una delusione nata dal continuo cambiamento stilistico del gruppo, che al contrario è per me quasi sempre indice di crescita, maturità, coraggio e di un'esigenza artistica che non si fossilizza dietro facili ricette di successo precostituite (anche se l'insidia della ricerca del successo proprio tramite l'evoluzione verso un sound più "catchy" è sempre dietro l'angolo, ma poi ci arriviamo); più verosimilmente ho smesso di rivolgere il mio interesse verso i nuovi dischi degli Editors semplicemente perchè in quel momento ero preso da tutt'altro a livello di ascolti.
In breve, visto che mi ero perso un loro live proprio qua a Torino, circa una decina di anni fa, cosa per la quale mi sto ancora sgranocchiando le falangi, ad Ottobre dello scorso anno non ci pensai due volte ad acquistare i biglietti per il loro concerto di Milano dello scorso Aprile, proprio in funzione di un nuovo ed accresciuto valore sentimentale verso quei vecchi brani tratti dai dischi di cui si è detto prima. Era destino che le cose andassero in maniera clamorosamente diversa e, mio malgrado, biglietti in tasca, quello è stato il primo live della mia vita al quale ho dovuto rinunciare per cause di forza maggiore.
è stata una dura decisione, ponderata per settimane, quella di partecipare o meno alla serata di chiusura dei TOdays: non sapevo se sarei stato pronto, se avrei retto emotivamente e mi rendevo conto che ero rimasto indietro con le puntate precedenti. Alla fine la proposta era troppo allettante, il contesto decisamente favorevole, la voglia di vederli tanta, quindi, siano gli Editors; i nuovi pezzi li avrei scoperti direttamente durante la serata, che è una cosa che spesso mi piace fare.

Spoiler alert!
So che da questo punto in poi sarò assolutamente controcorrente nell'esprimere delle opinioni, peraltro personalissime e che non sono una critica diretta al gruppo, ma l'espressione di un mio punto di vista sulla mia percezione del loro lavoro, quindi semmai occasione di autocritica; ergo, se siete sensibili a recensioni che, come sempre più di rado succede soprattutto per i grandi nomi, non siano una mera lisciata di pelo e una sbrodolata di elogi fine a se stessi, fermatevi qui.

Il concerto degli Editors è stato bello, nel senso di ben costruito, ben suonato e ben presentato. Questo è un dato di fatto. Smith e soci hanno ormai anni di mestiere e di tour alle spalle, non sono più dei ragazzini, ma dei professionisti e questo è più che evidente, anche per un cieco e un sordo.
Purtroppo la resa audio del concerto è stata completamente castrata da un pessimo lavoro di mixing: Tom ha una voce magnifica, ma durante tutto il set sembrava avesse un'anguria in bocca. Suoni mediosi e carichi di bassi, strumenti impastati e pochissima definizione. Bocciato totalmente il lavoro del fonico, ma anche questa è una questione di gusti: occupandomi della gestione della front of house in realtà decisamente più microscopiche rispetto a quella di un live come questo, mi rendo conto che il mixing dipenda da molti fattori, non ultimo il gusto personale di chi sta dietro al mixer, che comunque a questi livelli ha generalmente indicazioni precise sulla resa finale del suono da parte della band o della sua produzione. Mi rendo anche conto che ottenere il massimo in un contesto di festival è sempre una sfida non indifferente, ma se eravate presenti al live dei War on Drugs e a questo, avrete sentito anche voi l'enorme differenza della resa sonora nei due show, con gli americani che avevano una definizione acustica spettacolare, oppositamente agli inglesi che sembrava suonassero con una coperta davanti alle casse.
Tecnicismi noiosi a parte, gli Editors han cambiato sound e in questo il fonico c'entra nulla.
Gli Editors sono cambiati e anche questo è un dato di fatto.
I pezzi, anche quelli vecchi, suonano inevitabilmente diversi, per arrangiamento, per il modo di cantare di Tom e per la scelta dei suoni, decisamente più patinati e catchy, appunto. Son gusti; a me personalmente sti suoni non piacciono neanche un po'.
Il gruppo spiazza già con la opening track, un lento che messo così in apertura rende la vita difficile al pubblico che impiega un po' a carburare. Quando entrano pezzi come Blood, An End Has a Start, The Racing Rats, Munich, Smokers Outside the Hospital Doors, Formaldehyde, la gioia mi pervade, sono questi i brani che adoro, ma...non è così che vorrei sentirli, non è così che li ho sempre ascoltati e amati. Dove sono le chitarre taglienti e spigolose, quell'energia genuina e nervosa che pervade la voce di Tom? Dove caspita sono finiti gli Editors che conosco? Perchè sul palco c'è una band che esegue pezzi meravigliosi che suonano come brani dei Coldplay? Perchè Tom si muove come Dave Gahan su una base insopportabilmente disco? Non deve essere per forza post-punk revival, ma neanche synthpop, santoddio, se ho voglia di sentire quel genere di cose vado molto volentieri ad un concerto dei Depeche Mode!
Realizzo che la colpa è mia. Cinque anni di distanza da questo gruppo mi hanno fatto perdere un'evoluzione verso modi, atteggiamenti e sonorità che non incontrano più minimamente i miei gusti. Sono io che ho sbagliato concerto, avendo un'immagine mentale non aggiornata di un gruppo che mi faceva battere forte il cuore allora, ma che adesso mi strappa solo qualche sbadiglio.
O forse è colpa del mio firewall emotivo, che ha alzato gli scudi per proteggermi dal pericolo di un tracollo sentimentale nascosto in agguato.
Il percorso intrapreso mi sembra davvero ricalcare quello dei Coldplay: un atteggiamento sempre più pop-piacione e un sound imbellettato che non rende minimamente giustizia alle enormi potenzialità di questa band, che a sto punto mi sembra abbia smesso di evolversi e abbia iniziato a scopiazzare sfacciatamente. E al pubblico va bene così, è innegabile a vedere il trasporto che la chiusura danzereccia affidata a Papillon procuri sulla gente, che si sbraccia e salta, mentre io mestamente non vedo l'ora finisca lo scempio di un ricordo di un tempo più acerbo e di minor glorie, ma di ben altri livelli.
Hanno vinto loro. Colpa mia. Gli Editors son grandiosi in quello che fanno, ma non c'entrano più nulla con quello che ricerco io nella musica.
"We've all been changed from what we were..." 
Me ne vado via triste? Neanche per sogno! Semplicemente questa non è stata la mia serata, è giusto che il 99% del pubblico se la sia goduta molto più di me. Io, del resto, dopo un concerto come quello dei War on Drugs non potrei chiedere di più da un festival che ad ogni buon conto è stato assolutamente magnifico! I miei complimenti ancora una volta alla straordinaria organizzazione e a Gianluca Gozzi (il deus); un grazie enorme alla mia amica Ann, senza la quale questa tre-giorni sarebbe stata solo un sogno, a tutti gli amici che son venuti con me e a quelli che ho incontrato allo sPAZIO 211. Tre giorni di divertimento e grandi emozioni. Sera dopo sera, rivedere le stesse facce, sembrava di essere in campeggio, solo che al posto del baby club c'era un palco sul quale si sono avvicendate delle band davvero grandiose e tutto è andato per il meglio, non è neanche piovuto...un miracolo!
Grazie, TOdays, al prossimo anno!
Ah, viste le capacità organizzative del deus, chiudo con una proposta per gli headliner della prossima edizione, che è in realtà una battuta da non prendere troppo sul serio, ma sai mai...
Prima serata: Mark Lanegan Band
Seconda serata: Tom Waits
Terza serata: Nick Cave & The Bad Seeds
Mi dicono dalla regia che Jim Morrison è defunto da tempo, ma visto che qua i miracoli vengon bene...

domenica 26 agosto 2018

Mogwai @ TOdays - Torino 25/08/18

Se TOdays fosse un lemma che si potesse consultare nelle pagine di un dizionario, probabilmente la definizione che trovereste sarebbe "La cosa migliore che possa capitarvi durante la vostra estate".
TO-Days, "i Giorni di Torino", ma anche Todays, "Oggi", o meglio "gli oggi diversi di cui stiamo facendo esperienza", in una forma plurale che non ha un corrispettivo nella nostra lingua, ma che apre il nome di questo festival a molteplici interpretazioni. Questo perchè il TOdays ha di fatto molteplici facce, molteplici realtà coesistenti e compresenti che ci fanno assaporare suoni, visioni, sensazioni e emozioni diversificate in uno stesso "oggi", che non è mai uguale per tutti, in spazi diversi. E qui entra il secondo concetto legato a questa esibizione: quello del luogo, o meglio ancora, dello "Spazio". Non è un caso, o forse sì, che gli eventi principali di queste serate si svolgano in un luogo denominato Spazio 211. Spazio è una parola fantastica, non solo per un amante della fantascienza come me, ma perchè è incredibilmente evocativa. Questo sostantivo dà immediatamente l'idea di un luogo indefinito, aperto, e pronto per essere riempito; di cosa? Persone, storie, voci, suoni, immagini, sogni, esperienze. Dov'è lo "Spazio"? Qui, al 211 e ovunque, da altre parti, dove stanno succedendo cose interessantissime contemporaneamente, nello stesso tempo, in modalità differenti. Lo Spazio è vuoto solo apparentemente, in realtà è un formicolare di stelle luminose attorno alle quali gravitano pianeti pulsanti di vita. Lo Spazio non è buio, ma è un fondale scuro sul quale viene proiettato un light show continuamente cangiante.
E poi c'è quel 211, che a ben vedere sembra quasi il figlio minore del mitico 2001 di kubrickiana memoria...
Quindi i concetti di spazio e tempo, al TOdays sono molto labili: il TOdays è in definitiva un luogo non-luogo nel quale il tempo si confonde, perchè oltre alla contemporaneità degli eventi distribuiti su più spazi, passato, presente e futuro musicale vengono a coesistere in un'unica linea temporale che si muove su un binario stilistico e poetico condiviso. Ecco allora che sul palco si alternano stelle nove, supernove e supergiganti, ecco che i Giorni di Torino diventano il centro di attrazione gravitazionale, "da place ta be" qualcuno avrebbe detto negli anni '90. Il tempo (i Giorni di Torino) diventa un'entità fisica tangibile legata ad uno o più luoghi ad esso connessi (Lo Spazio).
La seconda serata del TOdays era probabilmente la più difficile, la meno "scontata" e quella che ha causato maggiormente ulcere al deus ex machina che sta dietro quest'universo in espansione e che risponde al nome di Gianluca Gozzi. La sua organizzazione non solo è stata in grado di portare sul palco del festival dei nomi di altissimo calibro concentrati in tre giorni, che per ora sono andati completamente sold-out, grazie alla presenza anche solo delle tre band headliner; se già il programma originale era da infarto, per questa seconda giornata sono riusciti a fare il miracolo (del resto è di deus che si sta parlando...). Mi spiego meglio: ormai da mesi in cartellone, gli headliner della seconda serata sarebbero dovuti essere i My Bloody Valantine, se non che, a distanza di dieci giorni dall'inizio del festival abbiano dato forfait. Ora, io penso che in una condizione "normale" si sarebbe raggiunta a sto punto una situazione di crisi che avrebbe rischiato di portare allo stallo dell'evento. Solitamente, per ovviare a quest'evenienza, si ripiega su un sostituto, che difficilmente è della stessa caratura dell'originale che ha dato picche. Non al TOdays! Gozzi e i suoi soci sono riusciti a trasformare una difficoltà in un'opportunità e, a sole 24 ore dal comunicato di defezione da parte dei My Bloody Valantine (e ditemi se non è fantascienza questa!), in cartellone, a sostituirli, c'erano i Mogwai! Io davvero non so come sia riuscito il trucco del coniglio nel cilindro, anzi, dell'asso nella manica, dato che prima si è parlato di picche, e neanche lo voglio sapere, perchè preferisco gustarmi la meraviglia del prestigio a bocca aperta come un bambino, ma farei i proverbiali e fantozziani 92 minuti di applausi a queste persone, che andando contro le leggi della logica e della relatività, son riusciti a rendere il TOdays più solido e accattivante di prima, con una proposta di pimissima scelta e una scioltezza nella manovra che, davvero, neanche fossimo negli anni '90!
E quindi i Mogwai...e voi vorreste sapere com'è andata, cos'hanno fatto, com'è stato...Allora non vi siete procurati il biglietto e siete dei maledetti!
è stata una gran figata; lo dico da appassionato di musica alternative e estimatore di post-rock, ma non per questo conoscitore approfondito dell'opera del gruppo scozzese, ma il bello è proprio questo: quale occasione migliore per assaporare in un contesto live una musica così sfaccettata ed eterogenea? Ai TOdays si viene anche e soprattutto per sperimentare, conoscere cose nuove, spaziare...appunto, e i Mogwai di spazio ne han creato un sacco, con la loro musica dilatata, sognante, ipnotica e spaventosamente deflagrante. Qualche problema di mixing, e il canale del timpano della batteria che dava un po' di rogne già nell'esibizione degli Echo & The Bunnymen, non hanno inficiato un set che ha colto positivamente di sorpresa, proprio in funzione della continua diversificazione stilistica che la caratterizzava. Si passava da un post-rock "canonico", nel senso suonato come uno solitamente se lo aspetterebbe da una band del genere, a passaggi decisamente più noise, per virare subito verso lidi più melodici ed electro, che in alcuni momenti strizzavano, a parer mio, l'occhio a certe sonorità alla Jarre o alla Kraftwerk, mentre altri pezzi potevano tranquillamente provenire dal repertorio di Röyksopp, Radiohead o addirittura dei Team Sleep. Insomma, un alternative davvero a 360 gradi.
Ripeto, non li conosco in maniera così approfondita per entrare nel dettaglio ed essere così preciso con i riferimenti e le coordinate da dare per chi volesse farsi un'idea del loro live, ma è anche vero che per un genere come questo diventa difficile, perchè forse più che in altri la soggettività dell'ascoltatore fa davvero la differenza. Riuscireste ad essere precisi nella descrizione di una colonna sonora? Ad ogni modo, è stato davvero un bel fluttuare.
Ah, e per fortuna nonostante la temperatura scesa di dieci gradi rispetto alla serata precedente, il cielo di Torino è stato clemente e ha evitato di aprire le cateratte; anche perchè sarebbe stato un problema: bagnare un mogwai non è mai una bella idea...
Ci si vede stasera?


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